L'inferno di Treblinka L'inferno di Treblinka

L'inferno di Treblinka

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La presentazione e le recensioni di L'inferno di Treblinka, opera di Vasilij Grossman edita da Adelphi. La più terribile fabbrica della morte nazista nel folgorante, esemplare reportage – fondato su testimonianze di prima mano e scritto subito dopo la liberazione del campo, nell’autunno 1944 – da un inviato d’eccezione.

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L'inferno di Treblinka 2012-02-12 19:16:47 Simoncé
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Simoncé Opinione inserita da Simoncé    12 Febbraio, 2012
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L'Inferno di Treblinka

Questo breve opuscolo giornalistico fu scritto sul finire dell'estate del 1944, subito dopo la liberazione del campo di Treblinka, usando fonti e informazioni di prima mano. Venne addirittura adoperato durante il processo di Norimberga.

Qui Grossman raggiunge le vette della sua carriera giornalistica. Lo stile è diverso dai seguenti capolavori letterari. È asciutto e duro, non divaga in constatazioni del momento ( ad esempio, in Tutto scorre... solo alcuni capitoli si avvicinano a questo lavoro, a livello di impostazione stilistica). Ma in questo lavoro, l'ancora giornalista sovietico, deve descrivere la dura realtà del genocidio perpetrato dai nazisti, arrivando a porsi il problema che forse chi ha compiuto tutto ciò uomo non lo era: sono pagine tremende, Grossman riesce nella settantina di pagine scarse a concentrare l'odio nazista e buttarcelo addosso, dicendo: perché è successo?

E nelle ultime, terribili, pagine guarda in avanti e prevede, quasi, il fascino che simili massacri potranno avere sull'uomo del futuro, sia esso vicino o lontano:

"Dobbiamo tenere a mente che di questa guerra il nazismo, il razzismo, non serberanno soltanto l'amarezza della sconfitta, ma anche il ricordo fascinoso di quanto sia stato facile uno sterminio di massa.
E dovrà tenerlo a mente ogni giorno, e con grande rigore, chiunque abbia cari l'onore, la libertà, la vita di ogni popolo e dell'umanità intera."
(V. Grossman, L'inferno di Treblinka, p. 79)

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"Se questo è un uomo" di Primo Levi
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L'inferno di Treblinka 2011-02-11 11:48:36 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    11 Febbraio, 2011
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Non leggete questo libro, è triste.

Vasilij Grossman entra con l'Armata Rossa nel lager di Treblinka.
I nemici della razza umana sono già fuggiti con la refurtiva.
Grossman non lo sa ancora...ma lui farà, sotto il tallone di un'altra dittatura, la stessa fine degli assassinati di quel campo.
Differente sarà soltanto la modalità d'esecuzione.
Questo libretto dell'Adelphi, assai piccolo in verità, è "triste".
Ovvero, non parla di vampiri e di trame di colore giallo acceso.
Per questo il libraio che è un commerciante, se è astuto,vi avverte:"Quello è triste".
Siete dunque avvertiti.
Il rapporto di Grossman è impressionante.Prima di essere un soldato sovietico,prima della divisa, prima di tutto,insomma,Vasilij è un ebreo.
Aveva sentito voci e ascoltato racconti, precisa, ma non immaginava questo.Così non compie funambolismi intellettivi o, peggio, intellettuali per definire Treblinka: INFERNO...è la parola che gli si accosta per prima alla mente nel vedere, constatare, osservare che cosa un tedesco sa fare.
E come sempre lo sa fare bene.
E' un libro triste, è vero.
E mica dobbiamo stare male per queste cose no? Ora siamo più...maturi.
Ecco, maturi.
Espressione libera, forte, esaustiva e fiera.
Siamo più maturi! Oh!
Ma io vi dico che chi non legge questo libro non può comprendere la "rovina interiore" (Lacan) di un uomo,né percepire la dolcezza della zolletta di zucchero che si sgretola fra i denti all'ora del té.
Chi volta lo sguardo altrove non percepirà mai più il verde intenso dei campi o l'azzurro cobalto del cielo.
A molti piacciono "le sensazioni forti"...per questo leggono le saghe vampiresche di improbabili succhiasangue d'occasione impiegati come stagnini alla corte del secolo XXI...
Vi piacciono le sensazioni forti,eh?
Leggete questo libro. E' triste.
Ma in fin dei conti voi siete così sereni?

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