Il mercante di lana Il mercante di lana

Il mercante di lana

Letteratura italiana

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La presentazione e le recensioni de Il mercante di lana, opera di Valeria Montaldi edita da Piemme. Reo di aver offerto riparo a una giovane accusata di stregoneria, frate Matthew lascia il suo convento nella lontana Inghilterra e parte per un lungo viaggio di purificazione attraverso l’Europa del XIII secolo, diretto in Italia. Arrivato nella valle di Gressoney, ai piedi delle Alpi, accetterà l’ospitalità della piccola comunità walser di Felik. Una strana atmosfera regna su quel villaggio, dove il cuore di tutti sembra essersi inaridito. Fino al giorno in cui inizia a cadere una fitta neve che pare tinta di rosso.

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Il mercante di lana 2011-07-07 15:22:42 silvia71
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silvia71 Opinione inserita da silvia71    07 Luglio, 2011
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Il mercante di lana

Un monaco inglese, costretto a lasciare la sua terra, intraprende un lungo viaggio attraversando l'Europa ed unendosi ad un gruppo di mercanti, giunge in una vallata abitata dai walser, popolazione di origine tedesca, insediata nelle zone dell'attuale Valle d'Aosta nel corso del medioevo.
Strada facendo, all'uomo è apparsa in sogno una funesta profezia che potrebbe mettere in pericolo la vita tranquilla degli abitanti del piccolo villaggio di Felik, cosicchè egli sente il dovere di metterli in guardia, ma le sue rivelazioni verrano tacciate di falsità e ignorate.
L'ambientazione medievale e lo spunto narrativo potevano essere delle buone carte per dare vita ad un romanzo storico a tinte forti; purtroppo il risultato disattende le aspettative.
Il dipanarsi della trama è piuttosto lento e incerto, soprattutto nella parte iniziale, creando nel lettore una sensazione di continua attesa ; poi col fluire della narrazione viene data voce a molteplici personaggi, inanellando tante piccole storie che sono funzionali alla creazione di un climax consono al periodo trattato, ma al contempo ne provocano un calo del ritmo.
Leggendo queste pagine è percepibile il buon lavoro di ricerca storica che vi è sotteso, tuttavia la scrittrice ha scelto di tarpare le ali ad una accurata ricostruzione, decidendo di ricreare sommariamente le abitudini di questo antico popolo e di utilizzare un linguaggio fin troppo moderno, depurato da termini in uso all'epoca, così da impedire al lettore una immersione totale nel contesto storico e sociale di cui di si parla.
E' una scelta stilistica azzardata e poco condivisibile, perchè ad un romanzo storico, il colore e la profondità vengono infusi da un utilizzo sapiente della lingua.
In sostanza è un romanzo che stenta a decollare ed i personaggi che lo popolano non possiedono quel calore e quella vivacità che portano ad un coinvolgimento del lettore.

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