Il letto di Alice Il letto di Alice

Il letto di Alice

Letteratura straniera

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La presentazione e le recensioni di Il letto di Alice, opera di Cathleen Schine edita da Mondadori. Alice non è più una bambina, ha abbandonato il Paese delle Meraviglie, ed è diventata seducente, irriverente verso il mondo dei maschi. Nella sua camera d'ospedale, dove è costretta all'immobilità da una malattia, entrano ed escono genitori stravaganti, innamorati respinti, spasimanti bizzarri, e poi medici sedotti e seduttori, infermiere impertinenti, scocciatori di varia natura. Alice sa cosa vuole e come ottenerlo: urla, strepita, piange e alla fine centra sempre l'obiettivo, sia esso l'insperata guarigione o un bacio dato al medico più attraente.

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Il letto di Alice 2012-02-07 17:17:26 Marghe Cri
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Marghe Cri Opinione inserita da Marghe Cri    07 Febbraio, 2012
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Un'occasione persa


Alice è un’adolescente costretta in un letto d’ospedale da una malattia fortemente invalidante ed è nella sua stanza che si volge l’intera vicenda.
In una situazione così drammatica ci si aspetta un racconto carico di emozione, dolore, speranza.
Ma Alice è una ragazzina dalla personalità bizzarra e la penna di Cathleen Schine descrive con leggerezza e ironia lo svolgersi degli eventi, dando vita ad una serie di personaggi descritti a tutto tondo, anche quando sono semplici comparse.
Nel leggere le prime pagine mi è sembrato di trovarmi nelle atmosfere di John Irving: qualcosa mi richiamava alla mente “Il mondo secondo Garp”, forse per l’originalità dell’idea e per i personaggi surreali che si alternano accanto al letto di Alice. Poi l’illusione è svanita, il grande John se n’è andato e mi sono trovata fra le mani un romanzo che man mano perdeva sempre più smalto, fino a diventare noioso e ripetitivo e dai toni decisamente forzati nel tentativo di mantenere un accento leggero.
Non è bastata una bella prosa per salvare un libro che ben prima della metà perde ispirazione ed interesse.
Peccato, un’occasione mancata per l’autrice e per il lettore!


“Sto delirando?” domandò Alice.
“Hai la febbre” rispose sua madre, immergendo la pezzuola in un bicchiere di carta pieno d’acqua di lavanda.
“Mi sembrava di delirare”. Il delirio, se non altro, aveva un che di romantico. “Sicura che non sto delirando?”.
Sua madre rispose che credeva di no e le passò la pezzuola bagnata sulla fronte.
L’acqua di lavanda profumava di pulito, come il cassetto delle camicie da notte di una zitella.
“Bere molti liquidi!” si raccomandò sua madre un minuto dopo, porgendole uno dei bicchieri di carta traboccanti d’acqua, che erano posati sul comodino.
Alice se lo avvicinò alle labbra. “Ho riportato danni cerebrali” pensò con languore. “L’acqua ha uno strano sapore. Sa di…”
“Mamma! Mi hai dato l’acqua di lavanda! È disgustosa.”
“Ti ho avvelenata! Oh mio Dio, ti ho avvelenata!” gridò sua madre baciandole le mani.

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