La voce dei morti
Letteratura straniera
Editore
Simon Beckett è giornalista freelance e scrive per diversi quotidiani. Della serie dedicata all’antropologo forense David Hunter Bompiani ha pubblicato La chimica della morte, Scritto nelle ossa, I sussurri della morte. I romanzi dedicati a David Hunter hanno venduto oltre cinque milioni di copie nel mondo e sono tradotti in ventisette lingue. Attualmente è lo scrittore inglese più venduto in Europa.
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Un thriller grigio
A mio giudizio non paragonabile alle più navigate e classiche Cornwell e Reichs, Simon Beckett ha tuttavia confezionato un buon thriller con la giusta dose di tensione, tutta incentrata sulla caccia ad un serial killer in fuga, braccato capitolo dopo capitolo sino al colpo di scena finale. L’atmosfera è opprimente, grigia, pioggia e fango rallentano le indagini, la ricerca di cadaveri sepolti da anni mette in contrasto antropologi forensi e medici legali, ricercatrici e poliziotti, ognuno con storie, caratteri e capacità diverse. Qualche incongruenza emerge qua e là, soprattutto nella descrizione del cosiddetto mostro ritenuto assassino, il quale assume caratteristiche quasi diaboliche nei primi capitoli per poi lasciarsi andare, verso la fine del romanzo, a malinconiche confessioni ed a comportamenti contrastanti. Comunque, alla fine giustizia sarà fatta. Nei romanzi delle “ concorrenti “ americane (intendo la citate Cornwell e Reichs) c’è più spazio per descrizioni tecniche e per indagini diagnostiche sofisticate, che dovrebbero rallentare o quanto meno smorzare l’interesse dei comuni lettori digiuni di medicina legale; accade invece il contrario : le pagine specialistiche risultano perfettamente integrate nella vicenda, fanno tutt’uno con essa e rendono l’evolversi della vicenda vieppiù interessante e, oserei dire, affascinante. Tutto questo non si “sente” in Beckett : il suo romanzo ha sì una sua storia abbastanza intrigante, ma manca o è presente in maniera poco incisiva il risvolto tecnico-scientifico, che sembra piaccia agli amanti del genere. Una cosa però Beckett ce la insegna : i numeri della dissoluzione (uno, due, otto ), in base ai quali i corpi vanno incontro alla decomposizione post-mortem, a parità di clima : rispetto ad un cadavere esposto all’aria, la decomposizione avverrà con il doppio del tempo nell’acqua e otto volte più lentamente sotto terra. Non è un grande insegnamento, ma basta e avanza.
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Winthropping della geografia dei sentimenti
Se provate a googlare la parola winthropping vi ritroverete la classica pagina con lo stemma della polizia anglosassone che di tanto in tanto fa sobbalzare gli hacker dalla sedia di fronte al monitor(vedi Julian Assange) , ma niente paura,tuttalpiù voi vi trovere un'informativa della Police Service che vi spiega che si tratta di una tecnica investigativa nata negli anni settanta in campo militare, serviva ai soldati inglesi per studiare la geografia di un territorio, quest'analisi gli permetteva di individuare i posti dove più probabilmente era stato nascosto materiale bellico dal nemico, a guerra finita, questa tecnica fu mutuata dai detective di Scotland Yard per individuare in aperta campagna i posti dove un serial killer avrebbe potuto nascondere il cadavere di una vittima, stando agli Inglesi funziona (da noi non funzionano neanche i cani molecolari!) David Hunter, il medico legale protagonista di questo thriller, il sergente Terry, l'antropologo forense Wainwright e l'esperta di winthropping Sophie Keller sono nell'estrema periferia londinese, in piena brughiera, nel bellissimo Dartmoor, sono alla ricerca dei cadaveri di due ragazzine, le sorelle Bennett, che un "mostro", il serial killer Jerome Monk, deve aver sepolto da qualche parte ,il ritrovamento dei cadaveri dopo otto anni di indagini infruttuose rappresenterebbe la fine di un incubo e la certezza di punire per tutti i delitti commessi Jerome Monk nel frattempo finito in carcere per l'assassinio di un'altra ragazza.Ma come scoprirete leggendo il romanzo alle volte per individuare i nascondigli bisogna saper leggere la geaografia dei sentimenti, sono i paesaggi interni all'animo umano a nascondere i dirupi più pericolosi.
(Da comprare in aeroporto in paperback quando l'Alitalia ti ha spostato il volo, 448 pagine servono tutte)
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La voce dei morti
A volte gli autori, attraverso la lettura di alcune loro opere, mi inducono a pensare di ritrovarsi nel "dover" scrivere per rispettare le scadenze di alcuni contratti con le case editrici e seppur i libri di Simon Beckett che ho avuto il piacere di leggere e recensire, per me sono sempre stati di un certo spessore qualitativo, quest'ultimo mi sembra quasi non creato dalla sua fantasia creatrice.
Affrettato nello stile, mi viene da aggiungere, quasi scritto perchè erano rimaste delle pagine bianche che chiedevano dell'inchiostro.
Per niente interessante, in alcuni tratti quasi ridondante e forzatamente descrittivo per riempire la mancanza di un contenuto che ha reso affascinante le sue storie precedenti.
Nel complesso non posso sentirmi di suggerirne la lettura perchè manca proprio di suspance a causa di una trama forzata che si arrampica sugli specchi.
Con molta amarezza Beckett questa volta è rimandato con la speranza ed un augurio per le sue prossime eventuali scritture.
Tristemente, buona lettura a tutti.
Syd









