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Liberty Bar

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C’era aria di vacanza. Anche il giorno prima, al tramonto, al porto di Cannes c’era aria di vacanza, soprattutto a bordo dell’Ardena, dove il proprietario faceva il galante con quelle ragazze dalle forme procaci. Maigret, invece, era vestito di nero come a Parigi, e portava la bombetta, un cappello che lì era proprio stonato. Le vacanze! Guardare il fondo cangiante del mare da una barca dipinta di verde o di arancione... Fare la siesta sotto un pino marittimo ascoltando il ronzio dei mosconi... Ma soprattutto non doversi preoccupare di uno sconosciuto che si era preso chissà come una coltellata alla schiena!

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Liberty Bar 2017-05-15 09:48:16 Renzo Montagnoli
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Renzo Montagnoli Opinione inserita da Renzo Montagnoli    15 Mag, 2017
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La grande umanità di Maigret

Un grande allevatore di pecore australiano, straricco, tutto dedito al lavoro, viene in Europa dove scopre che la vita riserva ben altri piaceri, meno monotoni di quello dell’accumulo del denaro, così che finisce per darsi alla bella vita (donne, champagne, panfili), dimenticando quello che ha lasciato nell’emisfero meridionale, famiglia compresa; ma presto questa vita lussuosa e vorticosa viene a noia ed è pertanto necessario scendere i gradini della scala sociale fino quasi a scomparire, trascorrendo alcuni giorni del mese in un bar, bevendo smodatamente in compagnia della padrona, di una prostituta e del suo magnaccia. Proprio fra le mura di quel locale, il Liberty bar, l’uomo ottiene ciò che ha sempre desiderato e cioè un’esistenza anonima e indolente, e tutto filerebbe liscio se non gli accadesse un giorno di tornare nel villino, dove normalmente risiede con una donna e sua madre, gravemente ferito per una pugnalata che lo condurrà alla morte senza nemmeno la possibilità di entrare in casa. É un delitto sulla Costa Azzurra, fuori dai perimetri operativi di Maigret, che tuttavia viene inviato a risolvere il caso con la raccomandazione di andare con i piedi di piombo, alquanto vaga, ma che lascerebbe supporre che la vittima rivesta una particolare attenzione per il governo francese.
Sarà la stagione balneare, sarà una generale atmosfera di rilassamento che accolgono il commissario al suo arrivo, ma sta di fatto che anche lui sembra intorpidirsi, come un gigantesco basilisco al sole. Ciò nonostante arriva anche abbastanza rapidamente alla soluzione, senza tuttavia assicurare alla giustizia un assassino che ha ucciso per gelosia e a cui resta ben poco da vivere, dimostrando un’umanità che già abbiamo avuto di vedere in altre circostanze, ma che qui non è disgiunta da una certa simpatia per il reo, tanto da costituire un’eccezione. Per il resto, in una vicenda tutto sommato semplice, si ritrovano tutte le caratteristiche di Simenon, quali le descrizioni puntuali, l’atmosfera sapientemente ricreata, l’analisi psicologica dei personaggi, una marcata antipatia nei confronti di un’alta borghesia che crede con i soldi di poter comprare tutto.
Da leggere, lo merita.

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Liberty Bar 2012-03-19 10:38:49 apprendista
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apprendista Opinione inserita da apprendista    19 Marzo, 2012
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All'Osteria dello Spirito

È il primo giallo di Simenon che ho letto, dopo anni di pregiudizi su questo autore, forse per colpa di certe trascrizioni televisive poco convincenti.

In generale trovo molto piacevole la lettura dei gialli di Maigret perche l’autore restituisce con una freschezza senza pari le dinamiche della società, la psicologia di personaggi senza età, i drammi e le vicende umane che restano attualissime nonostante il tempo trascorso. Che dire poi di certe caratterizzazioni di personaggi minori - l’oste, il borseggiatore, il gendarme o chi per loro – che, descritti con poche pennellate, ti restano impressi come se li avessi conosciuti di persona. Anche l’atmosfera in Simenon, non è solo lo sfondo sui cui si svolge l’azione, ma diventa co-protagonista del romanzo.

E’ il caso di Liberty Bar, che finora resta il più bel giallo del commissario Maigret che ho letto. La Costa Azzurra degli anni ’30, con il contraltare di grandi alberghi, macchine da ricchi, marinai ubriachi e vicoletti sudici, sembra di averla lì davanti a te. E poi mi ha incantato proprio il Liberty Bar, che via via da insignificante osteria ti si svela come uno stato dell’anima, ti trascina come per magia in un’atmosfera senza tempo, libero da preoccupazioni e affanni quotidiani.

Certo non c’è un ritmo incalzante da fiction TV o scene di violenza/sesso, manca Internet e gli unici cellulari sono quelli a quattro ruote della Gendarmerìe. Forse sono un pò di parte, ma che classe, che eleganza in questo libro, un classico insomma. Buona lettura a tutti

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