Se questo è un uomo
Letteratura italiana
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Un libro ingiudicabile
Un libro che deve essere letto, come tutti quelli del suo genere, che parlino di lager tedeschi,di gulag russi,o di qualsiasi tipo di sterminio e atrocità commessa. Libro da leggere e da portare nel cuore come monito di quel che l'uomo può fare.
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Grido di accusa e di speranza
Il libro è il diario di un anno di vita dell'autore, ebreo italiano,
nel tristemente noto lager di Auschwitz. Esso testimonia non solo le atrocità viste e vissute nel campo, ma lancia anche un grave atto di accusa nei confronti di coloro che miravano ad uccidere non solo il corpo fisico, ma soprattutto l'umanità, riducendo degli esseri umani come bestie domate dalla fame e dalle percosse.E' significativo il colloquio che ha l'autore con un compagno di sventura che, nei bagni all'alba, si ostina a compiere il quotidiano rito del lavarsi pur senza sapone e con acqua fredda e sporca e per giustificare questo gesto inefficace ai fini dell'igiene dice che i nazisti vogliono ridurli a bestie e "noi bestie non dobbiamo diventare".Il libro urla del lento avvilimento e degrado cui è sottoposto l'uomo privato della sua umanità. Come è potuto arruvare l'uomo a fare questo a dei suoi simili?Alla domanda celata in tutte le pagine del libro dà risposta lo stesso autore nella postfazione del libro nella quale affermaa che la xenofobia
quando va a braccetto con un regime dittatoriale come il nazismo o il fascismo dà origine al sistema concentrazionaro.Come si può evitare tutto questo? Bisogna sempre saper pensare con la propria testa e giudicare liberamente perchè il fascismo può sempre tornare sotto nuovi nomi e nuove forme.La profezia si è purtroppo tristemente avvererata negli ultimi decenni nell' ex Yugoslavia durante il conflitto tra Serbi e Bosniaci.Il libro è pervaso da una tale potenza evocativa che si ha l'impressione di veder scorrere davanti ai propri occhi, come in un film, le scene che vi sono descritte. Uno degli episodi più commoventi è quando l'autore decide di insegnare l'italiano ad un compasgno francese e per ciò recita il canto di Ulisse, undicesino canto dell'Inferno di Dante. Arrivato a recitare il famoso verso "fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza", l'autore è preso da un'invincibile commossa malinconia e si rende pienamente conto di come sono stati ridotti:bruti senza ritegno e degradati, lontanissimi da quella umanità virtuosa e sapiente cantata dal sommo poeta. L'autore ha scritto per non dimenticare e perchè nessuno dimentichi il male che è potuto accadere nel ventesimo secolo al centro della civilissima Europa.
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se questo è un uomo
un classico della letteratura. impossibile non averlo letto. E' la testimonianza di cos'è la vita nei lager, di come l'uomo sia in grado di annullarsi per ideologia, fanatismo o cieca obbedienza. E di come si può rimanere integri anche quando si è ridotti a una entità senza volto, senza nome, ma solo ad un numero impresso col tatuaggio sul braccio.
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Immenso
Come dice il titolo questo è anche un libro di uomini, uomini resi importanti dalla violenza dell'olocausto ,con la forza dell'arroganza i lustrini sulla giacca e il letame nell'anima e uomini ricoperti di stracci, affamati, stanchi, malati, picchiati, privati di molto di ciò che distingue un uomo tanto da chiederci, come nella splendida poesia introduttiva ,se questo è un uomo...se quello che rimane è uomo.
Leggendo il libro si potrebbe interpretare il titolo nell'altro senso, se chi fa questo ad un altro uomo può essere considerato un uomo...
Non è solo un libro, è come uno scalpello che ti scolpisce nel cuore i segni della nostra storia, quella storia che non potremo più guardare con gli stessi occhi dopo aver letto queste pagine .
Nel racconto di Primo Levi non c'è commiserazione o pietismo , o rancore , solo un lucido , dignitoso ed umanissimo racconto perchè anche noi che non c'eravamo possiamo sentire l'odore della paura e della disperazione, il vento fresco della speranza di chi non si è mai rassegnato .
L'avevo letto da adolescente e mi aveva appassionato e lasciato stordito , l'ho riletto da adulto e mi chiedo in quale recesso oscuro dell'anima può essere nata una follia di queste proporzioni.
E' un libro che ti fa riflettere e ti trascina pagina per pagina , dovrebbero renderlo lettura obbligatoria alle scuole medie qui c'è la storia, c'è l'umanità nei suoi valori e disvalori più estremi, semplicemente un racconto di valore IMMENSO.
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Questo è un libro.
Questo è un grande libro.
Grande è l'umanità che trasuda.
Grande è la forza che trasmette.
Per ragazzi, per adulti e per chi crede che la storia non sia il nostro passato, ma l'anticipo di ciò che siamo oggi.
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L'olocausto
Ancor oggi, anzi ora più che in passato, ci sono non pochi che dubitano che vi sia stato effettivamente l’olocausto. Accanto a quelli che per ideologia lo negano ci sono molti scettici e, purtroppo, tanti, troppi agnostici che si disinteressano completamente del problema.
I giovani, poi, nati molti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, ne hanno una vaga conoscenza, spesso maturata visionando pellicole sull’argomento, con il risultato che un’immane tragedia sta per venire sepolta dalla polvere del tempo e dell’indifferenza degli uomini.
I campi di sterminio, i famigerati lager non sono purtroppo una leggenda, ma una realtà che non deve essere dimenticata.
In questo senso la lettura di libri come Se questo è un uomo di Primo Levi non solo è opportuna, ma indispensabile e dovrebbe essere oggetto degli studi scolastici, per sapere, per capire, per evitare che un giorno ci siano nuovi olocausti.
Ogni volta che lo apro, che ne scorro le pagine soffermandomi su un punto o sull’altro, ritrovo l’emozione provata nel corso della prima lettura, perché il pregio della narrativa di Levi è di essere non romanzata, ma la descrizione della pura e semplice verità. L’autore, che racconta in prima persona essendo stato rinchiuso ad Auschwitz, non ricorre all’enfasi, né va alla ricerca della facile commozione, ma, con tono quasi distaccato, parla della sua esperienza e, pur descrivendo sofferenze e patimenti, ha il pregio di effettuare riflessioni che donano all’opera una valenza generale, non limitandola a una dolorosa esperienza personale.
In lui c’è pacatezza, desiderio di comprendere per rendere partecipe il lettore di una grande tragedia che supera ogni umana immaginazione.
Le lunghe giornate invernali, coperti da abiti che non riparano dal freddo, l’alimentazione insufficiente, i carichi di lavoro eccessivi, la spersonalizzazione dell’individuo che perde il suo nome, sostituito da un numero tatuato sul polso, portano in pochissimo tempo a un generale abbrutimento, in uno stato quasi vegetativo, dove ciò che conta è solo il presente, essendo il futuro anche prossimo del tutto inimmaginabile. E’ in queste condizioni che all’eccesso emergono le caratteristiche degli individui.
I deboli si lasciano andare, sono le vittime designate delle prossime selezioni fra chi ancora potrà vivere e chi invece sarà avviato alle camere a gas.
I raziocinanti rafforzano il loro spirito di conservazione e operano per sopravvivere giorno per giorno, per lavorare meno, per mangiare un po’ di più, arrivando perfino al punto di collaborare con l’aguzzino. E se fra questi la quasi totalità cerca di instaurare un rapporto con il carnefice che gli consenta di tirare ancora un po’ avanti, ce ne sono altri che, per attitudini, diventano simili alle crudeli SS e questi sono i Kapò, indispensabili peraltro nella gestione del campo di concentramento, vigilato da un ristretto numero di militari nazisti.
Levi ci descrive così una varia umanità, per lo più cenciosa, spettri che si agitano nelle tormente di neve, che s’impantanano nel fango primaverile, che boccheggiano nell’arsura estiva, tutti figuranti di una danza macabra che porterà all’annientamento della dignità umana e alla distruzione del Terzo Reich.
Ci sono pagine che non si possono dimenticare, sopra tutte le ultime, con i russi ormai alle porte e con i nazisti che eliminano gli ultimi prigionieri rimasti, fatta eccezione, per un motivo che non si saprà mai, per i ricoverati nell’ospedale da campo, forse perché ritenuti insanabili. Fra questi c’è l’autore che, questa volta con una commozione che passa dalla pagina all’animo del lettore, ci racconta delle giornate di ritrovata libertà nell’attesa dell’arrivo dell’Armata Rossa. E’ forse l’unico momento in cui, ipotizzando un futuro, l’uomo non è più così pragmatico e l’essere consapevole di esistere ancora, nonostante tutto, lo porta a scrivere della penosa fine di alcuni suoi ultimi compagni di sventura. Riaffiora così, se pur frenata, la pietà “Somogyi si accaniva a confermare alla morte la sua dedizione.”
Se questo è un uomo è un capolavoro?
Lo è, per lo stile narrativo, per il modo di affrontare il tema trattato, per la capacità dell’autore di raccontarci la pura e semplice verità, pur essendo parte della vicenda.









