Candido Candido

Candido

Letteratura straniera

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Pubblicato a Ginevra nel 1759, e immediatamente ristampato a Parigi, Londra, Amsterdam e altre città d'Europa, Candido consente a Voltaire di perfezionare il nuovo genere letterario da lui creato, il conte philosophique. Le convulse e mirabolanti disavventure del protagonista offrono all'autore l'opportunità di dimostrare la vanità dell'ottimismo razionalista leibniziano, che vedeva realizzato nell'universo il migliore dei mondi possibili, nonché di sviluppare una straordinaria lezione di sopravvivenza alle catastrofi della natura e della storia.

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Candido 2017-09-11 06:20:11 cosimociraci
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cosimociraci Opinione inserita da cosimociraci    11 Settembre, 2017
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Il migliore dei mondi possibili

L'ingenuo Candido, la bella Cunegonda e il fedele Cacambo. Tre personaggi, che sembrano saltar fuori da un romanzo di Cervantes, vivono una vita roccambolesca piena di alti e bassi. Questi alti e bassi rappresentano proprio "fortuna" o "destino" a secondo dei punti di vista.
Da un lato troviamo Pangloss, maestro e filosofo di Candido, che da buon leibniziano crede che il nostro mondo è il migliore possibile. Voltaire ha stabilito per questi personaggi un destino al quanto crudele.

Personalmente io sono fatalista. Non credo che sia il mondo "migliore" possibile, ma è l'unico che abbiamo. Le scelte mancate, e le possibilità che non abbiamo percorso sono solo rimpianti, tutto il resto lo lascio ai film di fantascienza in cui è possibile, non tanto avere una "seconda" possibilità, ma avere la "stessa" possibilità due volte.
Lo stesso Panglos, infatti, si ammala di sifilide ma non muore, sopravvive addirittura ad una impiccaggione. Quanti possono raccontare lo stesso?

Il pessimismo di Voltaire vince sull'ottimismo di Leibniz? Per chi vede il bicchiere mezzo pieno, forse no.

Il racconto è molto interessante e divertente che ci porta a riflettere sulla nostra vita anche se ormai è priva di duelli, avventure e "quarti di nobiltà".

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Candido 2016-11-19 13:12:30 Nuni83
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Nuni83 Opinione inserita da Nuni83    19 Novembre, 2016
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L'esasperazione dell'ottimismo

Ho deciso di leggere questo testo di Voltaire per semplice curiosità verso l'autore e per scoprire fino a che punto una persona ottimista sia da ritenere ingenua.

Il libro si lascia leggere abbastanza agevolmente ed è una girandola di avventure, è come se il protagonista salisse su una giostra fatta di improvvise fortune e inimmaginabili catastrofi.

Tutti gli eventi sono volutamente esasperati sia quelli positivi che negativi, quello che colpisce è la rapidità con cui gli eventi funesti prendono il posto delle fortune e viceversa.

La storia è volutamente paradossale e a dire il vero ad un certo punto questo continuo girovagare il mondo, perdersi e ritrovarsi mi ha infastidita. Mi sembrava di leggere delle banalità.

Una volta terminata la lettura invece ho messo insieme i pezzi e ho apprezzato questo testo.

Voltaire ci ha consegnato un romanzo che sarà per sempre attuale, un manuale di sopravvivenza alla catastrofe sempre in agguato. Dentro ogni persona c'è una storia di infinite sofferenze e di piccoli e grandi fortune, e le gioe e i dolori si rincorrono e si alternano in ognuna delle nostre esistenze qualsiasi sia la nostra epoca e la nostra condizione.

Secondo Voltaire nell'universo in cui viviamo le nostre fortune e sfortune sono elementi impercettibili e del tutto trascurabili, il mondo va avanti allo stesso modo e la natura non risente delle nostre alterne vicissitudini.

Candido ha la sua posizione, per il protagonista il nostro è il migliore dei mondi possibili e per questo le cose che accadono, anche le più brutte, hanno come ultimo fine il bene. E nonostante le infinite avversità Candido mantiene il suo ottimismo anche se la sua teoria non è per nulla supportata dai fatti.

Ma, abbattersi cambierebbe gli eventi? La verità è che l'ottimismo di Candido è un modo di affrontare la vita, lo stesso Pangloss "ammetteva che aveva sempre sofferto terribilmente, ma avendo sostenuto una volta che tutto andava a meraviglia, continuava a sostenerlo, pur senza crederci".

La verità è che essere ottimisti non cambia il corso degli eventi ma ci spinge ad andare avanti.

E' una bellissima lettura che consiglio a tutte le persone che hanno voglia di affrontare temi filosofici, il testo è ricco di pensieri che invitano alla riflessione spesso anche con ironia.

Memorabili le parole del veneziano con riferimento ad un libro di Cicerone :"quando ho visto che dubitava d'ogni cosa ho concluso che ne sapevo quanto lui, e che non avevo bisogno di nessuno per essere ignorante".



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Candido 2016-02-09 09:06:58 Riccardo76
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Riccardo76 Opinione inserita da Riccardo76    09 Febbraio, 2016
Ultimo aggiornamento: 09 Febbraio, 2016
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Un assurdo ottimismo

Candido e le sue peripezie, le sue disavventure, tutti gli innumerevoli accadimenti che durano una vita, dall'amore perso e ricercato fino allo spasmo, alle torture, le sevizie, le fortune tanto grandi quanto fugaci ed evanescenti. Nella natura umana credo sia presente un meccanismo che dia più peso alle sventure e un po’ meno alle grandi cose che giorno dopo giorno ci accadono. Semplice a questo punto considerare quanto appena scritto come una visione pessimistica della vita, ma non ritengo sia questo il punto, il punto è come viviamo in rapporto alle cose belle e le cose brutte che ogni giorno capitano nelle nostre vite. Non credo, come forse riteneva lo stesso grande Voltaire, che sia una questione di decidere se essere ottimisti o pessimisti, ma di decidere come condurre le nostre vite. Candido mi ricorda molto un altro personaggio molto più moderno, Forrest Gump, un ragazzone un po’ insolito forse, ma meno vincolato a ciò che deve essere fatto per vivere al meglio e affrontare ogni giorno con passione, coraggio, senza farsi coinvolgere e condizionare da tutto il male che immancabilmente incontriamo nelle nostre vite.
Candido di Voltaire è un grande messaggio di speranza, un messaggio che ci spinge vivere la vita e non a condizionarla in base a cosa ci è successo o a che cosa ci accadrà. La maggior parte degli episodi di questo romanzo sono drammatici, sicuramente romanzati ad arte e racchiusi in poche pagine, potrebbero risultare eccessivi. Ritengo che questo romanzo sia una iperbole di tutte le vite, una summa di tutte le cose negative e di come non serva né essere pessimisti né essere ottimisti, ma obiettivi e concreti nell'affrontare tutto quello che la vita ci porta vivere. Candido nella sua estrema tragicità e comunque un inguaribile ottimista, un ottimista inconsapevole e proprio per questo vincente.
Una storia ai limiti dell’assurdo, semplice, ma che racchiude un bellissimo messaggio, positivo, nonostante tutto.

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Candido 2015-03-14 17:27:52 FrankMoles
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FrankMoles Opinione inserita da FrankMoles    14 Marzo, 2015
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Il migliore dei mondi possibili?

"Che cos'è l'ottimismo?" diceva Cacambò.
"Ahimè!" disse Candido "è la smania di sostenere che tutto va bene quando si sta male".

Con queste parole Voltaire, uno dei capisaldi del grandioso Illuminismo francese, si contrappone per bocca del protagonista alla filosofia di Leibniz. Secondo l’ottimismo metafisico da quest’ultimo propugnato e incarnato da Pangloss (nome che vuole essere una presa in giro ai seguaci di Leibniz), precettore di Candido, l’uomo vive nel migliore dei mondi possibili, coinvolto in una serie di avvenimenti che tendono necessariamente al bene. Questa convinzione, all’inizio fortemente radicata nel protagonista e a lungo difesa, deve tuttavia fare i conti con un incredibile susseguirsi di accadimenti in cui il caso manifesta instancabilmente le sue infinite possibilità capovolgendo ogni certezza. Se dunque il bello diventa brutto, il ricco diventa povero, addirittura il morto torna vivo, allora risulta palese che l’inspiegabilità delle cose umane non segue alcuna regola cosmica definita; di conseguenza ogni discorso metafisico o pseudo-tale si rivela puro concetto che svuota la mente degli uomini.

In questo breve racconto filosofico dal ritmo veloce come lo scorrere della vita, l’acuto Voltaire demolisce con spirito satirico la sterilità del cieco ottimismo leibniziano, ponendone le falle sotto gli occhi di tutti; non per questo tuttavia egli propone un’esaltazione del pessimismo. Tutt’altro. Il sottile gioco d’intelligenza messo in atto dall’autore francese è finalizzato alla presa di coscienza dell’innegabile esistenza del male; questa amara consapevolezza deve essere però affrontata con un ottimismo più ragionato e produttivo, mirato a riconoscere che, pur non essendo il migliore possibile, il nostro è l’unico mondo possibile. La conclusione, memorabile, di Candido rivela il modo di vivere più adatto: “dobbiamo coltivare il nostro giardino”.

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Candido 2013-10-11 10:01:42 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    11 Ottobre, 2013
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Invito al realismo consapevole

Libretto piacevole, solo apparentemente semplice da leggere. Quello che colpisce, e che fa anche da sottotitolo, è l'ottimismo che pervade i diversi personaggi dell'epoca protagonisti, ottimismo che l'autore deride, trasformando questi personaggi in vere e proprie marionette. Perchè il vero senso del libro è stimolare le persone al realismo consapevole. E' una lettura stuzzicante, sia dal punto di vista filosofico, sia dal punto di vista storico, per la ricostruzione del periodo che viene inserita nelle vicende raccontate. La lettura è tutta pervasa da un'ironia diffusa, che rende l'approccio al libro davvero piacevole, oltre che interessante e stimolante, perchè fa riflettere profondamente sulla fragilità degli esseri umani.

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Candido 2013-07-08 20:31:44 AndCor
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AndCor Opinione inserita da AndCor    08 Luglio, 2013
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L'ottimismo di Voltaire e di Leibniz a confronto

Erano alcuni anni che avevo in mente di leggere questo libro, e finalmente ci sono riuscito.

La prima impressione a caldo? Mi ha lasciato un po' deluso.

Ma andiamo con ordine;
Sin dalle prime pagine, nelle riflessioni fra il protagonista Candido ed il precettore Pangloss, è possibile notare alcuni punti cardine del pensiero di Voltaire: la sacralità del concetto di libertà, definito come inviolabile "dono di Dio"; l'esaltazione della Ragion 'sufficiente' e della necessità di analizzare i rapporti causa-effetto in ogni avvenimento che ci coinvolge, e, infine, la ferma condanna riguardo le armi e la violenza in generale.

La trama è discreta, perché riesce a svilupparsi in maniera abbastanza scorrevole, anche se lo stile inframezzato, l'assenza di colpi di scena e la frequente punteggiatura che spezza il ritmo non rendono affatto indimenticabile la lettura.
Vanno meglio le ambientazioni di fondo, numerosissime e descritte con una buona puntigliosità, e la differenziazione dei vari personaggi di primo piano, ciascuno portatore di un pensiero filosofico e/o politico attuale nel periodo di vita di Voltaire; fra gli altri, l'ottimismo 'spensierato' di Leibniz e l'universalismo sono le due teorie su cui si scaglia con più forza, ma, in linea più generale, l'autore difende a spada tratta le idee illuministiche e rifiuta in maniera integralista ogni idea proveniente 'dal di fuori'.

Ed allora perché non mi è piaciuto? Perché mi aspettavo un testo filosofico in piena regola, e non un romanzo che ricalcasse metaforicamente il pensiero di Voltaire, e soprattutto perché non c'è un vero e proprio finale. Giusto insegnare che il lavoro è il mezzo che rende la vita valevole di significato, ma poi?

... È come se Voltaire avesse scritto un buon testo argomentativo-metaforico riguardo i Lumi con tesi, antitesi e confutazione di quest'ultima, ma ne avesse dimenticato le osservazioni e le conclusioni finali.

Lo consiglio comunque, perché rappresenta uno dei manifesti riguardo l'Illuminismo ed espone chiaramente il pensiero dell'autore, ma purtroppo il romanzo rimane fine a sè stesso sia come forma, sia soprattutto come contenuto, pedissequo, e fondamentalmente inconcludente.
Mi sarei aspettato qualcosa di più.

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Candido 2012-08-22 14:13:37 Mombelli
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Mombelli Opinione inserita da Mombelli    22 Agosto, 2012
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Turbine

Candido è la storia di un fanciullo con la nuvoletta nera di Fantozzi che lo insegue sempre.
Ma sempre eh.
Non ce n'è una che gli vada bene e nonostante ciò tutto alla fine si sistema.
Voltaire critica fortemente la filosofia di Leibniz, ossia quelle secondo cui "siamo destinati a vivere nel migliore dei mondi possibili". Enfatizza dunque il pessimismo filosofico, portando le vicende al paradosso ed al grottesco più cupo.
La velocità con cui le vicende si susseguono è sorprendentemente piacevole, in 150 pagine sono condensate più vicende di quelle dei Promessi Sposi tanto per fare un paragone.
Voltaire non si dedica alla descrizione, quella la lascia alla fantasia del lettore: vicende, fatti, avvenimenti, tragedie, guerre, violenze, sciagure, catastrofi sono raccontate per dimostrare la assurdità del pensiero del filosofo tedesco.
Nonostante sia stato creato come testo filosofico, e dunque necessiti di una preparazione filosofica di base per essere compreso in tutte le sue sfumature, la narrazione risulta piacevole e divertente anche a chi non gliene interessa un accidente di filosofia.
Consigliato senza dubbio a chiunque non ami i "mattoni" e cerchi una lettura veloce e frizzante.

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Consigliato a chiunque non ami i mattoni e cerchi una lettura veloce e frizzante
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Candido 2012-07-20 14:26:39 elvi
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elvi Opinione inserita da elvi    20 Luglio, 2012
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candido

Il mio prefessore ci ha consigliato questa lettura che personalmente ho molto aprezzato.

In primis la trama di fondo è davvero coinvolgente, anche perchè lo stile che l'autore utilizza è incredibile, velocissima. In pochissime pagine si passa da un continente all'altro da una nazione all'altra con moltissime storie di svariati personaggi ma questo senza mai dilungarsi in descrizioni inutili e senza mai cercare preziosismi superflui (questa comunque è una caratteristica del secolo).

È interessante anche osservare lo sviluppo dei personaggi di fronte alle infinite difficoltà che la vita riserva loro. In molti non ne palrano ma anche il finale è davvero interessante, i tre personaggi, concluse le loro peripezie, danno il significato che ha per loro la vita, visioni in parte simili ma anche molto distanti l'un l'altra (non faccio troppo spoiler).

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ama i classici
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Candido 2012-05-07 15:08:46 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    07 Mag, 2012
Ultimo aggiornamento: 07 Mag, 2012
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Candido e L'Ingenuo

Temo che parlare di Voltaire faccia venire in mente ai più qualche noiosissima ora di letteratura e lingua straniera o magari di filosofia, soprattutto se aggiungo anche il nome di Leibniz con le sue monadi e l'universo ad armonia prestabilita e se insisto tirando in ballo anche Jean-Jacques Rousseau con il suo Emile.
Ok, avete già smesso di leggere? C'è ancora qualcuno? Uno?
Bene, allora lasciami dire, tu che mi leggi, che con Voltaire si ride, si sogghigna, ci si diverte, insomma.
Il libro in mio possesso contiene due romanzi brevi: Candido e L'Ingenuo.
Nel primo si assiste ad un susseguirsi caleidoscopico di situazioni paradossali che capitano al buon Candido, cresciuto alla scuola del maestro Pangloss, seguace della filosofia di Leibniz che afferma, in soldoni, che il mondo in cui viviamo è il migliore dei mondi possibili e la vita che ci tocca in sorte è la migliore delle vite possibili per noi.
Pertanto, se questo assunto è vero, perché impegnarsi a costruire o modificare la propria vita e la società? Lasciamoci trasportare dalla zattera del destino e accontentiamoci di quel che la vita ci offre (il racconto nasconde un fine morale ed educativo? Va bene, ok, ma non fa mica male, no?).
Ciò che tocca in sorte al povero Candido è un continuo peregrinare in giro per il mondo alla ricerca della sua donna e della felicità.
Il ritmo è incalzante e serrato: una girandola di situazioni tragiche, comiche, fantastiche - aderenti alla realtà sociale dell'epoca ma non tanto lontane dall'attuale - battaglie, fughe, incontri, separazioni, amore, odio, amicizia, fedeltà, tradimenti.
In ogni capitolo la situazione viene ribaltata e conduce Candido a verificare che l'insegnamento del suo maestro filosofo non è aderente alla realtà della vita, la quale purtroppo non si aggiusta da sola, non consente di lasciarsi semplicemente trasportare, ma richiede l'impegno anche minimo di coltivare le persone e le occasioni che ci capiteranno in sorte.
Finalmente troverà la sua pace quando si accosterà ad una donna dalla filosofia di vita solida e semplice che gli farà comprendere che molto possiamo fare per influenzare il nostro destino e costruire la nostra felicità.

L'Ingenuo invece, si aggancia alla teoria filosofica di Rousseau, che afferma nell'Emile che la migliore educazione possibile per un bambino e un adolescente consiste nel crescere inserito nella natura e lontano dalla società organizzata.
L'Ingenuo arriva dalle lontane Americhe: è praticamente un selvaggio, ma molto intelligente e capace di adeguarsi in fretta ai modi e ai costumi della società “civile”.
Arriva in Francia a bordo di un bastimento Inglese e vi si ferma, incontrando incredibilmente alcuni lontani parenti.
Il suo animo puro e non corrotto mal si concilia con l'ipocrisia imperante e la lettura della Bibbia, alla quale lo costringono per convertirlo, fa risaltare ai suoi occhi come la parola di Dio venga volutamente fraintesa ed aggirata in una società che si dichiara civile, mentre si trova in perfetta aderenza con i modi di vivere “selvaggi”.
Anche per l'Ingenuo si profilano battaglie, fughe e prigionie ed anche per lui il fine ultimo è raggiungere la felicità attraverso l'amore.

Entrambi i testi sono di semplice e veloce lettura e non soffrono del passare del tempo (oltre due secoli e mezzo) perché affrontano con leggerezza temi universali.

[…]
- Ma a qual fine questo mondo è stato dunque formato? - ripiglia Candido.
- Per farci arrabbiare, risponde Martino.
- Credete voi, dice Candido, che gli uomini si siano sempre vicendevolmente straziati, come lo fanno al presente? ch'essi siano sempre stati bugiardi, furbi, perfidi, ingrati, assassini, pieni di debolezze, ladri, vili, invidiosi, ingordi, ubriaconi, avari, ambiziosi, sanguinari, calunniatori, discoli, fanatici, ipocriti e pazzi?
- Credete voi, dice Martino, che gli sparvieri abbian sempre mangiato degli uccelli quando ne han trovati?
- Sì, senza dubbio, dice Candido.
- Ebbene, soggiunge Martino, se gli sparvieri han sempre avuto il medesimo carattere, perché volete voi che gli uomini abbian cambiato il loro?
[...]

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a chi ama leggere i classici o ci si vuole avvicinare con il sorriso
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Candido 2012-03-11 10:05:12 Impressioni di Settembre
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Impressioni di Settembre Opinione inserita da Impressioni di Settembre    11 Marzo, 2012
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Candido

Ho letto questo libro perché spinta dalla mia professoressa di Italiano (4° superiore) e devo dire che è stata una lettura piacevole, in alcuni casi anche divertente (per l'ironia di fondo che c'è nel libro). E' un libro corto e non si fa fatica ad arrivare alla fine, ma lo consiglierei solo a chi conosce un po' il periodo storico, Voltaire e il motivo per cui viene scritto.

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A chi ha studiato Voltaire e il suo periodo storico ..
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Candido 2011-01-03 11:39:56 darkala92
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darkala92 Opinione inserita da darkala92    03 Gennaio, 2011
Ultimo aggiornamento: 10 Agosto, 2011
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Il faut cultiver notre jardin

Una "conte philosophique" è quella di Voltaire, ovvero, detto in parole povere: unire l'utile al dilettevole.

Unire utile al dilettevole significa principalmente insegnare, divertendo. Questo è infatti quello che ha fatto Voltaire.
"Il faut cultiver notre jardin" : morale della favola - accontentarsi di ciò che uno ha.

Ho letto questo libro in francese, ma chissà perchè, tutti i libri, o la maggior parte dei libri che mi vengono imposti, diventato una tortura durante la lettura!
Ciò non vuol dire che Voltaire non abbia scritto "contes" degne di nota, ma di tutte quelle che ho letto credo che "Micromega" sia la migliore.

Candide riceve una spinta dal destino, è lui infatti che lo conduce nei vari luoghi, strani e bizzarri. Candide però filtra questi luoghi con l'ottimismo (seguendo la filosofia leibniziana che sottolinea che il mondo in cui si vive è sempre il migliore, il mondo per eccellenza). Candide però si ritroverà a scoprire, durante i suoi viaggi, segnati da numerose peripezie, che la vita non è esattamente quella che il suo precettore gli aveva insegnato. Una lezione che comprenderà attraverso la sua stessa pelle.

IL FAUT CULTIVER NOTRE JARDIN!

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Micromega, Zadig ou la destiné
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