La casa dei Krull La casa dei Krull

La casa dei Krull

Letteratura straniera

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La casa dei Krull è ai margini del paese; e loro stessi, in quanto tedeschi, sia pur naturalizzati, ne vengono tenuti ai margini. Sono gli stranieri, i diversi. Nella loro drogheria non si servono i francesi, ma solo i marinai che a bordo delle chiatte percorrono il canale. E quando proprio davanti a casa Krull viene ripescato il cadavere di una ragazza violentata e uccisa, i sospetti non potranno che cadere su di loro. In un magistrale crescendo di tensione, Simenon ci narra il montare dell’ostilità verso un perfetto capro espiatorio, e il progressivo disgregarsi di una famiglia apparentemente esemplare, osservati dagli occhi penetranti di un cugino a sua volta diverso da loro – diverso da tutti.

Recensione della Redazione QLibri

 
La casa dei Krull 2017-02-05 09:35:12 siti
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siti Opinione inserita da siti    05 Febbraio, 2017
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CHEZ KRULL

Scritto nel 1938 e dato alle stampe l’anno successivo,”La casa dei Krull”, torna ora in lingua italiana grazie ad Adelphi che continua a ripubblicare le opere del belga. Il romanzo oggi parrebbe quasi profetico rispetto alle sfide inclusive richieste alle nostre entità statali, ma prima alle nostre menti e ai nostri cuori, dai continui flussi migratori, dal cosmopolitismo crescente, dalla stessa globalizzazione. Eppure , preferisco darne una lettura prettamente letteraria e non politica, geopolitica, antiamericana, non c’è bisogno … all’occorrenza basta guardare casa nostra. O meglio entriamo a casa dei Krull accompagnati da un cugino tedesco che sta arrivando in taxi e che con la sua presenza, con la sua condotta o più semplicemente con il suo sguardo lungo, mette a repentaglio delicati equilibri consolidati nel tempo eppure fragili come un vetro filato.
I krull sono dei crucchi, abitano in un paese del nord della Francia, in una dimora al limitare dell’abitato, lungo una triste prospettiva scandita dalle chiuse di un canale navigabile. Possiedono un emporio e Cornelius, il capofamiglia, ha un laboratorio annesso nel quale si dedica all’intreccio del vimini. È la moglie a gestire la merceria che viene frequentata, insieme alla mescita per la compravendita di alcolici al banco, soprattutto dalle mogli dei cavallanti, i quali con le loro famiglie vivono in chiatte semigalleggianti al limite della società. I vicini di casa dabbene preferiscono servirsi altrove. La famiglia si completa di tre figli: un giovane laureando in medicina e due ragazze, dedite al cucito e allo studio del pianoforte. L’arrivo del cugino Hans, figlio del fratello di Cornelius, rompe la monotonia di una casa nella quale tutto pare essere cristallizzato e coincide, dopo poco tempo, con il barbaro assassinio di una ragazzina. In un crescendo di tensione la famiglia si ritrova coinvolta nell’omicidio, vero capro espiatorio di una comunità che fatica ad integrare il diverso. Protagonista assoluta della rappresentazione- lo scritto vive di una teatralità necessaria e assai funzionale- è la gente, quell’insieme di identità indefinite capace di tutto, cui fa da contraltare proprio il giovane Hans che con il suo fare disinvolto, con la sua superiorità mentale, con la sua furbizia da mascalzone, mantiene integra la propria identità schierandola apertamente non dalla parte del decoro civile. Paradossalmente sarà colui che, a conti fatti, uscirà integro da una vicenda capace di sconvolgere un’intera famiglia, quella dei suoi parenti più prossimi. Al contrario il cugino, suo coetaneo, schiacciato da un vissuto di inadeguatezza, dovrà ricostruire la propria identità, forse già scritta …
Essenziale, perfetto, lucido, spietato, il romanzo si attesta come l’ennesima prova di bravura nella quale i tratti incisivi sono i movimenti scenici , gli ambienti perfettamente descritti, la fusione di questi due elementi usati indirettamente per rappresentare pensieri, emozioni, tensioni, silenzi , rumori , tutti fondamentalmente sospetti.

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