L'unico figlio L'unico figlio

L'unico figlio

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La trama e le recensioni di L'unico figlio, romanzo di Anne Holt edito da Einaudi. In un gelido e plumbeo febbraio norvegese, l'arrivo di un ragazzino in una casa famiglia alle porte di Oslo è causa di grande scompiglio. Il dodicenne Olav infatti, sottratto alla madre dai servizi sociali, pare infinitamente piú duro e indocile degli altri ragazzini e tutti i tentativi di domarlo sembrano fallire. Quando Agnes Vestavik, direttrice della casa famiglia, viene trovata uccisa con un coltello da cucina nel suo ufficio ed emerge che il piccolo Olav è scomparso dopo un brutale litigio con lei, la polizia di Oslo tenta di far luce sul caso. Prima fra tutti l'ispettore capo Hanne Wilhelmsen, che non ci pensa due volte a scendere per le strade di Oslo, tra il peggior degrado ma anche nell'umanità piú dolorosamente viva.

Anne Holt (1958) è la regina assoluta del romanzo del crimine norvegese e scandinavo, ma anche una delle autrici scandinave piú apprezzate dal pubblico e dalla critica di ogni tempo. Oggi si avvia a detronizzare anche i colleghi maschi con il crescente successo delle sue due serie romanzesche - la prima con il personaggio della detective Hanne Wilhelmsen, la seconda con la coppia Vik e Stubø. È una donna con una straordinaria e vasta esperienza lavorativa e umana alle spalle, una conoscenza diretta dei meccanismi investigativi e legali - è stata Procuratore e perfino Ministro della Giustizia. È nata a Larvik e cresciuta tra Lillestrom e Tromsø in Norvegia. Ha vissuto negli Stati Uniti, a Dallas (proprio negli anni in cui fu ucciso JFK) e nel Maine, dove ha frequentato il liceo. Oggi vive a Oslo con la moglie e la figlia, nata nel 2002. Anne Holt ha lavorato anche come collaboratrice per diversi media e curato una rubrica di calcio, sua grande passione. Di Anne Holt Einaudi Stile libero ha pubblicato con grande successo nel 2008 il primo libro della serie di Vik e Stubø, Quello che ti meriti (ora anche SuperET). Nel 2009 sono usciti i romanzi Non deve accadere (SuperET 2010), La porta chiusa - dove alla coppia Vik e Stubø si affianca la stessa Hanne Wilhelmsen -, nel 2010 La dea cieca , vincitore del Premio Riverton per il miglior giallo norvegese dell'anno e il romanzo La vendetta, e nel 2011 L'unico figlio.

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L'unico figlio 2011-10-07 07:42:14 gcavalca
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gcavalca Opinione inserita da gcavalca    07 Ottobre, 2011
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Fredda Scandinavia

Ogni volta che leggo un autore scandinavo mi convinco sempre più che il mito delle società del nord Europa efficienti e “perfette” sia effettivamente solo un mito.
Non ha fatto eccezione questo bel romanzo di Anne Holt che nel raccontare dell’omicidio di una signora, il suicidio di un suo collaboratore, truffe e furti, ci racconta anche di come la società norvegese sia del tutto priva dei concetti di famiglia e radici così “naturali” per noi mediterranei.
Ogni personaggio sembra vivere in un mondo a sé dove le relazioni sono quasi esclusivamente di lavoro o di sesso, mai familiari.
L’unico figlio cresce con una madre “inadatta” e il sistema lo fagocita in un vortice di assistenza sociale, probabilmente le due parole più usate nel libro, case famiglia, insegnanti di sostegno e quant’altro.
Nessuno sembra avere una radice che lo mantenga in vita, ma è come una pianta che venga continuamente tagliata ed invasata altrove, continua a vivere e riprodursi ma non conosce le sue origini più vere e non ricorda da dove arrivi, presupposti per scegliere dove andare.
L’ispettore capo Hanne Wilhelmsen indaga su un omicidio apparentemente senza senso che rivela come ogni singolo personaggio coinvolto non sia quello che appare agli altri ma rivela ambiguità e vite segrete. A partire da lei stessa che nasconde agli altri la sua vita privata, alla sua compagna i suoi dubbi e a sé stessa la voglia di normalità, per passare alla vittima apparentemente irreprensibile, ai collaboratori ricchi di solitudine più dei ragazzi difficili che sono loro affidati, ai poliziotti con quattro figli ma mai realmente cresciuti, ai ragazzi stessi che nelle loro difficoltà sembrano i più normali frutti di una società che non è in grado di prevenire le loro insicurezze e tenta in tutti i modi di curarle.
Rivela anche un sistema giudiziario ricco di burocrazia e con uno scarso senso dell’autorità, in cui i cittadini sono rimborsati del taxi se convocati in una centrale di polizia ma vengono negate alle forze dell’ordine anche gli strumenti più normali, quali la macchina di servizio, per svolgere le indagini. In questo la Norvegia sembra più italiana di quanto si sospetti.

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