La lettera scarlatta
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Ritratto di un'era in parte attuale
Gli aggettivi che possono descrivere questo romanzo sono fondamentalmente due: monotono e interminabile. Sono del parere che la narrazione poteva ridursi a meno della metà del libro effettivo.
L’autore si fossilizza su alcuni concetti ed elementi e quasi in ogni capitolo li riprende quasi come se non avesse nient’altro da argomentare. Io, per natura, detesto le cose ripetitive e per tale motivo la lettura di questo libro si è rivelata davvero difficoltosa. La riflessione è necessaria in qualunque romanzo ma una riflessione-ripetizione di questo tipo la trovo fine a se stessa. La ripetitività come avrete potuto ben intuire rende infinita una storia che, estratta dal suo stile narrativo, è abbastanza interessante. Nonostante tutto mi è piaciuto il fatto che l’autore abbia fatto intendere alcune parti dell’indole umana; mi riferisco a quegli aspetti che spingono l’essere a giudicare, ad additare e a ricordare esclusivamente quegli avvenimenti e ricordi imbarazzanti o in questo caso spiacevoli nonostante i comportamenti ineccepibili di diversi anni seguenti. Non so bene per quale motivo si è spinti a sottolineare tali avvenimenti; è quasi come se tutto quello che è avvenuto in seguito non esistesse, come se il cervello di alcuni immagazzinasse solamente i ricordi tristi per riproporli e rendere più debole l’animo di chi tenta di riprendersi e rimarginare le ferite.
Risulta piacevole e molto apprezzata la predisposizione ad una riflessione sul comportamento umano.
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Una cruda realtà
La lettera scarlatta affronta un tema molto molto duro. Ambientato nel Seicento espone una realtà cruda e triste, una società puritana con un codice morale spietato, una donna, Hester Prynne, fiera e potente che vuole rivendicare il suo diritto di amare e vivere.
La storia è toccante, ma è una bugia dire che lettura è stata semplice. Tutt'altro; essendo lo stile dell'autrice Ottocentesco, non è il nostro per cui non è semplice per niente, erano presenti passi in cui mi ci dovevo impegnare.
Comunque sia è un libro da leggere, soprattutto per gli appassionati di storia e per chi sta studiando il particolare periodo a cui fa riferimento il libro.
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Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 2011
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Un romanzo d'altri tempi
Che dire?
E' un romanzo ambientato nel XVII secolo in un'america che si stava generando da persone che erano fuggite via dal vecchio continente e che vedevano nella "nuova Inghilterra" una speranza per fondare un mondo davvero giusto e incontaminato dal peccato.
Per restare lontani dal peccato però bisogna riconoscerlo e soprattutto condannarlo nella pubblica piazza.
Ma cos'è il peccato? Nella nostra cultura possiamo ritenere un adulterio un peccato? Un crimine? Per fortuna no, ma nell'America di quei secoli fa era un delitto da reprimere! Come? mettendo sulla pubblica donna una donna inerme, con la figlia piccola in braccio e condannandola a portare sulle sue vesti un pezzo di stoffa nella quale è ricamata splendidamente una lettera A di colore scarlatto.
E questo che parla il libro del peccato e del demonio. Di sensi di colpa e di solitudine.
Con la protagonista che alla fine è colpita da quella che noi oggi definiamo "sindrome di Stoccolma" verso quel simbolo che porta ostinatamente fino alla fine dei giorni.
E lo scarso coraggio del reverendo che non pè capace di riscattarsi dalla sua condizione inerme e senza coraggio che per salvare le apparenze non comunicheà mai a nessuno il "peccato".
Lo scrittore chede alle streghe al demonio e al male, lo si capisce in tutte le righe.
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La storia è più attuale di quanto si pensi.
Non mi dilungherò sulla trama perchè penso che, chi prima di me, sia stato esaustivo, vorrei invece sottolineare l'attualità di questo libro ancora adesso, in un mondo che forse non è più spinto dalla religione ma sicuramente da altri fattori che lo portano all'esclusione di alcune persone dalla società così come accadeva un tempo.
Devo ammettere che questo romanzo non brilla per la scrittura, ma piuttosto per i contenuti. Lo stile, in effetti, non è particolarmente degno di nota e la trama, a mio giudizio, è risultata un po' prevista.
Posso dire, in conclusione, che non è uno dei classici dell'Ottocento che preferisco.
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Ultimo aggiornamento: 27 Novembre, 2010
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Paure e ipocrisie di una società puritana
Hawthorne, assieme a Melville, è uno dei padri della letteratura statunitense "moderna", nonché uno dei primi autori a svincolarsi dalla tradizione letteraria della madrepatria britannica, per parlare della sua, di patria, e dei suoi costumi.
Questo romanzo è ambientato nel XVII secolo, in una località, Salem, fortemente evocativa.
Siamo in un'America puritana, moralmente repressa, in cui è facile, per una donna, essere accusata di stregoneria.
Hester Prinne è una donna che ha commesso adulterio, ed è costretta a portare, cucita sul petto, la lettera A di adultera, di tessuto rosso scarlatto.
Lei e la figlia Pearl subiscono un ostracismo vergognoso. Ma Hester è una donna di grande dignità, di grande umiltà, e trascorre la sua esistenza dedicandosi ad opere caritatevoli, malgrado il disprezzo che la circonda.
Hawthorne ci fa capire fin dall'inizio che il padre della bambina è il Reverendo Dimmesdale, uomo tenuto in grande considerazione dai suoi fedeli per la veemenza delle sue prediche e la presunta integrità morale.
Fermo restando che quest'opera non può essere compresa appieno senza un'adeguata contestualizzazione, penso che sia inevitabile per una lettrice rimanere disgustata dalla vigliaccheria del Reverendo, che soffre sì le pene dell'inferno, ma non ha il coraggio di pagare la sua "colpa" assieme ad Hester.
Si rimane altrettanto disgustati dalla solitudine in cui vive la piccola Pearl, descritta con squisita sensibilità da Hawthorne nei suoi giochi solitari con la Natura, la sua unica amica, emarginata dai coetanei perché "figlia del peccato".
E' un'opera che si nutre anche di atmosfere visionarie e misteriose, a testimonianza del fatto che, malgrado il desiderio di innovazione e di sfida da parte di Hawthorne, la matrice religiosa è dura a morire.
Si percepisce, infatti, una forte empatia dell'autore verso Hester e la bambina, ma il riscatto di Hester avviene comunque secondo i canoni della moralità religiosa: non c'è mai, in questa donna, un desiderio di rivolta, e la voglia di proteggere il nome del suo amante è sempre più forte del disgusto per una società ipocrita, sempre alla ricerca di un capro espiatorio.
Un libro che consiglio per lo stile, per la bellezza di alcune descrizioni, per l'indagine psicologica accurata, ma che subisce l'usura del tempo e risulta insopportabilmente prolisso e pesante nella parte finale.
Una piccola osservazione sulla grafica della copertina scelta da Newton Compton: credo che sia fuorviante utilizzare un'immagine del film, che si discosta parecchio dalla storia originale.









