Intrigo italiano Intrigo italiano

Intrigo italiano

Letteratura italiana

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Il commissario De Luca è nato in parti uguali dalla inventiva letteraria e dai documenti storici. Inizia cronologicamente con lui il tipico personaggio realistico del nuovo giallo italiano, inciso sullo sfondo delle vicende politico sociali e del carattere nazionale. Lo si incontra in tre inchieste in cui si incrociano storia e cronaca nera, a cavallo tra l'ultimo mese di Salò e le elezioni del 1948, anni che lo cambiano, come dovettero cambiare i suoi modelli reali: da fidato poliziotto, a epurato, a reintegrato nei ranghi: il suo temperamento antiretorico, come non lo ha fatto stare a suo bell'agio sotto il regime, lo impaccia anche alle prime ipocrisie repubblicane. È soprattutto un fedele servitore dello Stato. Il volume raccoglie tre romanzi pubblicati tra il 1990 e il 2000: in "Carta bianca" mentre scoccano le ultime ore di Salò e comincia il fuggi fuggi generale, avviene un omicidio nei quartieri alti commesso, sembra, da una donna e mentre il commissario De Luca scopre un ultimo disperato traffico spionistico finanziario tra gerarchi e nazisti. Al centro del secondo, "L'estate torbida", un delitto di pura selvaggia malvagità che rivela propaggini antiche, nel caos della prima estate senza fascismo. La "Via delle oche" dell'ultimo romanzo è quella di un noto bordello dove andavano i gerarchi e dove, alla vigilia delle elezioni del 1948, un factotum è trovato morto: tra le elezioni, l'attentato a Togliatti e Bartali maglia gialla, l'inchiesta di De Luca sarà particolarmente scabrosa.

Recensione della Redazione QLibri

 
Intrigo italiano 2017-01-19 09:13:41 Mian88
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Mian88 Opinione inserita da Mian88    19 Gennaio, 2017
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De Luca.

Bologna. Il corpo di Mantovani Stefania in Cresca, classe 23 agosto 1922, viene rinvenuto privo di vita nell’appartamento usato dal marito, Mario, per le serate da scorribande con amici e “amiche”. Del caso viene investito l’ex commissario De Luca, il quale partito da Roma, si ritrova a lavorare per i servizi e a dirimere un mistero molto più oscuro ed intricato di quel che potevasi pensare ab initio.
Di fatto, il poliziotto, si riscopre di fronte un delitto non isolato, un omicidio – e non un suicidio come potevasi pensare – cioè, collegato ad altri decessi le cui indagini sono state archiviate con inspiegabile rapidità. Ma chi aveva interesse a far cadere nell’oblio dette morti? Qual è inoltre il ruolo di quella voce tanto suadente quanto roca e profonda di Claudia/Franca, personaggio femminile tanto affascinante quanto enigmatico? E quello del Fiorentino Giannino? Può davvero fidarsi, De Luca, di questo ragazzone-ragazzino, manipolato e sfruttato dai servizi eppure furbo e con gli scrupoli morali e l’allegria di un bambino che frigge di fronte ad un giocattolo nuovo?
Con “Intrigo italiano. Il ritorno del Commissario De Luca”, Carlo Lucarelli dà vita ad un giallo sottile, lineare privo di particolari colpi di scena e dall’epilogo intuibile, ma al tempo stesso accattivante e fluente. L’autore, infatti, ben mixa le componenti storiche con quelle del caso che, snodandosi negli anni ’50, è munito di tutte le caratteristiche necessarie per rendere concrete le vicende e permettere al lettore di sentirsi parte integrante di quella fase. Sulla scia del periodo Fascista, giunto a conclusione ma non ancora dimenticato e per questo oggetto di reminescenze su chi per ragioni di sopravvivenza non aveva potuto sottrarsi dal farne parte, De Luca in primis, e sulla scia della guerra Fredda, ove spie russe si connubiano perfettamente con quelle americane ed italiane, i fatti si faranno sempre più incalzanti per risolversi ,infine, in quello che è un vero e proprio intrigo tutto italiano.
Stilisticamente la penna di Lucarelli non delude risultando essere munita di quella verve magnetica che gli è propria. Lo scrittore riesce inoltre a dar vita ad un testo che è perfettamente leggibile da tutti, tanto da chi conosce dell’ex commissario, quanto da chi vi viene in contatto per la prima volta
In conclusione, non indimenticabile ma certamente da leggere. Una buona prova.

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Intrigo italiano 2017-03-17 17:47:31 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    17 Marzo, 2017
Ultimo aggiornamento: 18 Marzo, 2017
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Delitto imperfetto in una indagine perfetta

Carlo Lucarelli, dopo Carta bianca del 1990, L’estate torbida del 1991 e Via delle Oche del 1996, torna in libreria con Intrigo italiano, il cui protagonista è uno dei poliziotti più amati dai lettori: il commissario De Luca. Chi è costui? Da un funzionario dei Servizi viene definito così: “Vedi, De Luca, per fare lo sbirro ci vuole un cuore di cane, ma di razza diversa. Ci sono i questurini comuni che hanno un cuore di cane che hanno un cuore di cane da guardia e ci sono quelli della Mobile che ne hanno uno di cane da caccia. Tu sei un cane da tartufo, ragazzo mio. Ecco, per quelli come noi, invece, ci vuole un cuore di cane bastardo.” Come giustificare simili parole? Siamo a Bologna, nel periodo tra la fine del ’53 e l’inizio del ’54, ed è stata trovata uccisa la signora Fresca, moglie di un professore universitario, anche lui deceduto qualche mese prima, in uno “strano ed ambiguo”incidente. Il comm. De Luca è chiamato a dipanare la fitta nebbia che avvolge le indagini, pur essendo sotto copertura, perché è stato ligio al dovere ed attivo in periodo fascista, ed ora è in prestito ai Servizi. Ma qualcosa non torna. Troppo. Apparentemente sembra un giallo dal taglio classico, con indizi, tracce, impronte, orari. Così l’indagine poliziesca diviene strumento indispensabile per comprendere e per svelare gli enigmi del passato, remoto o recente che sia. Ecco allora “l’imperfezione gestibile. Se gestiti bene tutti quei dettagli che non tornano trasformano un delitto imperfetto in una indagine perfetta.”
Essendo De Luca un “poliziotto”, un poliziotto deve cercare “la verità” ad ogni costo, scontrandosi certamente con gli orientamenti politici che detengono il potere in quel momento. Che per Lucarelli sono i fascisti in Carta bianca, i comunisti in Estate torbida, i democristiani in Intrigo italiano e Via delle Oche. Nessuno è pulito: il potere è in ogni caso corrotto, qualunque sia il colore dietro cui si nasconde. Logica conseguenza: i depistaggi, le inevitabili morti, necessarie, come afferma sempre lo stesso funzionario, “al bene supremo dello Stato.” E pazienza se ci va di mezzo, addirittura, un innocente come il nipotino del professore universitario. E’ una denuncia palese dei complotti politici e delle lotte di potere, mascherata con l’ausilio delle indagini.
La trama poliziesca dona vita e Sangue alla Storia, mentre quest’ultima offre lo sfondo perfetto per il palcoscenico su cui recitano gli attori del dramma. Non dimentichiamo che siamo nel periodo della Guerra Fredda, in cui “cane mangia cane”, in cui la vita spesso dipende da quanto si può servire, “perché si è scelti perché si è utili.” E la sopravvivenza umana dipende da ciò.
Una scrittura pacata, a tratti malinconica.
Un bellissimo libro, fine indagatore dei misteri irrisolti della Storia italiana

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Consigliato a chi ha letto Martin Cruz Smith, Gorky Park.
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Intrigo italiano 2017-02-27 11:44:52 Alessio Barulli
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Alessio Barulli Opinione inserita da Alessio Barulli    27 Febbraio, 2017
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Una nuova identità per il commissario De Luca

Siamo a Bologna. L’anno è il 1953, quello della morte di Stalin, del maccartismo negli Usa e del governo di Giuseppe Pella. La guerra è finita e l’Italia ha da poco intrapreso il cammino della democrazia. In questo mondo profondamente trasformato la società italiana cerca di ricostruire la propria identità, dandosi magari un’aria più spensierata, in sintonia con un consumismo che il boom economico sta facendo scoprire. Ma dietro i sorrisi delle reclame sulle riviste patinate e tra le canzoni del festival di Sanremo si annidano i fantasmi di un’altra guerra, “fredda” sì, ma non meno spietata.
Anche il commissario De Luca sembra faticare nel ritrovare la propria identità. Tanto che si fa chiamare anche con un altro nome. Perché ora si è messo a fare la “barba finta”, la spia, in quel proliferare di servizi segreti deviati che segnò il miracolo economico italiano. Non ha capito bene neanche il nome dell’ufficio per il quale indaga sotto copertura, «ma quando gli proposero di collaborare con loro, in incognito, senza credenziali ufficiali e sotto copertura, per risolvere un caso di omicidio, De Luca disse Sì, e lo ripeté, Sì, con la testa e con la voce ».
Una donna della borghesia bolognese, fresca vedova di un brillante professore di fisica, viene trovata affogata nella vasca del pied-a-terre del suo defunto marito. Sullo sfondo la Bologna delle jazz band di universitari esistenzialisti figli di papà, ma anche quella delle orchestrine che suonano la filuzzi nei dopolavori ferroviari. E accanto a questo, un altro enigma consuma il protagonista: una giovane donna, un po’ italiana, un po’ abissina, che canta il jazz ma anche Bella ciao, che alcuni chiamano Franca, ma lei si presenta come Claudia.
Certo a De Luca qualche scrupolo viene, soprattutto quando scopre di che cosa siano capaci i suoi nuovi colleghi; ma nonostante tutto ha una certezza: «Faceva soltanto il suo mestiere. Un altro ufficio, altra gente, altri compiti, altre mansioni, lui no, lui faceva solo il suo mestiere. Neanche dovere, che comporta comunque un’adesione, il suo mestiere […] Sarebbe andato in giro per Bologna, anche di notte, a fiutare le strade come un cane da caccia».

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