L'ultimo lupo mannaro
Letteratura straniera
Editore
Glen Duncan è nato a Bolton, in Inghilterra, nel 1965 e ha studiato filosofia e letteratura alla Lancaster University. Il suo primo romanzo, Hope, è stato pubblicato nel 1997, seguito da altri sei romanzi: Love Remains, 666. Io sono il diavolo (Newton Compton), Weathercock, Morte di un uomo qualunque (Fazi), The Bloodstone Papers e A Day and a Night and a Day. Vive a Londra. L’ultimo lupo mannaro è il primo libro di una trilogia.
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Un libro a molla
474 pagine.....vero succo della storia nelle ultime 100.
374 è la lunghezza della molla tirata al massimo....lasciata andare, torna a 100!!! Totale: una fatica fisica e mentale non indifferente. Immaginavo avendo letto molto sui lupi mannari e sui vampiri, che i primi fossero più posati e riflessivi, ma non che potessero soffrire di "elucubrazioni mentali" all'ennesima potenza! Un libro "pensato", l'azione peraltro neanche tanto adrenalinica si affaccia nelle ultime 30 pagine.....anche quando il mannaro si nutre, lo fa al rallentatore! Dopo l'impresa della lettura, chiudo il libro e scopro dalla quarta di copertina che è una trilogia!!! Mi viene spontaneo elucubrare: i prossimi saranno stirati fino a 600 pagine?
La storia sarebbe anche interessante se i personaggi fossero meno depressi e meno riflessivi anche quando espletano i bisogni fisiologici più elementari. Il centro della storia sta nelle ultime pagine che si interrompono sul più bello per lasciare aperto il finale al secondo libro, che a questo punto ci si ritrova più o meno costretti a leggere per sapere come va a finire la faccenda. Un libro che non mi sento certo di consigliare, ma se ci fosse qualcuno che ormai lo ha sul comodino, sappia che è il racconto di un uomo divenuto lupo mannaro in seguito ad un morso accidentale 167 anni prima; della sua storia raccontata a ritroso, delle persone che sono entrate ed uscite dalla sua vita, di tutte quelle mangiate e di quelle che gli danno la caccia perchè lui è l'ultimo della sua specie.....o almeno crede. Fino a quando (guarda che magnifica fortuna!!!)non incontra (casualmente???)una lupa mannara e la sua vita anonima riprende quota ma solo fugacemente....il resto lo lascio all'immaginazione di chi sta per iniziare a leggerlo.
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Ultimo aggiornamento: 26 Gennaio, 2012
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Un lupo troppo "umano"
Prima di avere in mano questo libro ero carica di aspettative. Mi sono detta: finalmente la storia di un essere “non umano” che si comporta come tale e fa cose brutte-brutte, tipo che mangia le persone, una bella novità rispetto a vampiri anemici troppo corretti. Insomma horror in vecchio stile.
Ma le cose non sono andate esattamente come mi aspettavo…
Cominciamo dall’inizio. Il lupo è in realtà Jack Marlowe . E’ l’ultimo della sua specie, e siccome non ne può più, dopo 200 anni di solitudine, decide di concludere la sua vita di mostro lasciandosi catturare alla prossima luna piena. Ma è sempre mezzo umano (e forse anche se diverso in modo terribile, si sente comunque speciale) e vuole lasciare ai posteri il suo diario. E così ci racconta i fatti salienti della sua vita: la trasformazione (per me la parte migliore del libro), l'amicizia con l’unico uomo a cui ha salvato la vita (forse perché già sazio dopo lo spuntino di mezzanotte), la ricerca spasmodica del codice che rivelerebbe l’origine della sua specie, i suoi rapporti con questi ambigui cacciatori di essere soprannaturali che prima lo vogliono morto, poi lo vogliono vivo, poi morto…, e alla fine anche l’amore.
E fin quando l’autore si sofferma a raccontare, va tutto bene: c’è appunto l’horror e anche un pochino di azione, quello che personalmente cercavo in questo libro.
Il punto è che tra un fatto e l’altro ci sono pagine e pagine e pagine di riflessioni filosofiche sul fatto di essere un mostro che veramente appesantiscono troppo. Si entra nella psicologia del personaggio attraverso le sue riflessioni mentali (.. riflessioni!…), e questo va bene, ma qui si esagera e alla fine, per quanto abbia desiderato rimanere agganciata al racconto e mi sia sforzata di farmi convincere da questo libro, non ce l’ho fatta, mi sono arresa… Peccato, perché anche il finale secondo me è valido, ma se l’autore non si sforzerà di tenere a bada questa sua vena introspettiva, non so se leggerò il seguito.
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