Un posto sbagliato per morire Un posto sbagliato per morire

Un posto sbagliato per morire

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni di Un posto sbagliato per morire, opera di Hans Tuzzi edita da Bollati Boringheri. Ancora un’intricata, appassionante indagine del commissario Norberto Melis ambientata nella Milano da bere. Il corpo di un noto architetto viene ritrovato sul marciapiede di un desolato quartiere a luci rosse. Davvero plausibile pensare a una doppia vita per lo stimato professionista? Una vicenda di grande solitudine e di grande amore. Quell’amore per il quale a volte si compiono errori fatali.

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Un posto sbagliato per morire 2012-01-29 18:20:52 Argento
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Argento Opinione inserita da Argento    29 Gennaio, 2012
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Esiste il posto giusto per morire?

Scopro per caso questo scrittore. E insieme a lui, il commissario Melis, il protagonista del romanzo di Hans Tuzzi; ill commissario è uomo silenzioso, ma un grande osservatore della natura umana.E la natura umana parla ancor di più dei fatti!
Ci troviamo in quella che negli anni ’80 era la “Milano da bere”, quando lo yuppismo la faceva da padrone e tutto sembrava possibile. Avere successo, mettersi in mostra, era, in quegli anni, il diktat per chi voleva “esserci”. Ma al commissario tutto questo non importa, lui scava nei meandri della vita e dell’anima delle vittime per riuscire a risolvere il caso.
Un architetto famoso, della Milano bene, è stato assassinato in un vicolo malfamato della periferia; cosa ci faceva lì a quell’ora di notte, in un posto sbagliato per morire?
L’indagine parte da qui, dapprima in maniera canonica, ma lentamente il commissario intuisce che la chiave di volta dell’indagine sta nella vita della vittima. Un affermato professionista, tanti amici ma anche tanti nemici, due ex moglie e un figlio, il piccolo Duccio, che potrebbe essere suo nipote per la grande differenza di età, ma che è stato, fino all’omicidio, la ragione di vita dell’architetto. Queste informazioni sono di pubblico dominio, ma cosa può esserci nella vita di un uomo irreprensibile da spingere qualcuno a ucciderlo? Il commissario Melis comincia così a mettere a nudo “l’anima” della vittima e a scavare nella sua vita e in quella delle persone che lo hanno circondato.
La trama si delinea e il racconto ci prende, narrando una vicenda di grande solitudine e di amore che a volte lascia l’amaro in bocca. Le domande del commissario diventano quelle del lettore. Lo stile asciutto, i personaggi ben caratterizzati e sullo sfondo Milano, città forse difficile da vivere in quegli anni, rendono il ritmo narrativo serrato e scorrevole.
E quando l’indagine sembra arenarsi un evento improvviso porta il commissario a risolvere il caso. Tutte le domande sembrano trovare risposte. Tutte tranne una: dove vanno i palloncini quando volano di mano ai bambini, allontanandosi nell’azzurro, lassù fino a essere un punto lontano lontano?
A questo Melis non sa dare risposte.

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