La morte a Venezia
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Un classico
Un piccolo libro delicato, nonostante descriva il sentimento di amore proibito di un uomo maturo per un preadolescente.
Delicato perché i sentimenti, anche violenti, che descrive, restano a ribollire nell’animo dell’uomo che non si concederà altro che lunghe occhiate, poche parole e lievi carezze sul capo del bellissimo ragazzino.
Il dipanarsi della storia ed il manifestarsi della “malattia d’amore” sono accompagnati da bellissime descrizioni di una Venezia morente, già allora, coi canali stagnanti che divengono bacino di coltura per una pestilenza che esploderà virulenta verso le ultime pagine del libro.
I personaggi, anche quelli secondari, sono oggetto di un’attenta indagine psicologica che li rende reali, a tutto tondo, anche quando sono destinati a non pronunciare neppure una parola.
Lo stile di scrittura è quello dei grandi classici, ma Thomas Mann ha una sua modernità, una leggerezza nello scrivere che forse potrà piacere anche a chi non ha molta dimestichezza con i capolavori dell’inizio del secolo scorso (Mann ricevette il premio Nobel nel 1929).
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Venezia: città d'arte, città decadente
[Premetto che ho letto la versione in cui sono presenti i seguenti racconti: LA MORTE A VENEZIA - TRISTANO - TONIO KRÖGER].
Il racconto che ho amato di più è stato proprio "La morte a Venezia". Dei tre, è quello che mi ha entusiasmato maggiormente, sia per la scelta della trama, ma soprattutto per la forma stilistica.
Un linguaggio davvero forbito, interessante, mai noioso, che rende efficaci tutte le descrizioni che Thomas Mann ha utilizzato per delineare e per rappresentare i paesaggi e le situazioni, con la nitidezza di una vera e propria fotografia. Avendo letto la versione in italiano, devo dire che la traduzione è stata perfetta: che non rispecchia la struttura classica della frase, ma porta cambiamenti tali da rendere il concetto poetico ed artistico.
La trama è come se si svolgesse in poco tempo, e in un piccolissimo spazio, nonostante il trascorrere dei giorni e le descrizioni accurate dei diversi luoghi. La lettura coinvolge, e la fine... che non posso svelare, lascia con un senso di vuoto, non per la scelta della conclusione, ma per altri fattori, alquanto sentimentali...
Essendo Thomas Mann un autore del primo '900, si percepisce quell'aspetto decadente (tipico del periodo) che mostra la città di Venezia sotto vari punti di vista: la città del commercio, del romanticismo, ma soprattutto una città putrida, da cui sembra quasi sentirne l'odore salmastro proveniente dai porti.
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Un capolavoro.
Spesso mi sono chiesto che cosa possa perdere un'opera così focale della Mitteleuropa nella traslazione in altra lingua: lo slavo, l'italiano, il francese.
Per quanto riguarda la "Morte a Venezia", Mann appare impareggiabile nel tracciare un limite inesausto fra forma e significante che travalica, lo assicuro, qualsiasi barriera stilistica.
E poco importa se questo capo d'opera gli sia costato, da parte di molti esenti dalla comprensione della metafora, la fama di omosessuale o, peggio, di pedofilo.
Kaiser Mann vola più in alto, non rispecchia che un fuoco decadente atto a proporre una morte simbolica.
Quella zweigiana di un mondo al crepuscolo.
E di uno stato sociale.










Opinione inserita da Jan 01 Gennaio, 2011