La mia Africa
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Un amore intenso per l'Africa
La mia Africa (Out of Africa) è un romanzo autobiografico pubblicato la prima volta nel 1937 dalla scrittrice e pittrice danese Karen Blixen, pseudonimo di Karen Christentze Dinesen, baronessa von-Blixen-Finecke (1885-1962).
In Italia è stato pubblicato nel 1959 da Feltrinelli.
La storia è quella della permanenza in Kenya dell'autrice, dal 1914 al 1931. Karen parte per l'Africa assieme al cugino di secondo grado, lo svedese Bror vonBlixen-Finecke, che sposerà a Mombasa nel 1914 , il 2 dicembre 1913. Assieme acquistano una fattoria con una piantagione di caffè vicino Nairobi. Nel 1921 i due divorzieranno e Karen resterà da sola a dirigere la piantagione fino al 1931, quando una crisi del mercato del caffè e la morte del suo compagno , il cacciatore Danys Finch Hatton, avvenuta il 14 maggio 1931, per un incidente aereo, la costringerà a lasciare per sempre l'Africa, ritornando il 31 agosto 1931 in Danimarca.
La storia di quell'esperienza in Africa, che pubblicherà nel 1937, resterà il suo capolavoro letterario.
La Blixen descrive con un linguaggio piacevole e denso di particolari un'epoca, quella coloniale, che lei vede con occhi curiosi e privi di quei preconcetti e di quelle certezze di "superiore civiltà", rispetto all'Africa, tipica dei bianchi di quel tempo. Ella si immerge nella strepitosa natura dell'Africa, guidata dai suoi abitanti , i Kikuyu (l'etnia di quello che sarà il primo presidente del Kenya, Yomo Kenyatta, di gran parte dei ribelli Mau-Mau e del premio Nobel 2004 Wangari Maathai) che con lei instaurano un rapporto di fiducia e di reciproco rispetto, grazie anche ad un giovane aiutante della Blixen nella fattoria, Kamante.
Questo stretto rapporto con la natura, con i suoi pregi e difetti, e con i popoli indigeni (nel racconto si parla anche dei Masai e dei Somali) porteranno la Blixen a sostenere una superiorità dell'Africa, rispetto all'Europa, in quanto "più pura e più vicina a quanto Dio aveva preparato per gli uomini".
Nel 1985 vi fu un adattamento cinematografico del libro, diretto da Sydney Pollack e interpretato da una strepitosa Maryl Streep e da Robert Redford (che interpreta Danys Hatton), vincitore di 7 premi Oscar nel 1986.
Karen Blixen morirà a Copenaghen il 7 dicembre 1962 a causa delle complicanze della sifilide che aveva contratto dal marito alla fine del primo anno di matrimonio.
Vale la pena ricordare che Karen Blixen è autrice anche di una raccolta di racconti, Capricci del destino, al cui interno vi è un racconto Il pranzo di Babette, che nel 1987 ha ispirato un'altro straordinario film interpretato da Stephane Audran.
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La mia Africa
Ma quanto ha amato la sua Africa Karen Blixen? Sicuramente moltissimo tanto da regalarci uno dei più bei ritratti del continente africano, narrandoci dei suoi abitanti, dei suoi colori e della sua splendida natura.
La Blixen ci fa scoprire ed amare un Africa: solare, dai grandi spazi, tranquilla facendoci cogliere gli aspetti positivi e fornendoci un ritratto che ci fa comprendere il modo di vivere e di interpretare la vita della popolazione locale.
Forse più che un romanzo si potrebbe considerare questo libro come un libro di memorie, che ci offre l’opportunità di conoscere l’Africa attraverso gli occhi di chi ha amato profondamente questa terra.
Alla fine si percepisce una nota dolce e delicata di nostalgia verso questa terra, ma come non capire l’autrice: se devi abbandonare un luogo che ti ha permesso di vivere sensazioni così intense ed attimi così indimenticabili non puoi non avere che nostalgia o rimpianto.
Un libro bello e intenso, che si fa leggere, apprezzare e ricordare dal lettore.
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Un rapporto idilliaco con la natura...
L'autrice ci presenta uno scritto auto-biografico, sulla sua esperienza vissuta in Kenia, insieme al marito un barone che le propone all'inizio una specie di accordo economico, che porterà vantaggi per entrambi. Ma, in seguito sarà lei ad occuparsi della fattoria, a gestirla e a ricavarne i guadagni...il marito preferirà dedicarsi alla caccia, disinteressandosi del resto...
Al contrario lei, la nostra protagonista allaccerà un rapporto idilliaco con la natura, incontaminata e selvaggia, che ritiene di maggior pregio di quella da cui proviene, perchè più vicina all'idea del paesaggio che Dio ha creato e pensato per l'uomo...anche gli indigeni e gli abitanti africani diverranno per la scrittrice amici, compagni nel suo viaggio di scoperta di quei luoghi incontaminati, collaboratori per la gestione della fattoria...ella li ammira poichè diversi dagli uomini della sua civiltà, gli indigeni abbandonati ai capricci della natura e al destino, convinti di essere tutelati e difesi dal loro abitat e dal destino...
La scrittrice svilupperà nel tempo un sentimento romantico nei confronti del marito, anche se questi in fondo non mancherà di deluderla e ferirla anche nella salute...
Molto suggestiva la trasposizione cinematografica che rimane comunque un arricchimento del libro...
Consigliato. Sia il libro che il film...anche per le incantevoli immagini sulla natura e sulla fauna dei luoghi.
Saluti.
Ginseng666
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La mia Africa
Karen Blixen scrisse questo libro nel 1937 al suo rientro in Europa, dopo aver vissuto per diverso tempo in Africa, dedicandosi alla propria fattoria.
Sicuramente il contenuto del testo fu una delle prime testimonianze che giunsero in Occidente da quel mondo così lontano e sconosciuto all'epoca : un continente abitato ancora da popolazioni indigene, ancorate alla propria terra e alle proprie tradizioni, turbate dalla presenza di uomini bianchi e restie a stabilirne un contatto.
La Blixen ci propone uno spaccato vivido ed esaustivo, cogliendo la vita africana in tutte le sue sfaccettature : dalle descrizioni della natura, evocandone colori, odori e suoni, a quelle delle popolazioni locali, poichè vivendo a stretto contatto ella riuscì a penetrare nel loro mondo, accostandosi alle loro usanze e alla loro filosofia di vita.
Sul piano stilistico, il testo si colloca tra una autobiografia e un diario, dove la narrazione è fluida e dettagliata, ma rimane piuttosto fredda e distaccata la sfera dei sentimenti e delle sensazioni.
Ritengo infatti che il testo manchi di pathos e di coinvolgimento e ciò provoca cali di attenzione e di tensione durante la lettura, andando quasi a svuotare alcune pagine che, debitamente supportate da maggior intensità emotiva da parte dell'autrice, sarebbero risultate più piacevoli.
Ne consiglierei la lettura solo a scopo documentaristico per approfondire la conoscenza del continente africano.
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- sì
- no









