La casa delle belle addormentate La casa delle belle addormentate

La casa delle belle addormentate

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La presentazione e le recensioni di "La casa delle belle addormentate", opera di Yasunari Kawabata pubblicata da Mondadori.

Un raffinato racconto erotico centrato sulle visite del vecchio Eguchi a un inconsueto postribolo in cui gli ospiti possono passare la notte con giovanissime donne addormentate da un narcotico. Un viaggio tra i più misteriosi recessi della psiche. Yasunari Kawabata nacque a Osake nel 1899. È ritenuto uno dei più grandi scrittori del ventesimo secolo. Membro di spicco della generazione che agli inizi del Novecento diede avvio all'operazione di svecchiamento della letteratura giapponese. Di famiglia borghese e colta, la prematura scomparsa dei suoi genitori influenzò la sua vita e la sua produzione artistica. Iscrittosi nel 1920 all'Università Imperiale di Tokyo, cominciò anche nel frattempo a pubblicare alcune novelle e racconti su varie riviste, la cui favorevole accoglienza gli permise di entrare in contatto con i circoli intellettuali del paese. Fondò con altri scrittori d'avanguardia la rivista "Bungej Jidai". Iniziò inoltre a interessarsi al teatro e alla danze e nel 1926 pubblicò La danzatrice di Izu, breve romanzo di formazione. Tra le sue altre opere: Il paese delle nevi (1937 e 1948), Il suono della montagna (1954), Mille gru, La casa delle belle addormentate (1961), Koto (1962), Bellezza e tristezza (1965). Nel 1968 gli venne conferito il premio Nobel per la letteratura. Nel 1972 Kawabata si tolse la vita: per anni aveva parlato della morte nei suoi scritti descrivendola come momento di pace e simbolo di bellezza.

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La casa delle belle addormentate 2012-03-10 15:36:04 exeter64
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exeter64 Opinione inserita da exeter64    10 Marzo, 2012
Ultimo aggiornamento: 10 Marzo, 2012
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Elegante e raffinato

Un racconto stupendo ed inconsueto, questo di Kawabata. Si narra di un luogo dove anziani ospiti hanno il permesso e privilegio di dormire accanto a belle donne addormentate in un sonno dal quale sembra impossibile svegliarle. E' qui che il protagonista, il sessantasettenne Eguchi, inizia il suo "viaggio" attraverso un mondo sottile ed impalpabile fatto di piccoli gesti e sensazioni (il tè consumato al mattino al risveglio, l'arredamento delle stanze dove si dorme accanto alle ragazze, la scoperta visiva ed il contatto con i giovani corpi femminili e così via...). Ogni serata trascorsa accanto alle "belle addormentate" è un momento per riscoprire l'immensa carica di vitalità che emana un corpo femminile, morbido, caldo, accogliente, pur nella semplice vicinanza durante la notte, senza alcun contatto se non una delicata carezza o l'analisi attenta del loro corpo, dei loro movimenti durante il sonno, del ritmo del loro respiro. Eguchi ritrova quindi vecchi ricordi e sensazioni ormai passati. Le donne conosciute ed amate anni addietro, sono rievocate con nostalgia e malinconia, poichè Eguchi ha la memoria di ciò che è stato e che non potrà tornare. Gli anni che sono inesorabilmente trascorsi, la paura di invecchiare ed il desiderio di non arrendersi al passare del tempo, rendono il racconto intriso di una triste malinconia. Tra sogni e ricordi, il "viaggio" di Eguchi è il medesimo che tutti, prima o poi, dovremo affrontare quando si comincia a considerare il tempo che passa non più come un alleato che ci permetterà di ideare nuovi progetti o nuove aspettative, ma si utilizzerà in funzione di ciò che ricordiamo, di ciò che è stato e di ciò che poteva essere.
Un racconto profondamente erotico e sensuale, descritto con una delicatezza ed eleganza ineccepibili. Il rapporto tra la vita e la morte, il tempo che scorre, i ricordi ed il desiderio di sentirsi ancora vivo ora ed adesso animano la mente di Eguchi che confessa a se stesso debolezze e desideri di un uomo ormai non più giovane ma che non vuole rassegnarsi ancora all'inesorabile scorrere degli anni.

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La casa delle belle addormentate 2011-11-03 20:35:07 OedipaDrake
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OedipaDrake Opinione inserita da OedipaDrake    03 Novembre, 2011
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Tra vita e sogno, sensualità e inquietudine

Un’ordinaria serata estiva, l’aria che accenna appena a stemperare il caldo della giornata, dalla finestra ancora aperta voci ronzanti del televisore dei vicini.
Inizio distrattamente questo racconto di Kawabata. E l’atmosfera si colma del profumo di emozioni celate. Di peonie e di camelie.
Avevo già letto due libri di questo autore giapponese, di cui ho apprezzato soprattutto l’incredibile capacità descrittiva, di una delicatezza straordinaria, ma al contempo altrettanto vivida e avvolgente, sempre al limite tra percezione del reale attraverso il sentire dei personaggi e il loro stesso passato, i loro sogni. Egli sa trasformare ogni parvenza in poesia e acquerello.
Questa novella, tuttavia, va oltre, è così densa nella sua brevità, così soave ma dai tocchi morbosi e inquietanti, che ogni parola, ciascuna immagine, trasuda sensazioni e simbolismi.
Al limite tra il vissuto e il sogno, in una sorta di flusso di coscienza, la storia coinvolge l’anziano Eguchi, il quale visita – prima per curiosità, poi per un’irresistibile attrazione – una casa che offre il singolare servizio di trascorrere la notte accanto a una bellissima fanciulla dormiente. Tutte le giovani donne non sapranno mai chi ha dormito accanto a loro, sono, in un certo senso, “un giocattolo vivente”. In realtà rappresentano molto di più, sia per gli anziani frequentatori della casa che metaforicamente: il confronto sempre presente tra il vecchio che si sta avvicinando alla fine della sua vita e la giovinezza delle donne, il passato che può rivivere solo nel ricordo e lo stato di incoscienza imperturbabile delle giovani, l’anelito alla vita che sfugge per Eguchi e cerca di scuotere in quei corpi abbandonai al sonno che rappresentano la bellezza e la vitalità, la vita e la morte, la fantasia e la realtà, l’immaginazione e la memoria, il sesso e il desiderio.
Così, Eguchi trascorre le sue notti accanto a una “bella addormentata”, durante le quali osservando la ragazza accanto lui, percorrendone con lo sguardo o sfiorandone con le dita particolari del corpo, la sua mente rammenta le storie vissute con le sue vecchie amanti. Volta dopo volta, tuttavia, l’atmosfera nella stanza delle belle addormentate si tinge di sfumature più opprimenti, quasi morbose, fino a far perdere al protagonista il senso ultimo del bene e del male (“sedotto dalla consuetudine e dall'ordine, il senso stesso del male si è intorpidito”).
In questo climax di pensieri e sensazioni, il finale è prettamente simbolico e non apertamente spiegato, concludendosi con una sottile domanda capace di lasciare al lettore un gusto dolceamaro e non pochi brividi (per il bene o per il male?).

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La casa delle belle addormentate 2011-11-03 15:02:09 gio gio 2
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gio gio 2 Opinione inserita da gio gio 2    03 Novembre, 2011
Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 2012
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"Racconti, pensieri e confessioni di un uomo"--

Un racconto intimo. Kawabata sembra voler donarsi al lettore, concedendosi ad esso, denudandosi, mettendo in luce ogni suo più segreto pensiero.

L'intimità che ci conduce a scoprire, attraverso pagine che posseggono uno squisito e limpido candore poetico, non ha a che fare con l'"erotismo diretto", anche se non mancano certo emergere pensieri volti verso i desideri carnali, ma sono espressi in modo tale, che al primo acchito, potrebbero apparire come riflessioni che rimangono solamente in superficie, mentre, in seguito si svelano attraverso una velata luce di palpabile nostalgia. Essi vengono amalgamati insieme alla moltitudine di confessioni ed emozioni che attraverano la mente e l'animo del protagonista Eguchi, mentre giace accanto a giovani donne addormentate.


Il tema dell'onirico, come è ben noto a chi possiede una buona conoscenza della letteratura orientale, è spesso adottato da molti scrittori giapponesi come tema centrale di diverse opere letteraie; in questo caso, l'autore, sembra utilizzarlo in modo variegato.
La contemplazione delle fanciulle dormienti conduce Eguchi verso l'introspezione, una contemplazione volta a se stesso, alla rievocazione delle immagini della propria esistenza che vedrà ripercorrere nelle propria mente come un fotogramma e il denudarsi di queste giovani che, accettando di farsi solo osservare mentre dormono pur non concedendosi in nessun altro modo, mostrano però, ogni loro vurnerabilità.Ogni pensiero sembra essere concesso e persino il tema più temuto entrerà in scena.

"Un ginocchio piegato della ragazza sporgeva in avanti: Eguchi disponeva quindi di uno spazio limitato per le proprie gambe. La ragazza, che dormiva sul fianco sinistro, non aveva il ginocchio destro ripegato sul sinistro in una posizione difensiva, ma teneva la gamba completamenta distesa: Egichi lo capi senza nemmeno guardare."

Uno scritto che lascia una vaga senzasione di inquietudine che compare in modo quasi inafferrabile, come se, in qualche modo qualcosa voglia sfuggurci o, al contrario, farsi rincorrere per esser meglio sondato, compreso.

Da questo racconto ("La casa delle belle addormentate") è stato tratto il romanzo di Marquez "Memoria delle mie puttane tristi".

Gli altri due racconti, compresi nella presente edizione, ("Uccelli e altri racconti" e "Il braccio"), pur presentandosi in modo differente come struttura, posseggono più di un filo conduttore che li unisce : l'egoismo, l'ipocrisia e la meschinità dell'uomo.

Nel primo racconto "Uccelli e altri animali" viene ritratto un uomo che ha un rapporto con la realtà e la carnalità che trasmette nel lettore un insopportabile senso di fastidio e di fortissima antipatia.

Il secondo racconto: "Il braccio" si presenta in modo "fantastico" , una metafora grottesca, qui unico personaggio della vicenda, un uomo intriso di ipocrisia e egoismo.
Questo è ciò che, a parer mio, Kawabata, vuol mettere in evidenza : la meschinità dell'uomo che vuole "impossessarsi" di qualunque cosa senza donar nulla in cambio.
Per quanto riguarda questi due scritti, la mia opinione iniziale si capovolge: egli non scrive per "concedersi" al lettore, ma "scrive a se stesso", senza riserve, senza ombre. Come un vero Diario Personale.

Una lirica raffinata e eccellente.

A tutti gli amanti della lettura giapponese : buona lettura!





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Memoria delle mie puttane tristi, Marquez

Mishima
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