L'indice della paura
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Robert Harris (1957), laureato alla Cambridge University, è stato giornalista alla BBC, e uno dei più noti commentatori dell'"Observer" e del "Sunday Times". È diventato famoso in tutto il mondo nel 1992 con Fatherland, il cui successo lo ha inserito a pieno titolo nel ristretto gruppo di autori che hanno ridefinito e ampliato i confini del thriller. Successo confermato da Enigma (1996), Archangel (1998), Pompei (2003), Imperium (2006) e Il ghostwriter (2007), da cui è stato tratto un film diretto da Roman Polanski di prossima uscita. Prima di dedicarsi interamente alla narrativa ha scritto numerosi saggi, fra cui una celebre inchiesta sui falsi diari del Führer, I diari di Hitler (2002). Tutte le sue opere sono edite in Italia da Mondadori. L'autore vive nei pressi di Hungerford, in Inghilterra, con la moglie e i quattro figli.
Recensione Utenti
Opinioni inserite: 2
Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio, 2012
troppo tecnico
robert harris mi piace molto,direi che ho letto tutte le sue opere, stavolta però è andato un pò troppo sul tecnologico e sulla fantascienza... nemmeno originale. La storia della macchina che si ribella al suo inventore non è certo nuova, perché in fondo è di questo che alla fine, dopo mille paroloni, si tratta. comunque è scritto come al solito bene e si legge volentieri.
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Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 2011
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L'indice della paura
Alex Hoffmann è uno scienziato, una mente geniale che si spinge là dove il genio è separato solo da un labile confine dalla pazzia. Relativamente giovane, quarantadue anni, ha dedicato la sua vita alla ricerca di un intelligenza artificiale, un algoritmo che gravita attorno al VIX, l'indice di volatilità dei mercati, detto familiarmente “L'indice della paura”, capace non solo di analizzare dati ma di imparare e correggersi da solo. Hoffmann ha prestato il suo genio all'alta finanza, ha fondato, a Ginevra, la “Hoffmann Investment Technologies” e il software da lui creato lo ha reso ricchissimo e concede guadagni elevatissimi ai clienti indipendentemente dall'andamento dei mercati. Una notte uno sconosciuto viola i complicatissimi allarmi della sua villa e lo aggredisce. E' il primo di una serie di avvenimenti che gli fanno capire che qualcuno vuole distruggerlo, dovrà difendersi e combattere contro un nemico sconosciuto tanto potente quanto invisibile non senza la paura di essere lui, la sua mente, il nemico di se stesso.
Robert Harris mi conquista e sorprende sempre. Dopo una serie di romanzi storici, ci regala un thriller ambientato nel mondo dell'alta finanza e dell'informatica ma che tende a sconfinare nella fantascienza. Descrive da maestro il mercato finanziario mondiale ormai governato da software ed algoritimi, non da banchieri, uomini di finanza, ma da scienziati del bit, matematici, creatori di software sempre più sofisticati ed il rischio è che la creatura sfugga di mano come un moderno Frankestein. Lui in una presentazione, ha definito “L'indice della paura” una “gothic novel”. Tutti gli avvenimenti del romanzo accadono in 24 ore; una valanga improvvisa che aumenta proporzioni ed effetti mentre si sviluppa e che travolge la vita del protagonista così come, pagina dopo pagina, il lettore con una sceneggiatura che strizza l'occhio al film che inevitabilmente verrà tratto dal romanzo.
“La sola cosa che dobbiamo temere è la paura. La paura è l'emozione umana più forte. Chi mai si sveglierebbe alle quattro della mattina perché si sente felice? La nostra conclusione è che la paura sta guidando il mondo come mai prima”









