I ponti della delizia
Letteratura italiana
Editore
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4 novembre 1918.
Ho voluto titolare così, con questa data che molti hanno dimenticato, lo spessore di questo libro spettacolare.
Ma guarda che roba...io, che sono discendente di chi avete combattuto per colpa di un pirla di re, vi devo ricordare questa data...
E' che proprio riguardando alcune foto degli alpini con gli sci a tracolla, mi viene spontaneo accostarli a tanti uomini che salgono sulla neve con la croce sulle spalle.
Avevo al ginnasio una professoressa molto simpatica.
Contava sul fatto che non padroneggiavo bene la lingua.
Non come ora, intendo.
E mi chiedeva apposta : i tuoi avi, diceva così, i tuoi avi per chi combattevano?
E io pronto: "Per Sua Maestà l'imperator d'Astrungària", dicevo proprio così.
E i compagni ridevano, e io pure.
Che bella cosa la pace.
Vi abbraccio tutti, amici italiani.
Onorate col ricordo i vostri Cristi con la croce a tracolla.
Sono morti perché erano poveri. Solo i poveri combattono le guerre.
Indicazioni utili
una nuova avventura...
Quando ho visto in libreria questo romanzo sono rimasta perplessa. Eppure, l'ho acquistato comunque curiosa di vedere come l'autore se la sarebbe cavata con un periodo storico e con tematiche completamente differenti da quelle del mondo romano a cui mi ero abituata. Mano a mano che procedevo nella lettura, però mi sono ricreduta. Credo sia una delle opere più belle di Guido Cervo non solo per il modo in cui viene affrontata la disfatta di Caporetto ma anche anche per lo stile e il paziente lavoro di ricerca che si intravede nel romanzo. La grande storia fa da sfondo alle piccole storie di Erminia, di Tarcisio, della piccola Anita e di tutti gli altri uomini e donne disperati in fuga verso i ponti della Delizia.
Anche lo stile è particolare: la scelta di far parlare i persoanggi nel loro dialetto d'origine tradisce la volontà di rendere più chiaro cosa siginificasse la difficoltà di comprensione tra italiani stessi. Con questo tocco di verismo, l'utore spinge a riflettere sulla "necessità" di una guerra non voluta dalla popolazione, ma subìta e di cui l'Italia finge di non accorgersene fino alla tragedia di Caporetto.
Da leggere assolutamente.










Opinione inserita da Jan 12 Dicembre, 2010