Open. La mia storia
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Andre Agassi ha giocato a tennis come professionista dal 1986 al 2006 ed è stato a lungo numero uno del tennis mondiale. Ha vinto otto tornei del grande Slam ed è l'unico tennista al mondo ad aver vinto un Golden Slam, cioè i quattro tornei del Grande Slam piú l'oro olimpico. Attualmente vive a Las Vegas con la moglie, Stefanie Graf, e due bambini. Nel 2011 Einaudi ha pubblicato il memoir Open.
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IL SENSO DELLA VITA
Quante volte guardando gli sportivi più famosi li ho invidiati. Quante volte pensando ai calciatori o ai piloti ho pensato: non c’è fortuna maggiore di quella di fare della propria passione sportiva un lavoro. Immaginarsi di poter fare ogni giorno qualcosa che ti piace e di essere anche pagati profumatamente per farlo non ha prezzo.
Mai idea potrebbe essere più sbagliata. Questa è la biografia di Andre Agassi, questa è la vita di un tennista professionista che odia il tennis.
Fin da piccolo Andre fu costretto dal padre a giocare a tennis. L’unico scopo della vita che il padre insegnerà ad Andre sarà la perfezione nel gioco del tennis. Nella sua vita giovane età non vi sarà spazio per null’altro. Solo il tennis. E il tennis diverrà per lui una vera ossessione. Diverrà la sua gioia e il suo dolore di vivere. Perché Andre vive per giocare a tennis, allenarsi a tennis, battere gli avversari a tennis. Il suo scopo di vita sarà il tennis.
Quante volte ho scritto la parola tennis, ed a me è già venuta un po’ di nausea. Pensate cosa voglia dire giocare a tennis sempre. Fin da piccolo dover combattere e rincorrere perennemente quella pallina gialla. Non avere altro scopo che quello. Se fin da piccolo ti hanno insegnato che il tuo scopo nella vita è cercare la perfezione nel tennis, non si attraversa il periodo assai travagliato nel quale ogni essere umano cerca di dare un senso alla propria vita.
Ma poi cresci, attraversi tante vittorie ma anche tante sconfitte. E capisci che la perfezione nello sport la raggiungi solo in alcuni periodi nei quali la condizione fisica si sposa perfettamente con quella psicologica. E non sei nemmeno felice, il gioco ed i soldi non ti rendono felice. La Felicità dopo una vittoria è effimera, dura solo qualche breve attimo, giusto il tempo di assaporarne il gusto che poi sparisce
E cadono tutte le tue certezze. Capisci che il tennis non rappresenta il tuo scopo nella vita, che infondo il tennis ti ha fatto solo correre dietro a tante palline gialle, ma non ti ha permesso di raggiungere il vero scopo della tua vita. Come per ogni essere umano il problema esistenziale sarà per Andre un nodo cruciale. Compirà scelte decisive, che infine lo porteranno ad ottenere le SUE risposte.
In primis l’amore per la moglie e poi quello per i figli gli permetteranno di avere una consapevolezza diversa di se stesso. Il tennis, pur rimanendo attore nella sua vita, rimarrà in secondo piano rispetto alla sua famiglia, finchè poi da attore protagonista qual’era non si ridurrà a mero strumento finanziario per raggiungere il vero scopo della sua vita: aiutare il prossimo.
Che dire: questa biografia mi è piaciuta. Nonostante giudichi la scrittura fluida e morbida, non posso però giudicare questo libro un capolavoro. Sicuramente ci dà un immagine di Andre Agassi molto diversa rispetto a quella percepita fino ad ora, ma non annovero questo libro tra i migliori che ho letto. Comunque un merito sicuramente allo scrittore che ha sapientemente dosato la narrazione, privandola della pesantezza cui si poteva andare incontro narrando i particolare dei match.
Io ve lo consiglio, ci restituisce un’immagine dello sportivo umana e fragile, non differente, perciò ,da ognuno di noi. Il che ci rende più vicino qualsiasi obiettivo ci si ponga nella vita.
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Ultimo aggiornamento: 11 Gennaio, 2013
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Odio il tennis ma non so fare altro!
Il bello delle biografie dei personaggi famosi (ovviamente, chi pubblicherebbe la biografia di uno sconosciuto!) è rendersi conto di quanto, alla fine, siano uguali a noi "comuni mortali".
Ovviamente frequentano personaggi che noi possiamo vedere solo in TV o sui giornali, hanno un sacco di soldi, auto di lusso e ville esagerate ma, alla fine, sono uomini (o donne).
Il padre obbligava il piccolo Andrè, senza pietà, a giocare a tennis per ore ed ore ma, ripensandoci col senno di poi, se Agassi non avesse avuto il padre tiranno che ha avuto non sarebbe diventato uno dei tennisti più forti di tutti i tempi.
La sua carriera è stato un susseguirsi di alti e bassi inframmezzati da infortuni di vario genere, le sue sconfitte dimostrano che se non sei "convinto" psicologicamente alla fine perdi, anche gli incontri più scontati.
Lui, spesso e volentieri, difettava di questa motivazione e mandava all'aria settimane di allenamenti perchè non "voleva" più vincere.
Le sconfitte bruciano molto più di quanto tu possa trarre soddisfazione da una vittoria, lui di questo è convinto e, pensandoci bene, questa è una verita sacrosanta anche nella vita.
Nel tennis, come dice lui, sei solo, completamente solo di fronte al tuo avversario.
La vittoria può essere determinata dal talento, dal fisico, dalla tecnica e dalla motivazione.
Il primo ce l'hai o non ce l'hai, il secondo lo puoi rafforzare con il giusto allenamento, la terza la impari con il giusto allenatore, la quarta la devi trovare dentro di te, anche in questo caso o ce l'hai o non ce l'hai e, a volte, è la più importante delle tre.
Può essere una metafora della vita sulla falsariga del famoso "American dream", se vuoi veramente qualcosa la puoi ottenere, ma la devi volere, a volte basta un niente e, ad un passo dal traguardo, molli tutto.
Agassi si è mostrato con tutte le sue debolezze in questo libro, non ne esce, a mio parere, la figura di un grande atleta forte e sicuro di sè.
Aveva molti problemi, sia fisici che psicologici.
Nato con una malformazione alla schiena si è ritrovato con questa distrutta da anni di allenamento.
Cresciuto dal padre con la fissa del colpo perfetto ha dovuto trovare un coach che gli facesse capire l'importanza di leggere i difetti dell'avversario, e di appofittarne.
Non c'è bisogno di essere perfetti nel tennis come nella vita, la perfezione non si raggiunge mai e si vive in uno stato di perenne insoddisfazione.
Come noi (non tutti ma molti di noi) odiamo il nostro lavoro anche lui odiava il suo, odiava il tennis.
Il suo problema era che non sapeva fare altro!
Ha sempre odiato la scuola da giovane rendendosi conto tardi dell'importanza di avere una cultura, per rifarsi ha fondato una sua scuola in un quartiere degradato.
Il libro si chiude con un elogio della lettura, da lui scoperta tardi, nei ringraziamenti al premio Pulitzer Moehringer (ghost writer del libro stesso).
Vorrei scrivere altro ma mi sono già dilungato a sufficienza.
ATTENZIONE! QUI SOTTO POTREBBE ESSERCI UNO SPOILER! IO VI AVVISO...
P.S. la scoperta più sconvolgente è la confessione sul parrucchino! I suoi lunghi capelli biondi, in realtà, non erano suoi!
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Open
Agassi ha il tennis nel sangue.
Agassi ha il tennis nel cervello.
Agassi ha il tennis nel corpo.
Agassi ha il tennis nella scrittura.
Leggere questo libro è esattamente come vederlo giocare.
La testa si muove a destra e sinistra,seguendo la palla,seguendo la riga,seguendo le parole.
Lui suda e tu inizia a sentire caldo;
lui scruta cattivo gli occhi dell’avversario e tu gli rivolgi lo sguardo più gelido che possiedi;
lui colpisce con un rovescio potentissimo e tu senti la tensione nelle braccia;
lui ascolta gli incitamenti della folla e tu ti carichi di forza;
lui perde e tu ti incazzi;
lui grida bastardo al giudice e tu lanci improperi infiniti;
lui è sfinito al quinto set e tu ti senti devastato.
Lui si inginocchia piangente sui campi di Wimbledon dopo la vittoria e a te si appanna lo sguardo per le lacrime.
Faccio solo una piccola precisazione:amo il tennis,è stato il mio sport per molti anni,ma anche chi non ha mai preso una racchetta in mano o seguito una partita,chi non si è mai sporcato le scarpe con quella meravigliosa terra rossa,chi non ha mai messo tutta la sua energia in un rovescio(rigorosamente a doppie mani!) può trovare in queste pagine una storia straordinaria.
Non è un libro sul tennis,è il libro di un meraviglioso uomo che ha giocato a tennis.
Emozionante..Leggetelo.
Game,set and match Agassi.Ha vinto ancora lui.
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Andre Agassi: “Open”
Non ho mai amato il tennis di Andre Agassi. Al netto degli ultimi, encomiabili anni l’ho sempre visto come uno di quegli sparapalle – l’attaccante dal fondo – che hanno trasformato uno sport di tocco ed eleganza in una sorta di braccio di ferro tra energumeni (con conseguente aumento esponenziale della noia per lo spettatore). Veder confermato che la scuola di Nick Bollettieri, che molto ha contribuito a tale trasformazione, fosse una specie di lager per ragazzini e che lo stesso Nick si dimostri persona mediocre è solo uno dei pregi minori di questo libro che, sorta di confessione catartica, è capace di appassionare anche chi di racchette e palline non ha mai sentito parlare. Agassi riversa nel registratore di J.R. Moehringer (che però non ha voluto comparire sul frontespizio) l’intera sua vita, dall’infanzia segnata dai massacranti allenamenti paterni all’adolescenza ribelle e contromano per finire a una maturità conquistata con molta fatica e quindi fonte di ancor maggiore soddisfazione. Due cose colpiscono nell’autore, la capacità di guardarsi dentro e quella di riconoscere in maniera quasi istintiva le persone di cui circondarsi. La prima gli consente di analizzare le azioni compiute e, soprattutto, il rapporto con il gioco, magari odiato – adesso sappiamo il perché di certe sconcertanti sconfitte al primo turno contro il primo carneade di passaggio - ma spesso insostituibile fonte di adrenalina. La seconda è alla base della creazione di un piccolo clan affidabile che si rivela molto importante quando è necessario risollevarsi dopo le numerose cadute o attutire le insicurezze che la vita randagia del tennista moderno finisce per accentuare. Non pare un caso che Andre abbia sempre cercato donne più vecchie di lui, compresa – seppur per meno di un anno - quella giusta, Stefanie (mai chiamata Steffi) Graf, un’altra che colpiva dritti e rovesci mentre i suoi coetanei erano all’asilo. Il libro parte subito molto bene – con il racconto dell’ultima vittoria, sul cipriota Baghdatis agli U.S. Open del 2006 – e mantiene per tutte le sue pagine un ritmo invidiabile che tiene desta l’attenzione anche nella parte più difficile, il racconto delle partite: la sincerità non viene mai meno e risultano così eccessive le critiche di alcuni sportivi, in attività o meno, per l’ammissione riguardo all’uso di metanfetamine e la confessione dei trucchi escogitati per salvarsi dalla positività all’antidoping (anche perché si fa riferimento a un periodo in cui Agassi non vinceva quasi più e pareva, a meno di trent’anni, già finito).
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Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 2011
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Una bellissima sorpresa.
"Odio il tennis, lo odio con tutto il cuore, eppure continuo a giocare, continuo a palleggiare tutta la mattina, tutto il pomeriggio, perchè non ho scelta. Per quanto voglia fermarmi non ci riesco. Continuo a implorarmi di smettere e continuo a giocare, e questo divario, questo conflitto, tra ciò che effettivamente faccio mi appare l'essenza della vita...". Pochi altri atleti hanno incarnato come Agassi l'icona del campione stravagante, che emanava sicurezza da tutti i pori, che sembrava divertirsi sul campo più di chiunque altro, vuoi per la sua sfacciataggine, vuoi per il suo look senza dubbio fuori dagli schemi. Nessuno avrebbe mai pensato che interiormente portasse un simile fardello, quello di aver sempre odiato ciò che faceva meglio, giocare a tennis. Fin da piccolo infatti ha dovuto subire i metodi ed il carattere del padre, che lo costringeva ogni singolo giorno a passare ore ed ore sul campo a colpire palle lanciate dal "drago", la macchina lanciapalle così ribattezzata dallo stesso Andre. Mentre i suoi amici di Las Vegas si godevano la propria adolescenza lui era obbligato a dedicarsi solo al tennis trascurando tutto ciò che realmente avrebbe voluto fare. La sua missione, visto che i fratelli prima di lui avevano fallito, doveva essere diventare il migliore, scalare la classifica ATP fino a diventare il numero uno: questo il diktat del padre. In questa appassionante biografia Agassi ripercorre tutta la propria carriera, dall'ingresso alla Bollettieri Academy fino alla vittoria degli otto Slam ed al raggiungimento del vertice della classifica ATP. Pagina dopo pagina traspare tutto il disagio, la lotta interiore per cercare di essere l'uomo che gli altri volevano fosse, senza che potesse fermarsi un attimo a capire se era ciò che anche lui voleva per se stesso. Con la stessa schiettezza con cui parla del padre racconta il proprio matrimonio con Brooke Shields, l'amicizia intensa con Barbra Streisand, fino all'incontro con quella che definisce essere "un privilegio", la donna della sua vita: Steffi Graf. Ho trovato molto intense le pagine finali dove vengono descritti gli ultimi giorni di carriera, l'ultimo incontro agli US Open. Ciò che mi ha colpito maggiormente comunque è la capacità che Andre Agassi ha avuto nel fare bagaglio della propria esperienza per aiutare gli altri, infatti proprio perchè a lui è stata negata quasi totalmente un'istruzione degna di questo nome e grazie agli enormi guadagni ottenuti in carriera, oggi ha fondato a Las Vegas in un quartiere malfamato un'enorme struttura che consente a migliaia di bambini, che diversamente non ne avrebbero avuta la minima possibilità, di studiare e di crearsi il futuro che desiderano. "Quale altro messaggio potrei sperare di trasmettere? Quale altro messaggio potrebbero aspettarsi da uno che ha abbandonato gli studi al primo anno di superiori e adesso ha creato una scuola di cui va fiero sopra ogni altra cosa?". Premetto che amo tantissimo il tennis e che quindi mi ha divertito molto anche conoscere certi retroscena di questo sport ma comunque ritengo che questa sia veramente un'ottima biografia e pertanto ve la consiglio vivamente.









