Alice nel paese delle meraviglie
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Lewis Carroll (1832-1898), pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson, dopo la laurea in matematica fu nominato dapprima bibliotecario, quindi docente di matematica al Christ College di Oxford; accostò sempre alla carriera ufficiale molti altri interessi. Oltre alle due sue opere più famose, appunto, Alice’s Adventures in Wonderland (1865) e Through the Looking-Glass (1871), va ricordato il racconto in versi The Hunting of the Snark (1876).
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 5
Ultimo aggiornamento: 04 Ottobre, 2012
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Alice nel paese del "non sense".
Il libro è del tutto (o quasi) insensato e davvero assurdo, visionario e del tutto "non sense" ; mi ero fatta un idea del tutto diversa però è l'ho trovato lo stesso una piacevole lettura.
Bello solo che ho, di gran lunga, preferito il catone della disney.
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Ultimo aggiornamento: 06 Ottobre, 2012
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Alice, il mistero del "Non senso"
Una storia meravigliosa, in cui lo stupore supera ogni fantasiosa aspettativa...
il clu della storia è il non senso, ciò che appare non è detto che sia vero, il non senso che abita nell'animo puro dei fanciulli e che ahimè è fuggevole, straordinario e se ne va sovente quando sopraggiunge l'età adulta.
L'incontro con il coniglio bianco, il non compleanno del cappellaio matto e tutte le altre assurde situazioni che emergono dal libro come dal cilindro di un fantasioso prestigiatore, costituiscono il fascino del libro che comunque è adatto ad ogni tipologia di lettori, si può quidi spaziare dai più giovani agli adulti, purchè siano disposti a sognare.
Consigliato. Splendido sopratutto nelle edizioni illustrate.
Saluti.
Ginseng666
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Alice Alice Alice, cara deliziosa Alice
Lewis Carrol è geniale, eccentrico ed incredibilmente complesso.
Alice è l'apoteosi del Surreale, del Meraviglioso e della Stranezza. E' l'essenza stessa di dell'autore (era un'insegnante di matematica inventore di filastrocche ed indovinelli).
Alice è continuamente in bilicò tra una fievole realtà ed il mondo dell'assurdo. Alice è una bambina dell'epoca vittoriana, annoiata dalla sorella ed è un'osservatrie attenta. Ma si trova in un mondo dove nulla è come prima, tutto è irreale, è il trionfo del contrario.
Ogni personaggio è mitico a modo suo, e la cosa mignifica è che possiamo vivere i sentimenti di ogni personaggio, dallo psicotico cappellaio, al frenetico bianconiglio.
E poi lui, il gatto, Sir Stregtto, che non ha nulla a che vedere con Johnny Depp, ma è un personaggio forte nonostrante la sua follia.
Per me è più di un classico della letteratura inglese, è un libro magnifico che affascina.
p.s. consiglio un'edizione con le illustrazioni ottocentesche!
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Alice nel paese delle meraviglie
Alice....chi sei tu?
Una favola che ho preferito vedere rappresentata nel film di animazione della Walt Disney...mi ha fatto fatica leggerla perché la storia è molto surreale, con personaggi fuori dal comune, dialoghi senza senso e filastrocche strampalata veramente troppa troppa fantasia e irrealtà per i miei gusti!
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Ultimo aggiornamento: 25 Marzo, 2012
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Una favola, dite?
Da piccola lessi una delle solite riduzioni per bambini, decorata dalle bellissime immagini tratte dal film di Walt Disney. Ne ho visto il film più volte e ho sempre considerato "Alice" una delle favole più belle e stimolanti per la fantasia di un bambino.
Chi, dopo averli conosciuti, è stato capace di dimenticare il Bianconiglio, o il Cappellaio Matto, l'inquietante Gatto del Cheshire (lo Stregatto) o l'irascibile Regina di Cuori?
Poi ho provato il desiderio di leggere la favola nella sua stesura originale ed ho scoperto un piccolo gioiello inaspettato.
Premetto che non è possibile leggere questo testo prescindendo dalla conoscenza, sia pure superficiale, del suo autore.
Il professor Charles Lutwidge Dotgson, alias Lewis Carroll, è stato un tipo un po' particolare: serioso professore e studioso di matematica, aveva una incoercibile propensione a giocare e godere della compagnia dei bambini, preferibilmente delle bambine, che considerava a pieno titolo “suoi amici”. Insomma un tipo che oggi, con le leggi a protezione dell'infanzia, avrebbe avuto non pochi problemi a tenersi alla larga da complicazioni legali.
Non voglio scrivere un dotto trattato su di lui, ma suggerisco di leggere la bellissima ed interessante recensione di Renzo Montagnoli che troverete a questo indirizzo: http://www.qlibri.it/saggistica/storia-e-biografie/lewis-carroll-nel-paese-delle-meraviglie/
Torniamo al libro.
Di solito viene suggerito per lettori dai dieci anni in poi, ma personalmente ritengo che la prosa di Carroll sia un po’ troppo elaborata, sia sotto l’aspetto concettuale che formale, per un bambino così piccolo. Di certo è piacevole per un adulto che voglia fingersi bambino e lasciarsi cullare dalle invenzioni dell’autore.
L’uso fantasioso del linguaggio è la vera forza del libro, utile a creare gli equivoci linguistici sui quali si basa il divertimento e gran parte della trama.
I personaggi, incontrati sulla carta, non sono meno sorprendenti e curiosi rispetto a quelli del cartoon americano; sono però più “pieni”, più ricchi di pensiero e di vita. Ancor più affascinante ed avvolgente l'atmosfera.
Molto godibile anche la prefazione a questa edizione, che consiglio senz'altro di leggere: un racconto nel racconto.
Il secondo titolo: “Attraverso lo specchio”, riprende il personaggio di Alice e le fa vivere un’avventura assai più rarefatta e meno immediata, questa volta in un mondo speculare anziché sotterraneo. Non credo sia comprensibile per i bambini, se non con l’aiuto di un adulto, sia perché basato in parte sulla conoscenza del meccanismo del gioco degli scacchi, sia per l’abbondanza di testi poetici e no in cui il gioco di parole, talvolta intraducibile da una lingua all’altra, la fa da padrone.
[…]
“Micino del Cheshire”, cominciò a dire, esitando, non sapendo se quel nome gli sarebbe piaciuto: il gatto si limitò a sogghignare ancora di più. “Beh, finora sembra compiaciuto”, pensò Alice e continuò a parlare. “Mi diresti, per cortesia, quale strada devo prendere per andarmene da qui?”
“Tutto dipende da dove vuoi arrivare.” rispose il Gatto.
“Il dove non ha grande importanza...”, disse Alice.
“E allora non ha grande importanza neanche la strada da prendere”, commentò il Gatto.
“... basta che arrivi da qualche parte”, aggiunse Alice per spiegarsi meglio.
“Oh da qualche parte ci arrivi di sicuro”, disse il Gatto, “basta che non ti stanchi di camminare”.
Alice capì che era impossibile smentirlo, così fece un'altra domanda. “Che specie di gente vive in questo posto?”
“In quella direzione”, disse il Gatto, indicando con una zampa, “vive un Cappellaio: e in quella” , e indicò con l'altra zampa, “vive una Lepre Marzolina. Fa' visita a chi vuoi, tanto sono matti tutti e due.”
“Ma io non voglio andare in mezzo ai matti!”, protestò Alice.
“Oh, non puoi evitarlo, disse il Gatto, “qui sono tutti matti. Io sono matto. Tu sei matta”.
“Come fai a sapere che sono matta?”, domandò Alice.
“Devi esserlo”, rispose il Gatto, “altrimenti non saresti venuta qui”.
[...]









