Poemi conviviali Poemi conviviali

Poemi conviviali

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni dei Poemi conviviali di Giovanni Pascoli. Dopo i Primi poemetti, che saranno seguiti dai Nuovi poemetti, Pascoli alza il tiro con questi Poemi conviviali (1904): un titolo che allude contemporaneamente ai «carmina convivialia» della poesia arcaica latina, alla vagheggiata origine conviviale della poesia e alla rivista «Convito» dell'amico Adolfo De Bosis, che ospitò appunto alcune di queste composizioni. Docente per molti anni di letteratura latina, autore di antologie di poeti classici in quella lingua (Epos e Lyra), vincitore più volte del certame di Amsterdam per composizioni latine, Pascoli si lancia ora con testi italiani tutti riferiti a personaggi e miti greci, dopo essersi mosso nel mondo romano con i Carmina. Il viaggio verso la grecità è per Pascoli un'inchiesta vichiana, o quasi antropologica, sulle origini, un'interrogazione sulla significanza primigenia del mito. La repressione dei sentimenti, del desiderio e della nostalgia trova, nei personaggi evocati, la parola dagli echi più profondi, anche perché continuamente riferita al pensiero della morte. Pascoli, in questi testi stupendi, ha rinnovato il proprio linguaggio, adeguando i ritmi alla lentezza descrittiva dei modelli classici, da cui trae, rinnovandoli, elementi formali stranianti, come le parole composte. Giuseppe Nava, massimo pascolista, illustra con rara sapienza ogni particolare dei testi: un trionfo dell'intertestualità, in particolare per la felice combinazione del linguaggio d'epoca, anche pascoliano, delle tradizioni poetiche italiane, e d'immagini e allusioni e forme classiche. È in un'analisi funzionale che si congiunge l'interpretazione letterale precisa con l'acclaramento delle idee guida e dei riferimenti autoanalitici.

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Poemi conviviali 2010-10-21 19:32:56 Indigowitch
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Indigowitch Opinione inserita da Indigowitch    21 Ottobre, 2010
Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre, 2010
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Il Pascoli che preferisco

Non ho gli strumenti critici adatti per analizzare questa splendida opera poetica, ma fortunatamente una recensione non è un saggio di critica letteraria, quindi dirò semplicemente la mia.
Non amo particolarmente Pascoli, pur riconoscendo il suo talento poetico, ma i Poemi Conviviali sono l'opera che preferisco.
Nei vari poemetti vengono richiamate le figure più importanti della mitologia e della storia greca classica: Achille, Ulisse, Alessandro Magno.
Questi uomini-mito, che ci sono sempre stati descritti avvolti in un'aura di semidei, in Pascoli diventano fragili, perfettibili, soggetti anche loro al potere corrosivo della Morte.
Achille,simbolo di spavalderia e di energia inesauribile, sa che lo scontro mortale è vicino e trova un tenue conforto nel corpo di Briseide, che lo osserva con le guance rigate di lacrime.
Ulisse, celebre per l'astuzia e l'intelligenza lucida, viene dipinto ormai anziano alla ricerca delle tracce del suo lungo viaggio. Quasi sull'orlo della follia, non riesce, incredulo, a rintracciare la benché minima prova di quello che ha vissuto: il Ciclope, Circe, le Sirene, sono tutte delle illusioni.
Solo Calipso, colei che gli aveva offerto l'immortalità, lo riconosce, e accoglie il suo cadavere ormai esangue sulla spiaggia. E proprio lei pronuncerà i versi più belli e criptici di questo poema.
E infine Alessandro Magno, ossia la brama di conquista e l'inesauribile voglia di scoperta, deve arrendersi alla finitezza di un Universo che ormai non ha più segreti per lui.
Commentare le immagini suggestive che costellano questi componimenti sarebbe riduttivo.
A me hanno lasciato in bocca qualcosa di inesprimibile, a metà tra l'amarezza e la fascinazione.
Consigliato vivamente.

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