Occhio nel cielo
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Philip K. Dick nasce a Chicago il 16 dicembre 1928. Nel 1955 esce il suo primo romanzo, Lotteria dello spazio. Durante un’esistenza segnata dalle difficoltà economiche, scrive capolavori come La svastica sul sole, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, da cui è tratto Blade Runner di Ridley Scott, e Ubik. Negli anni Settanta esce la sua ultima opera, La Trilogia di Valis, pubblicata da Fanucci Editore nella Collezione Ventesima . Muore il 2 marzo 1982, stroncato da un ictus. La notorietà di Philip K. Dick deve molto agli adattamenti cinematografici, tra cui Atto di forza (1990), Screamers – Urla dallo spazio (1995), Impostor (2002), Minority Report (2002), Paycheck (2003) e Un oscuro scrutare (2006). Nel 2008 è uscito il film Next, con Nicholas Cage, tratto dal racconto The Golden Man. Fanucci Editore pubblica in esclusiva tutta la produzione di Philip K. Dick, considerato uno dei più importanti autori della narrativa americana del secondo dopoguerra.
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Un confine sottile..
Questo libro ha segnato la mia iniziazione al genere dei romanzi di fantascienza. Devo dire che non sono rimasta delusa! La storia è coinvolgente e a tratti divertente, ricca di colpi di scena e suspense che ti tengono col fiato sospeso in attesa del finale.
Il nostro protagonista, Jack, è un ingegnere e un giorno si trova insieme ad altre 6 persone a visitare un acceleratore di particelle, il Bevatrone. Ma un incidente fa si che i 7 perdano i sensi; e qui ha inizio la storia vera e propria. Al loro risveglio il mondo non è più lo stesso. Ci mettono un po' per capirlo, ma è chiaro che si trovano in una realtà parallela inventata da uno di loro. Inizia una disperata serie di tentativi per andar via da questo mondo e quando sembra che non ci siano prorio vie d'uscita, ecco che i nostri amici vengono catapultati in un altro mondo e poi in un altro e così via.. Una sensazione di claustrofobia ci assale mentre Jack e gli altri tentano in ogni modo di tornare nella loro realtà.
L'ho trovata un'idea originale e interessante. Mi sono sforzata di immaginare come sarebbe una realtà inventata DA ME, e se davvero sarebbe vivibile e "giusta". Nonostante le ingiustizie e gli errori del nostro mondo, non credo che qualcuno riuscirebbe a idearne uno mogliore, difficilmente qualcuno sarebbe in grado di pensare oggettivamente e non lasciarsi sopraffare dai suoi personali gusti e pareri, paure e preconcetti..
Insomma, dopo aver letto questo libro ho realizzato che chiunque abbia pensato il nostro mondo, che sia il Caso o una qualche entità superiore o la Natura o quello che volete, ha fatto un ottimo lavoro e si è addossato una grossa responsabilità..!!
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Mondi folli, mondi reali
Ho l'onore di presentarvi un romanzo di fantascienza stravagante e geniale, complesso e ironico, che svela e deride senza pietà i lati peggiori della società americana degli anni cinquanta.
Si parte da un interrogativo vecchio di secoli, non solo nella storia della filosofia: il mondo che ci circonda esiste o è soltanto un’illusione, creata per chissà quale motivo? Potrebbe essere lo scherzo di una divinità maligna per divertirsi alle nostre spalle, oppure, come in Matrix, un’illusione collettiva creata da macchine intelligenti. Primo Levi una volta aveva scritto (non ricordo dove, chiedo scusa) che non c’è modo di trovare una risposta sicura a questo interrogativo, ma non vale la pena di prenderlo sul serio. Sono d'accordo, ma può anche essere un'ottima chiave di lettura, utile per indagare da un’angolazione insolita il nostro mondo (reale?).
In questo suo lavoro, uno dei più divertenti, Philip Dick ha messo in scena una serie di mondi collettivi, più o meno illusori, creati da un piccolo gruppo di esseri umani ridotti in coma dopo un incidente, un assortimento interessante scelto tra esemplari della stessa nazionalità dell’autore.
Creare dal nulla un mondo decente, però, è un compito adatto alle divinità, gli uomini sono costretti a lavorare sul materiale esistente e il lavoro non riesce bene comunque. Per capirlo, basta considerare per esempio il capolavoro creato da un vecchio soldato bigotto dell’epoca maccartista: la terra è un’enorme palla al centro di un misero universo, composto da minuscole stelle, Inferno e Paradiso. Al centro del cielo domina invece l’enorme occhio di Dio, che controlla e vede tutto, punendo all’istante i peccati e premiando con le dovute caramelle tutte le buone azioni. Un mondo assurdo, che per molti uomini vissuti in quell’epoca è stato anche l'unico mondo reale.
La fantascienza non è fuga dalla realtà, anche perché dalla realtà non si può fuggire. Purtroppo.









