Perché dobbiamo fare più figli
Saggistica
Editore
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 4
Lorenzo Pinna scadente
Lorenzo Pinna è laureato in storia e filosofia, non in scienze o tecnologia.
L'ho sentito a una trasmissione parlare di energia e di risparmio energetico. Son temi che da anni son sviscerati e divulgati in ogni modo. Eppure lui è stato mediocre e approssimativo.
Indicazioni utili
Dobbiamo veramente?
Addirittura DOBBIAMO?! Il fatto che questo libro sia stato scritto da due uomini che hanno capito “con una chiarezza e una lucidità "scientifica" che inizialmente soprattutto noi donne dobbiamo fare più figli, mi fa di per sé capire che sotto ci deve essere qualcos’altro una strategia politica, una ideologia sociale o un dogma religioso nonché altro che subordinato a interessi nazionali o macroeconomici.
Non penso comunque che questo libro possa raggiungere il suo scopo, ho cioè seri dubbi che le persone che ragionano con la propria testa, dopo averlo letto, andranno ispirati da esso a moltiplicarsi e risolvere così la crisi di un Italia invecchiata o di un qualsiasi altro paese. Soprattutto le donne (se non sono sottomesse ai loro uomini) non seguiranno mai nessuna direttiva o obbligo di fare un figlio, perchè ascoltano solamente loro cuore. Una loro eventuale decisione ragionevole di fare un figlio dipende solo dal grado di stabilità ottenuta in convivenza con il loro partner così come dalla stabilità economica e sociale. Con un’inflazione crescente, instabilità sociale, tasse soffocanti nessun libro, nessun consiglio esterno, nessuna ideologia potrà influenzare le famiglie veramente responsabili a fare più figli, questo appello potrebbe inspirare ancora di piu gli immigrati in Italia, provenienti dai paesi di terzo mondo, dove queste politiche di DOVER avere famiglie numerose non hanno portato a nient’altro che fame, rabbia, invidia, povertà nonché a mancanza di civiltà e di responsabilità, sia personale che sia sociale. Basta guardare ad alcuni esempi dove le persone devono fare più figli e lo fanno volentieri – l’India, la Cina, l’Africa. E basta guardare al Canada, ai paesi Scandinavi o all’Australia con una popolazione di soli 20 milioni di abitanti e con un livello di vita alto, civile e tranquillo, dove il governo assicura a sufficienza la vita in pensione.
Secondo me il problema dell’invecchiamento non è un problema di una nazione invecchiata, ma il problema di un sistema strutturale pensionistico sbagliato dove c’è qualcosa che non funziona. Non è un segreto per nessuno che il sistema previdenziale italiano è debole, strutturato in maniera sbagliata (cioè che la quantità di giovani deve sempre maggiore alla quantità di pensionati) e che la soluzione non è un aumento delle nascite ma una ristrutturazione dove chi lavora paga per sé, non per il sistema fallimentare pensionistico. E allora non è meglio prima migliorare e sistemare il paese in maniera responsabile, e non solo raccogliere le tasse e gestirle in modo più che bizzarro? E poi forse sarebbe anche utile per noi guardare attorno e vedere – il traffico in Lombardia, i rifiuti di Napoli, i vicini che si ammazzano perché loro case sono troppo vicine (densità abitativa), il cibo diventa sempre più caro e insufficiente, l’inquinamento che provoca nuove malattie strane, e poi, capire se c’è veramente un crollo delle nascite in Italia?
Indicazioni utili
Le risorse
Mi trovo su una posizione diametralmente opposta a quella di Piero Angela e Lorenzo Pinna.
La popolazione non può crescere poiché le risorse naturali non crescono e restano sempre le stesse. Gli 800 milioni di individui che soffrono la fame nei paesi poveri oggi, 30 anni fa erano 200 milioni. Il problema è la spvrappopolazione. L'italia con il suo territorio (montuoso) basterebbe a sfamare 1,6 milioni di persone. Quindi il resto delle risorse vengono importate da qualche altra parte, cioè "rubate" a quei territori che soffrono la fame. Se agli italiani che sta a cuore il problema della fame nel mondo riflettessero su questo, opererebbero per una drastica riduzione delle nascite.
Infine; un sistema che per autosostenersi deve per forza crescere, è destinato ad implodere. La Nuova Zelanda (territorio molto simile per estensione all'Italia) conta 4 milioni di abitanti e vivono più che decentemente. Guardate al Canada, alla Finlandia, alla Norvegia, alla Svezia, tutti paesi con una popolazione piccola rispetto al territorio: paesi dove la qualità della vita è molto elevata.
Una popolazione maggiore va solo a beneficio delle grandissime organizzazioni, religioni, governi e a discapito del singolo.
Indicazioni utili
"I figli sò piezze e core"
Sempre di più. E sempre più vecchi. Questo il profilo della popolazione italiana uscita dalle stime dell'istat. La crescita totale della popolazione, data dalla somma delle componenti del saldo naturale (0,1 per mille) e del saldo migratorio (3,9 per mille), e' dunque stimata positiva anche per i prossimi anni e dipende quasi per intero dalla dinamica migratoria. Nel corso del 2006 la popolazione residente sul territorio nazionale cresce di oltre 235 mila unita', pari a 4,0 per mille abitanti, avvicinando molto la soglia dei 59 milioni di abitanti.
Sul fronte dell'invecchiamento, a meta' del 2006 gli individui con 65 anni e piu' rappresentano il 20% della popolazione (erano il 17% nel 1996), mentre i minorenni sono soltanto il 17% (18% nel 1996). I giovani fino a 14 anni sono il 14% (15% nel 1996), la popolazione in eta' attiva, 15-64 anni, e' pari ai due terzi del totale (68% nel 1996). Mentre l'eta' media della popolazione sfiora i 43 anni, aumentando di due anni rispetto al 1996, il rapporto tra le vecchie e le giovani generazioni raggiunge il 141% contro il 117% del 1996. Cresce il rapporto, sottolinea l'Istat, tra generazioni in eta' non attiva (minori fino a 14 anni e anziani di 65 anni e piu') e generazioni in eta' attiva (15-64 anni), che passa dal 46% al 51%. Il carico strutturale dei soli ultrasessantaquattrenni sulla popolazione in eta' attiva passa dal 25% al 30%.
La stima della speranza di vita alla nascita per la prima volta nella storia, annuncia l'Istat, supera i 78 anni per gli uomini (78,3 anni), e raggiunge gli 84,0 anni per le donne, con una crescita di 0,5 e 0,6 anni, rispettivamente, in confronto al 2005. Un valore ben superiore alla media riscontrabile tra i Paesi dell'Ue (81,9 nel 2005), a testimonianza dell'elevato livello di longevita' conseguito in ogni parte del Paese.
Nascite. Il confronto internazionale vede l'Italia ancora sotto la media dei Paesi dell'Ue (1,52 figli per donna nel 2005), ma soprattutto molto lontani da quelli di importanti Paesi europei, come Francia (1,94) o Regno Unito (1,77), naturali partner di confronto. La fecondita' delle donne in Italia, con 1,32 figli ciascuna (stima 2005), e' invece piuttosto in linea con Paesi come la Spagna e la Germania (1,34 per entrambi).
Che dire? C’è qualcuno al governo che legge queste cifre? C’è qualcuno sempre del governo italiano, di destra o di sinistra non mi frega nulla!, che mi sappia dire perché mio figlio che ha 30 anni e che con le sue forze ha conseguito due lauree ed un master, che lavora da otto anni, ha una moglie che non lavora e che studia per conseguire l’abilitazione all’insegnamento, una figlia di due anni mezzo per la quale pagano 350 euro al mese per l’asilo nido, un affitto di casa mensile di 850 euro, una detrazione fiscale aggiuntiva da gennaio, con la nuova finanziaria, di 180 euro mensili, c’è qualcuno, dico o non dico, che mi sappia dire perché, o meglio come dovrebbero fare per avere un altro figlio onde far fronte all’invecchiamento della popolazione? Voi lo fareste? Quali aiuti ha ricevuto, sta ricevendo, riceve o riceverà una famiglia del genere nel nostro Paese oggi?
Dico o non dico, io dico che si sta facendo di tutto per affondare la famiglia, per impedire che i giovani si sposino in maniera tradizionale e scelgono perciò la facile convivenza con i relativi diritti a scapito e danno della famiglia tradizionale e di chi studia, lavora e sgobba senza mai scendere in piazza. Io dico o non dico, anzi dico che quel coglione di mio figlio e di sua moglie se la sono meritata la cosa: hanno votato Prodi e hanno subito pagato di persona, sulla loro pelle.
Cari signori della politica della politica italiana, questi sono fatti, non chiacchiere, fumi dialettici o demagogia elettorale. Ma lo so già. Non risponderete mai di fronte ai fatti concreti della vita. Dimenticavo di dirvi che mio figlio abita, vive e lavora a Bologna, una città che si vanta ancora di avere una strada chiamata “Via Stalingrado”… Con tanti saluti al sindacalista sindaco Cofferati. Leggetevi allora il libro di Piero Angela.









