Il fiume dell'oppio
Letteratura straniera
Editore
Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1956, ha studiato a Oxford e vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (la Repubblica), è autore di Lo schiavo del manoscritto (Neri Pozza 2009), Mare di papaveri (Neri Pozza 2008), Il cromosoma Calcutta (Neri Pozza 2008), Il palazzo degli specchi (Neri Pozza 2007), Circostanze incendiarie (Neri Pozza 2006), Il paese delle maree (Neri Pozza 2005).
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Opinioni inserite: 3
La prima guerra dell'oppio raccontata poeticamente
La seconda parte della trilogia è, forse, ancora più affascinante della prima, anche se meno novellistica o più realistica. La parte dedicata al progressivo sgretolarsi di un mondo commerciale occidentale, basato sullo sfruttamento organizzato e anche "ideologizzato" della debolezza e della corruzione del governo cinese e dei suoi funzionari, al confronto con la morale europea e quella asiatica, e alle sfumature delle diverse culture attorno a un tema così importante per l'oggi come quello dello sfruttamento commerciale delle risorse e del lavoro a livello globale e di eccezionale vivacità, intelligenza, profondità.
La prima guerra dell'oppio, che sarà all'origine di quello sgretolamento, ma pure la base del ricompattamento dei traffici occidentali in oriente, emerge vivida e chiara da queste pagine.
In più,la cultura di Gosh è stupefacente (può passare dalla contrattualistica commerciale alla descrizione minuziosa di navi e imbarcazioni di ogni dove, dalla floricultura alla produzione seriale di dipinti cinesi e così via, in modo documentato quanto basta da ricreare la realtà di cui ti parla sotto i tuoi occhi, e dartene una spiegazione tecnica). Infine la scrittura di Gosh è così piacevole da essere in grado di risucchiarti in una cultura e in un tempo non tuoi facendoti sentire parte di essi!
Anche io, però, consiglierei l'introduzione di un glossario per poter mantenere la pluralità dei linguaggi intatta, con l'espediente di non tradurre termini e espressioni originali, ma consentendo a chi lo desidera di calarsi nel significato.
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La crudeltà del commercio di oppio
Sinceramente la seconda parte della Trilogia della Ibis mi ha un pò deluso. Mare dei papaveri mi è piaciuto molto per lo spessore e il fascino di personaggi - sullo sfondo di un'India pre-moderna - che si sfiorano e si incrociano giungendo all'apice nell'epico finale. Non che fosse indispensabile riprendere ogni singolo personaggio anche nel Fiume dell'oppio, solo che se ne poteva anche fare un romanzo a sè, incentrato su una fase molto crudele dei rapporti commerciali fra Occidente ed Oriente. Il romanzo è anche interessante, ma solo a tratti emozionante come Mare di papaveri. A mio personalissimo parere è stata una lettura che avrei evitato a piè pari, se non fosse stato per il traino del primo volume; volendo se ne può tranquillamente fare a meno. Nota per i curatori: se si vuole infarcire il testo di tanti termini in lingua originale (cinese, indiano, bengalese, parsi e quant'altro), è bene allestire una sezione "Glossario", grazie!!
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Bah!
Che dire , è un romanzo a tratti noioso, soprattutto quando l'avanzare della storia è delegato alla lettura della corrispondenza. Tono minore rispetto al Mare di Papaveri. Vedremo il terzo!









