Un amico di Kafka
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La presentazione e le recensioni di Un amico di Kafka, opera di Isaac Bashevis Singer edita da Longanesi. L’«amico di Kafka» che dà il titolo a questo volume di racconti è un ex attore del teatro yiddish di Varsavia, disoccupato e vanesio, che si atteggia a dongiovanni e si vanta di aver conosciuto il famoso scrittore praghese. Una facciata pretestuosa che nasconde, in realtà, la contrapposizione di due diverse visioni dello stesso mondo. La prima è assillante nella ricerca di una via di scampo che si sa impossibile; la seconda recupera invece la speranza attraverso un’esplosione di espedienti magici che offrono ogni libertà alla fantasia umana. Accanto a Un amico di Kafka, giustamente considerato un capolavoro nonché una tra le prose più limpide ed enigmatiche della maturità di Singer, appaiono altri venti racconti, tra i più significativi dell’ultima produzione del Premio Nobel, che spaziano dall’Est europeo al Nuovo Mondo e attraversano le varie epoche del nostro secolo, nel tentativo costante di recuperare i valori della tradizione e di sondare le pieghe più riposte dell’animo umano.
«Sono nato nella città di Radzymin», racconta Isaac Bashevis Singer nella sua autobiografia, «vicino a Varsavia, capitale della Polonia, il 14 luglio 1904. Mio padre, Pinchos Menachem Singer, era un rabbino, un uomo molto religioso. Mia madre, che si chiamava Betsabea, era figlia del rabbino di Bilgoray, paese non lontano da Lublino. Agli inizi del 1908, quando avevo tre anni, i miei genitori si trasferirono a Varsavia; mio padre esercitava la sua missione di rabbino in una strada di un quartiere poverissimo, che si chiamava via Krochmalna.» A Varsavia, Singer cresce accostandosi alla lettura, approfondendo i suoi studi, scegliendo lo yiddish per le sue prime prove di scrittura. Dal 1923, comincia a lavorare come traduttore e correttore di bozze e pubblica i primi racconti, firmandosi «Isaac Bashevis» per non essere confuso con suo fratello Israel Joshua, anch’egli scrittore e giornalista già affermato. Nel 1935, dopo aver pubblicato il suo primo romanzo (Satana a Goray), emigra negli Stati Uniti, a New York, dove il fratello Israel lo ha preceduto di qualche anno. La madre, la sorella e il fratello minore, rimasti in Polonia, vengono deportati dai nazisti e muoiono in un campo di concentramento. A New York, Singer, che si è sposato con Alma Wassermann, un’emigrata tedesca, lavora nella redazione del «Jewish Daily Forward», scrivendo sotto pseudonimo numerosi articoli e racconti. Nel 1950 s’impone sulla scena letteraria americana con il romanzo La famiglia Moskat, dedicato alla memoria dell’amato fratello Israel. È l’inizio di una stagione creativa che non conoscerà più soste, che sarà confortata da un crescente successo di critica e di pubblico e che sarà coronata, nel 1978, dal conferimento del Premio Nobel. Isaac Bashevis Singer muore nel 1991, a Miami, in Florida.
«Sono nato nella città di Radzymin», racconta Isaac Bashevis Singer nella sua autobiografia, «vicino a Varsavia, capitale della Polonia, il 14 luglio 1904. Mio padre, Pinchos Menachem Singer, era un rabbino, un uomo molto religioso. Mia madre, che si chiamava Betsabea, era figlia del rabbino di Bilgoray, paese non lontano da Lublino. Agli inizi del 1908, quando avevo tre anni, i miei genitori si trasferirono a Varsavia; mio padre esercitava la sua missione di rabbino in una strada di un quartiere poverissimo, che si chiamava via Krochmalna.» A Varsavia, Singer cresce accostandosi alla lettura, approfondendo i suoi studi, scegliendo lo yiddish per le sue prime prove di scrittura. Dal 1923, comincia a lavorare come traduttore e correttore di bozze e pubblica i primi racconti, firmandosi «Isaac Bashevis» per non essere confuso con suo fratello Israel Joshua, anch’egli scrittore e giornalista già affermato. Nel 1935, dopo aver pubblicato il suo primo romanzo (Satana a Goray), emigra negli Stati Uniti, a New York, dove il fratello Israel lo ha preceduto di qualche anno. La madre, la sorella e il fratello minore, rimasti in Polonia, vengono deportati dai nazisti e muoiono in un campo di concentramento. A New York, Singer, che si è sposato con Alma Wassermann, un’emigrata tedesca, lavora nella redazione del «Jewish Daily Forward», scrivendo sotto pseudonimo numerosi articoli e racconti. Nel 1950 s’impone sulla scena letteraria americana con il romanzo La famiglia Moskat, dedicato alla memoria dell’amato fratello Israel. È l’inizio di una stagione creativa che non conoscerà più soste, che sarà confortata da un crescente successo di critica e di pubblico e che sarà coronata, nel 1978, dal conferimento del Premio Nobel. Isaac Bashevis Singer muore nel 1991, a Miami, in Florida.
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