La forza del destino La forza del destino

La forza del destino

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di La forza del destino, romanzo di Marco Vichi edito da Guanda. È la primavera del 1967. L’alluvione di novembre, con il suo strascico di tragedie e di detriti, sembra essersi placata e Firenze comincia di nuovo a respirare. Ma non il commissario Bordelli. Per lui non c’è pace dopo un fatto che gli è successo. Indagando sull’omicidio di un ragazzino, si è scontrato con i poteri occulti della massoneria ed è stato costretto alla resa con un «messaggio» molto chiaro: lo stupro di Eleonora, la giovane commessa con cui aveva appena intrecciato una relazione appassionata, e una lista con i nomi di tutte le persone a lui più care. Sconfitto e amareggiato, Bordelli si è dimesso dalla polizia e ha lasciato San Frediano. Che altro avrebbe potuto fare? si chiede nel silenzio della casa sulle colline. Continuare a fare il poliziotto sapendo che non sarebbe mai riuscito a mettere in galera gli assassini? Adesso trascorre le giornate cucinando, facendo lunghe passeggiate nei boschi, imparando a far crescere le verdure nell’orto. Il pensiero di quella resa, di quella violenza senza giustizia, però, non lo abbandona. Ma il destino, in cui fino ad ora non ha creduto, gli offre inaspettatamente l’occasione di fare i conti con il passato, e Bordelli non si tira indietro.

Marco Vichi è nato nel 1957 a Firenze e vive nel Chianti. E' autore di racconti, testi teatrali e romanzi, tra cui quelli della fortunata serie del commissario Bordelli. Con Morte a Firenze ha vinto il Premio Giorgio Scerbanenco-La Stampa 20009 per il miglior romanzo noir italiano.

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La forza del destino 2012-04-02 14:24:14 Viola03
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Viola03 Opinione inserita da Viola03    02 Aprile, 2012
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"La Forza Del Destino"

Se sia il destino ad indicarci una via già tracciata, o se sia l’uomo a decidere per le proprie sorti, è quello che si domanda Franco Bordelli, ormai ex-commissario in pre-pensionamento, ritiratosi in campagna, dopo la lunga e difficile indagine sull’omicidio del piccolo Giacomo Pellissari. Pur conoscendo infatti gli assassini, non può incastrarli, per mancanza di prove e per un duro avvertimento da parte del più potente tra loro: la sua innamorata Eleonora viene infatti brutalmente violentata nel suo appartamento. “Lascia perdere” è il messaggio chiaro ed inequivocabile.
Bordelli quindi fa scivolare via il distintivo e si rifugia in un vecchio casolare, in solitudine, i suoi malinconici fantasmi a fargli compagnia.
L’esilio diviene presto piacevole, con il rituale del fuoco, buoni libri a riempire le serate, un orto che spunta pian piano dal nulla, con pomodori, peperoncini ed erbe aromatiche.
Chi lo circonda, Piras soprattutto, non crede fino in fondo alla sua conversione in tranquillo uomo di campagna, forse a ragione, perché Bordelli sta conducendo in gran segreto una vendetta senza scampo: uno ad uno, gli assassini di Giacomo devono pagare. Nessuno però, deve sapere del suo piano, nessuno deve di nuovo rimanerne coinvolto, come è stato per Eleonora.
A dargli l’impulso per proseguire nel suo intento, è l’intricata faccenda che gli si presenta alla porta sotto forma di una donna anziana, arroccata nel castello che intravede dalla sua finestra. La poveretta infatti, molti anni prima, ha perso suo figlio, morto suicida in quello stesso castello, chiavistelli chiusi e finestre sprangate dall’interno, nessuno che fosse entrato, nessuno che potesse uscirne. Ma la donna è convinta, per uno strano istinto o una assurda follia, che si tratti di omicidio.
Bordelli allora indaga, stuzzicato suo malgrado dall’enigma apparentemente irrisolvibile e quando la verità appare sotto i suoi occhi, l’ingranaggio della vendetta subisce uno scossone, perché lui ora sa come fare per sferrare un nuovo attacco.
Come in una ricetta perfetta dal vangelo culinario del suo amico Botta, Bordelli esegue in perfetta successione tutti i passi per rendere giustizia al piccolo Giacomo, cogliendo i segni che il destino sembra gettare di volta in volta sulla sua strada, senza accorgersi di essere lui stesso il solo ed unico artefice di quel disegno tanto ben tratteggiato. Lui, è la forza del destino.

Questo romanzo si trova nelle librerie alla sezione gialli/thriller/& co., ma penso racchiuda molto di più, perché si c’è un commissario, si ci sono dei delitti, ma c’è soprattutto la storia di un uomo, dei suoi amori nuovi e di quelli perduti, c’è un cagnolone tutto bianco che compare all’improvviso nella sua vita, piatti di pasta profumati e bottiglie di vino sorseggiate di fronte al fuoco, storie raccontate mentre sfrigola la legna, una malinconia sottile che scivola sull’evolversi di una coscienza.

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La forza del destino 2012-03-22 14:35:10 violetta89
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violetta89 Opinione inserita da violetta89    22 Marzo, 2012
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Il commissario Bordelli è tornato!

Un paio di anni fa ho letto "Morte a Firenze", un libro a mio parere molto bello sebbene molto crudo e purtroppo realistico. Pur avendolo molto apprezzato, alla fine del romanzo mi è rimasto addosso un forte senso di inquietudine e impotenza. "La forza del destino" è il seguito, si ritrova il commissario Bordelli che ha lasciato la polizia, ha cercato di cambiare vita ma purtroppo la morte del piccolo Giacomo lo perseguita, e non riesce a stare in pace pensando che i suoi assassini sono liberi. E così si affida all'aiuto del destino..... Se con Morte a Firenze si rimane con l'amaro in bocca, questa volta Vichi ce lo addolcisce un pò! Non è un classico giallo, ma mi è piaciuto molto forse perchè ero rimasta molto coinvolta dall'altro libro, e ho continuato a fare il tifo per Bordelli perchè non mollasse. Come sempre un ruolo da protagonista ce l'ha Firenze,la mia amata città, che fa da cornice bellissima alle avventure del nostro Commissario.

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Morte a Firenze
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