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Che cosa facevano i ricchi dopo cena, otto secoli prima di Cristo? Ascoltavano un cantautore, possibilmente cieco, che in cambio del cibo o di qualche regalino raccontava storie a puntate, brulicanti di guerrieri valorosi come Rambo, di dèe e donne innamorate, di incantesimi, di truci delitti, di viaggi per terra e per mare. Le più belle avevano come protagonista Ulisse, che a quei tempi veniva chiamato Odisseo. Gli altri eroi erano sì valorosi, ma anche un po' sempliciotti e prevedibili; Ulisse, invece, aveva tutti i pregi e i difetti che un uomo deve avere: era coraggioso, bugiardo, amante dell'avventura, attaccato alla famiglia, traditore, curioso, imbroglione, astuto, farabutto, intelligente e, come dicono i milanesi, "cacciaballe". Per questo uomini e donne provavano tanto piacere quando udivano raccontare le sue imprese. Luciano De Crescenzo ha voluto rinfrescare questo piacere traducendo (a modo suo) l'Odissea, il grande poema dedicato alle avventure di Ulisse. Prendere in mano questo suo nuovo libro è come sedersi in una sala dove la voce del cantastorie si leva per parlare ancora una volta della morbosa Calipso, di Telemaco, della bella Nausicaa, del cavallo di Troia, del ciclope Polifemo che Ulisse ingannò dicendo di chiamarsi Nessuno, di una visita nel regno sotterraneo dell'Ade, delle Sirene, del ritorno a Itaca, dei Proci, di Penelope e di tutto il resto. Ma la voce del cantastorie è quella arguta di De Crescenzo, che di tanto in tanto sospende il discorso per divagare e trasforma le avventure di Ulisse in un intrattenimento dei suoi. L'ultima parte del libro, intitolata 'Contro Ulisse', raccoglie uno di quei dossier che sono sempre circolati sui personaggi in vista. Sono storie che nell'Odissea non compaiono, ma che i Greci antichi raccontavano con maligno piacere e in cui l'eroe di Itaca rimedia una brutta figura dopo l'altra.

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Nessuno 2011-05-29 10:10:11 AndreaDm
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AndreaDm Opinione inserita da AndreaDm    29 Mag, 2011
Ultimo aggiornamento: 29 Mag, 2011
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Molto scorrevole!

"Erano appena entrati quando furono avvicinati da una giovane fanciulla che con una brocca d'oro e un bacile d'argento offrì loro dell'acqua di fonte affinchè si detergessero il viso dalla polvere del viaggio. Subito dopo vennero inviati a immergersi in due vasche di pietra ben levigate dove altre quattro ancelle provvidero a lavarli, a massaggiarli e a cospargerli di unguenti, per poi rivestirli da capo a piedi con candide tuniche e ricchi mantelli di lana."


Dove sono finiti questi bei tempi? quando l'accoglienza di una persona era un dono a Zeus?
Nelle opere di Omero, che siano esse una traduzione minuziosa dal greco o un racconto di un filosofo, le donne statisticamente sono tutte delle strafighe pronte a lavarti e ad ungerti d'olio, per non parlare di quando capiti sfortunatamente in una dea ninfomane.
Ed oggi invece? Ah! come siamo messi male!!
Riflettendo: non aveva ragione Schopenhauer nel " L'arte di trattare le donne" ??
(chiusa parentesi)

266 pagine possono averle qualsiasi testo, ma sono ben pochi quelli dove una volta iniziata la prima ti ritrovi in un batter d'occhio alla metà e subito dopo alla fine.
La scorrevolezza è impressionante, si ha l'impressione di essere in compagnia di un parente che ti guida nel viaggio di Ulisse inserendo, qualora ci sia bisogno, informazioni utili riguardo all'Iliade ed ai numerosissimi rapporti di parentela tra i personaggi.
Il racconto di De Crescenzo è ricco di citazioni dalle traduzioni testuali dell'opera, alcune fatte da lui medesimo, questa caratterista è fondamentale nel rendere il lettore consapevole che pur essendo un racconto non ci si allontana mai in considerazioni prive di fondamento.
Raccontarvi dell'Odissea non rientra nell'obiettivo della recensione ma non posso non invitarvi a leggere il libro inserendo questa citazione:

" Laddove si narra come Ulisse, impossessatosi dell'arco fatale, uccida tutti i pretendenti e buona parte delle ancelle infedeli. Aiutato in questo da suo figlio Telemaco, dai guardiani Eumeo e Filenzio e soprattutto dalla Dea Atena.



Noi cristiani, cresciuti nell'ideologia del perdono, questo ventiduesimo canto non lo dovremmo nemmeno leggere. Già dalle prime righe, infatti, ci si rende conto che il < perdonismo > non doveva essere molto di moda a quell'epoca. Ulisse non si limita a uccidere tutti quelli che in qualche modo lo hanno oltraggiato, infierisce anche su chi ha partecipato ai bancetti e alle orge, e quindi anche sui servi, sugli aedi e sulle ancelle. Soprattutto su queste ultime in quanto compagne notturne degli odiati pretendenti. Prepariamoci, ordunque, a nuotare in un mare di sangue."


Interessante inoltre, è lo spunto riflessivo di De Crescenzo su come considerare personalmente Ulisse in base alle sue azioni nell'Odissea ed in altre opere minori. Racconti aggiunti come appendice alla fine del testo. Per non parlare del canto bonus!!

Buona lettura!

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