Le lettere del sabato Le lettere del sabato

Le lettere del sabato

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La presentazione e le recensioni di Le lettere del sabato, opera di Irene Dische pubblicata da Feltrinelli. "Sono nato con la camicia", ripete ancora una volta Laszlo, il padre di Peter, prima di trasferirsi, alla fine degli anni '30, dall'Ungheria a Berlino. Peter va con lui e osserva affascinato la grande città, con i suoi cinema e le feste e l'atmosfera di grande eccitazione che non riesce a capire fino in fondo. Peter non sa di essere ebreo e quando Laszlo non può più nasconderglielo, lo rimanda in Ungheria, dal nonno. Qui Peter aspetta le lettere che ogni sabato arrivano puntuali da Berlino e lo fanno sognare. Ma l'illusione si fa sempre più fragile. Irene Dische scrive un libro sulla tragedia del nazismo e dell'Olocausto che ha la grazia di una favola per bambini e la profondità di una storia vera. Una lettura raccomandabile per tutti.

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Le lettere del sabato 2011-11-17 09:45:50 Stefp
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Stefp Opinione inserita da Stefp    17 Novembre, 2011
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Le lettere del sabato

Un altro, ennesimo libro, ma non sono mai abbastanza, che racconta attraverso una piccola storia, la tragedia del nazismo, la guerra, l'olocausto. Lo fa attraverso gli occhi di un bambino, Peter, che perde la mamma da piccolissimo per un incidente e cresce un po' in Ungheria nella villa del nonno, medico, e un po' con il padre, Laszlo, trasferito con lui per un importante lavoro a Berlino alla fine degli anni '30. Un padre che si definisce “nato con la camicia”, giocoso e spensierato, che Peter adora. Dopo la “notte dei cristalli”, con l'intensificarsi della persecuzione verso gli ebrei, Peter, che non sa che la mamma era ebrea, viene rimandato in Ungheria dal nonno, burbero, all'antica e poco affettuoso e l'unico prezioso contatto con il papà rimasto a Berlino è la lettera che ogni sabato il postino consegna e alla quale lui risponde puntualmente fino a che la curiosità del bambino non rivelerà la verità sorprendente.
Il male profondo, Hitler e il nazismo visto e raccontato da Peter, quindi ridimensionato dagli occhi di un bambino che vede Hitler come una persona dall'arrabbiatura facile che urla spesso, le svastiche con lo sfondo rosso belle ma difficili da disegnare e gli ebrei come probilmente persone cattive visto che tutti ce l'hanno con loro. I due argomenti; il nazismo e la mancanza della famiglia, soprattutto del padre, sono i due temi principali che si scavalcano per importanza, si sovrappongono e si fondono e uno sarà la causa definitiva dell'altro in questo breve racconto che vinse un autorevole premio per la letteratura per ragazzi. A mio parere, non al livello ad esempio di “Il bambino con il pigiama a righe”, pur essendo piacevole avrebbe necessitato di un maggiore spessore.

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