Essere senza destino Essere senza destino

Essere senza destino

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La presentazione e le recensioni di Essere senza destino, opera di Imre Kertész edita da Feltrinelli. Gyurka non ha ancora compiuto 15 anni, quando una sera deve salutare il padre costretto a partire per l'Arbeitsdienst. Alla domanda perche agli Ebrei venga riservato un simile trattamento, il ragazzo rifiuta di condividere la risposta religiosa, "questo e il volere di Dio". Perche dovrebbe esserci un "senso" in tutto questo? Poco dopo Gyurka viene arruolato al lavoro forzato presso la Shell, e da li, un giorno, senza spiegazione, viene costretto a partire per la Germania. La voglia di crescere, di vedere e imparare, l'impulso vitale di questo ragazzo sono cosi marcati e prorompenti che la sua ratio trova sempre il modo di giustificare il corso degli eventi, tanto piu in un mondo in cui comunque domina l'arbitrio. Da qui tutto procede a piccoli, quanto inesorabili passi, in un fatale succedersi di momenti: tanti ordini che non vengono motivati e a cui si obbedisce prima ancora di averli capiti, una serie di azioni che porta alla distruzione di se. La sopravvivenza a questo punto e solo un caso fortuito: sono i compagni che un giorno denunciano le sue gravi ferite a un infermiere, innestando quella deviazione di rotta che alla fine salvera Gyurka. 'Essere senza destino' ripercorre l'esperienza dell'autore. Il suo fascino e la sua forza nascono dal presentare l'uomo nella sua piu cruda e drammatica essenzialita, con l'ironia che puo avere solo chi e scampato, il disincanto di chi non si appoggia a risposte precostituite e la saggezza che nasce da un profondo amore per la vita.

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Essere senza destino 2011-01-29 11:50:29 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    29 Gennaio, 2011
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La rabbia.

Lessi questo libro prima della vittoria da parte di Kertesz del Premio Nobel.
Feci bene.
Non ho gradito molto la sua trasposizione cinematografica: poco fedele al testo, incentrata più che altro sulla giovane età del protagonista, a tratti melodrammatica.
Il testo è altra cosa.
Lo stile di Kertesz si insinua nel lager come un rasoio affilatissimo e ne coglie le sfumature più profonde come da una lente bifocale.
Un esempio: "Ad un certo momento il soldato tedesco vide il rabbino passare e gli sparò. Quello morì...è evidente, se ti metti davanti ad un proiettile muori, è chiaro".
Tutto il fuoco della metascrittura è vagliato attraverso una spersonalizzazione quasi cruda e materica...come un'opera di Bacon.
"Attraverso il filo spinato c'è la corrente elettrica...ovvio, altrimenti tutti quanti prendono una cesoia e ci passano"...L'ovvietà della freddezza e della disumanizzazione.
Il ritorno a Buda del protagonista accende la rabbia nelle vene di un interrogativo antico, ormai: quella gente che continuava a vivere respirava, amava, cagava e dormiva mentre ad Auschwitz ad ogni secondo si rischiava di morire.
Non una protesta, nulla.

Per chi protestare?
Per cosa?
A tutti andava bene così.

E' un libro speciale.
Quello che si determina come capolavoro.

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