La cosa nella foresta La cosa nella foresta

La cosa nella foresta

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La presentazione e le recensioni di "La cosa nella foresta", opera di Antonia Susan Byatt pubblicata da Giulio Einaudi editore. Ritroviamo in questi cinque racconti l'immaginosa narratologa del "Genio nell'occhio d'usignolo", con il suo sguardo disincantato e saggio e la sua penna sottile che, immersa questa volta in calamai d'inchiostri scuri, mette sulla pagina storie di fantasmi e di mostri. Creature misteriose affiorano dall'inconscio dei personaggi: "C'erano una volta due bambine che videro, o credettero di vedere, una Cosa in una foresta". Opere d'arte di terrificante bellezza nascono dalle mani di una donna che stenta a maneggiare la propria vita; una creatura viva si pietrifica in una lenta e fiabesca metamorfosi; misteriose portavoce danno corpo ai ricordi di esistenze segrete, di traumi bellici mai guariti, di complicati amori. A. S. Byatt domina la materia narrativa di questi racconti brevi con la stessa fermezza ed energia con cui il protagonista dell'ultimo racconto spazzola e intreccia la massa di capelli lunghi, ispidi, grigio ferro della "matto Mado", vittima dell'Alzheimer (non è difficile ravvisare nel personaggio la scrittrice Iris Murdoch, alla cui turbinosa esistenza intellettuale e personale Byatt rende qui un esplicito omaggio). Un nastro rosa, un tratto di penna rosso che spezza il nero. Un piccolo capolavoro e una lezione di stile.

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La cosa nella foresta 2011-01-31 14:27:15 Robbie
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Robbie Opinione inserita da Robbie    31 Gennaio, 2011
Ultimo aggiornamento: 06 Luglio, 2012
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Trunt, trunt, og tröllin í fjöllunum (Parole senza

La nota scrittrice britannica, Antonia Susan Byatt, ci propone una raccolta di cinque racconti, pubblicati nel 2003, in Inghilterra, con il nome “Little Black Book of Stories” e pubblicati da Einaudi nel 2007, con il nome “La cosa nella foresta”. Il titolo inglese è molto più appropriato di quanto non lo è invece il titolo italiano, in quanto rende bene l'idea dell'argomento trattato dalla raccolta. Sono storie “nere” che partono tutte da condizioni di vita se non disperate, sicuramente ai margini della società, tra la cupa rassegnazione ed il cercare di sopravvivere, l'andare avanti alla meno peggio. Storie originali e fantastiche che spaziano dalle atmosfere gotiche del primo racconto (che peraltro non mi è piaciuto molto), alla metamorfosi fisica e spirituale che richiama antiche leggende islandesi (una donna di pietra - terzo bellissimo racconto), alla ricerca della scrittura originale, appassionata, ma soprattutto libera dalle contaminazioni brutali del mondo odierno (materiale grezzo – quarto bel racconto). La scrittrice riesce ad amalgamare magistralmente la cupezza delle storie con sprazzi improvvisi di luce, lascia in alcuni presagire l'epilogo amaro, in altri invece concede un barlume di speranza, la possibilità di cambiare o quantomeno di trasformare la propria grigia esistenza in qualcosa di migliore.

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