Ricordi d'egotismo Ricordi d'egotismo

Ricordi d'egotismo

Letteratura straniera

Classificazione
Autore

Editore

Casa editrice


La presentazione e le recensioni di Ricordi d’egotismo, opera di Stendhal. Il diario intimo di un uomo che, sulla soglia dei cinquant'anni, traccia un bilancio senza pudori della propria esistenza, "col piacere di chi scrive una lettera a un amico". Così in pieno Ottocento un diplomatico francese, console a Civitavecchia, abbozza in soli quattordici giorni i suoi "Ricordi d'egotismo". Pagine apertamente autobiografiche in cui si trovano impressioni su uomini e viaggi, su Parigi e l'adorata Milano, dove si era consumata la disfatta sentimentale di Stendhal, straziato dall'indifferenza dell'amatissima Matilde al punto di vagheggiare il suicidio. Il Raffaele La Capria rimarca la grandezza letteraria di questa limpida umanità: "Stendhal io l'ho sempre amato non solo come lo scrittore dei romanzi ma come l'uomo che si mostra negli scritti intimi. Ho amato la sua teoria del cuore umano". Il Raccontarsi per capire chi si è, con il coraggio della perfetta sincerità: così si può riassumere la scommessa di queste pagine, scritte di slancio e senza ritocchi, senza nulla "aggiustare". Perché la vita è più vera e disordinata della letteratura. Il Così questo "esame di coscienza con la penna in mano" diventa un vivace alternarsi di ricordi, e tra humour e malinconia, nostalgia e distacco, e fino alla confessione estrema, la più disarmante, che chiude il libro il 4 luglio 1832: "II caldo mi toglie le idee all'una e mezzo".

Stendhal, pseudonimo di Marie-Henry Beyle nacque a Grenoble il 23 gennaio 1783 e morì a Parigi il 23 marzo 1842. Ebbe una vita avventurosa e scrisse numerosi libri, molti dei quali di grande successo ancor oggi. La sua produzione letteraria comprende, fra gli altri, La certosa di Parma, La Badessa di Castro, Il Rosso e il Nero, Vita di Napoleone, Armance, Lucien Leuwen, Ricordi d’egotismo, Passeggiate romane, Vanina Vanini, Vita di Henry Brulard, L’amore.

Recensione Utenti

Opinioni inserite: 1

Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0  (1)
Contenuto 
 
5.0  (1)
Piacevolezza 
 
5.0  (1)
Voti (il piu' alto e' il migliore)
Stile*  
Assegna un voto allo stile di questa opera
Contenuto*  
Assegna un voto al contenuto
Piacevolezza*  
Esprimi un giudizio finale: quale è il tuo grado di soddisfazione al termine della lettura?
Indicazioni utili
 sì
 no
Commenti*
Prima di scrivere una recesione ricorda che su QLibri:
- le opinioni devono essere argomentate (quindi non scrivere solo 'e' un bel libro');
- il testo non deve contenere abbreviazioni in stile sms ne' errori grammaticali;
- qualora siano presenti anticipazioni importanti sul finale, la recensione deve iniziare riportando l'avviso che il testo contiene spoiler;
- non inserire piu' di 3 nuove recensioni al giorno.
 
Ricordi d'egotismo 2012-04-20 09:58:13 Renzo Montagnoli
Voto medio 
 
5.0
Stile 
 
5.0
Contenuto 
 
5.0
Piacevolezza 
 
5.0
Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    20 Aprile, 2012
#1 recensione  -   Guarda tutte le mie opinioni

La confessione

Corre l’anno 1832 allorché Stendhal si trova a Civitavecchia nella sua qualità di console. In quella che allora non era neppure una città, ma un paese scarsamente abitato (la maggior parte della popolazione era costituita da galeotti e guardie carcerarie), una landa quasi desolata, lontana mille miglia dai salotti parigini e milanesi, la vita era del tutto noiosa e priva di attrattive, tanto che il ripetersi monotono delle giornate induceva a richiudersi in se stessi, pensando al miglior tempo andato.
Stendhal non può tollerare un’esistenza così piatta e allora cerca uno sfogo nelle memorie, che provvedere a trascrivere in questo libretto stilato in soli quattordici giorni, anche perché dell’idea originaria di parlare dei ricordi di fatti, di eventi, di persone compresi nel periodo che va dal 1821 al 1832, in effetti finirà con il limitarsi a un solo anno, appunto il 1821, perché tanto ci sarebbe da scrivere, ma l’intento, privo di stimoli, finisce con lo spegnersi.
Eppure, per quanto ridotto a un periodo così breve, il lavoro che ne viene fuori è, a dir poco, stupefacente.
La sua è quasi una confessione, una specie di lettera inviata a un immaginario amico che è poi in fondo é lui se stesso.
Ci sono ritratti impareggiabili, come quello di La Fayette, ma molto del lavoro è dedicato ai personaggi femminili, con sempre presente la delusione amorosa per la milanese Matilde Viscontini, una passione non ricambiata che segnò assai la vita dello scrittore francese. C’è ovunque Parigi, ma in sottofondo un richiamo a Milano, città che gli ricorda i trionfi napoleonici, i salotti meno formali di quelli francesi, un altro amore, questa volta tradito, per Angela Pietragrua.
E’ sincero, è spontaneo Stendhal, si confessa senza remore, quasi infierendo su se stesso, ma senza acredine e così lascia spazio a una sottile ironia, che poi sfocia nel riso nel racconto di quando gli capitò di andare in bianco con una giovane prostituta, che non disprezza, verso la quale poi mostrerà tenerezza, sentimento che si tramuterà in pietà allorché l’età comincerà a incidere su di lei i segni inequivocabili dell’attività svolta.
In un solo anno, di cui noi non avremmo molto da raccontare, lui invece ha un calendario fitto, con impegni, appuntamenti, serate nelle case dei parigini più in vista, dove incontra tantissime persone e per ognuna ha il piacere di tratteggiare un ritratto, non solo fisico, ma soprattutto del carattere, con uno stile quasi giornalistico, essenziale potrei dire, e che però consente di non stancarsi in questa girandola di personaggi, ma di far scorrere le pagine come l’acqua limpida di un torrente di montagna.
C’è tutto un mondo che è trascorso, ci sono protagonisti e non della storia, un autentico carosello in cui uomini e donne appaiono, a volte per poche righe, altre invece per più pagine.
Si potrebbe pensare a un libro di pettegolezzi, ma non è così; questi sono lasciati ai personaggi minori, ma li ignoriamo, pur se Stendhal lascia al nostro intuito immaginare conversazioni non solo letterarie, ma civettuole in salotti ottocenteschi.
E in ogni caso, di qualunque uomo o donna si parli, dietro c’è sempre lui, con la sua sottile ironia, la leggerezza del tratto di penna, il desiderio di essere uno dei protagonisti, mettendo in evidenza più difetti che pregi, insomma fornendo il contenuto di un’amabile confessione fra contrapposizioni, incisi e riflessioni.
In contraddizione con il titolo l’unico egotismo è dato dalla sua presenza e nulla trapela della vanità, di quel desiderio di essere al centro di ogni attenzione che invece è propria di alcuni dei personaggi incontrati.
Se voleva fare un esame di coscienza, Stendhal ci è riuscito benissimo, e in quelle poche pagine è possibile conoscere di lui più che in una esauriente biografia.
Con il cuore in mano lo scrittore francese si consegna ai suoi lettori per conoscere se stesso.
Ricordi d’egotismo è un libro assolutamente imperdibile.

Indicazioni utili

Lettura consigliata
Consigliato a chi ha letto...
La certosa di Parma, Il Rosso e il Nero, entrambi di Stendhal
Trovi utile questa opinione? 
80
Segnala questa recensione ad un moderatore