Ritratto di gruppo con assenza
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La giusta indignazione nella magia della realtà
Sepùlveda è uno dei pochi scrittori che, pur affrontando temi etici drammatici, riesce a non far mai mancare ironia e poesia alle sue pagine. Accompagna il lettore nelle sfaccettature della vita, facendo riscoprire la giusta indignazione e il proposito di non dimenticare la barbarie. L'idea è quella di raccontare vicende lontane fra loro, prendendo il via dai ricordi recenti e passati.
Alcuni racconti invitano alla rilettura, come "La dura e tenera fragilità degli eroi" o "Il mio amico, il vecchio".
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Ritratto di gruppo con assenza
Luis Sepùlveda, in esilio dai tempi della dittatura di Pinochet, racconta, nell'episodio che dà il titolo al libro, il suo ritorno in Cile. Una vecchia foto che aveva conservato ritrae dei bambini e lui vuole ritrovarli, anni dopo, una dittatura dopo, e scattare la stessa foto con gli stessi, ora cresciuti, ragazzini. Scoprirà che la miseria, l'oppressione hanno segnato quelle vite e trasformato quei bambini sorridenti, ingenui, in ragazzi vissuti, con il desiderio di scappare, già a quell'età senza più entusiasmi e in quella foto c'è anche un'assenza; Marcos spinto dalla fame e dalla disperazione, a quindici anni aveva scippato un sacchetto della spesa in un mercato e un “carabinero” gli aveva sparato mentre scappava colpendolo in testa.
In questi racconti di Sepùlveda ci sono piccoli episodi, il particolare ricordo, ma anche profonde riflessioni, amare, ma anche ironiche. C'è il ricordo continuo dell'orrore del golpe di Pinochet, la dittatura, i desaparecidos, le torture; “non si dimentica né si perdona”, ma anche l'amore per gli animali e per la natura. Racconti intimisti raccontati con la maestria, con la poesia che contraddistingue lo scrittore cileno e che con la sua penna sa far riflettere, indignare, ma anche commuovere.
Di rilievo l'episodio nel quale racconta come è nato il suo bellissimo romanzo “Il vecchio che leggeva romanzi d'amore” e anche, come contrappasso, un racconto dedicato ad “un veccho patetico...l'immagine stessa della senilità, prigioniero di un destino simile a quello di Dorian Gray”, un potentissimo italiano che le sue giovani fanciulle a pagamento chiamano “papi”.
Non mi stancherei mai di leggere Sepùlveda.









