Il Gattopardo
Letteratura italiana
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Opinioni inserite: 7
cupa decadenza di un'epoca
Unico romanzo scritto da Tomasi di Lampedusa, Il gattopardo, forse vagamente ispirato ai Vicerè di De Roberto per ambientazione e periodo storico racconta attraverso i malinconici occhi del principe Fabrizio Cordera di Salina la decadenza dell'epoca borbonica e dei privilegi nobiliari a favore di una casta meno colta ma più scaltra e meschina con l'avvento dell'Unità d'Italia.
E' stato un male o un bene chiudere un mondo negativo per aprirne un altro non certo migliore? All'interrogativo Lampedusa da' la risposta nelle frasi del principe rassegnato al passaggio di consegne, amareggiato dall'avanzare di un nuovo già stantìo eppure incapace di lottare perché nato già vinto.
I personaggi positivi della storia sono tutti dei vinti ( di verghiana memoria): il colto e triste don Fabrizio, dongiovanni fedele alla timida e malaticcia consorte Mariastella, la casta Concetta mentre nonostante l'aria da simpatico sbruffone Tancredi, arrivista al punto giusto, sua la frase "bisogna che tutto cambi perché tutti resti com'è", è annoverato tra i personaggi negativi accanto alla bella Angelica e a suo padre don Calogero che rappresenta in toto tutte le negatività dell'epoca nuova.
Tuttavia risulta difficile definire Il gattopardo un romanzo storico tout court, si tratta piuttosto di un romanzo sul cambiamento, che sia di un'epoca o anche di una situazione inserito in un particolare contesto.
Protagonista assoluto Fabrizio di Salina, simbolo delle vestigia di un tempo irreplicabile. Romanzo moderno sia per stile che per tematiche ascrivibile alla corrente del flusso di coscienza per le continue riflessioni del principe.
Capolavoro della letteratura contemporanea.
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Magistrale
Non posso che unirmi al coro unanime che esalta questo testo. Un libro che contiene in sé la sintesi di un'epoca, quella dell'Italia del Risorgimento. Da leggere per comprendere pienamente tante cose che magari da un semplice libro di storia possono sfuggire!
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Ultimo aggiornamento: 30 Settembre, 2011
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Il Gattopardo
Stilisticamente perfetto, scritto in un linguaggio carico di poesia malinconica e capace di evocare immagini di un passato molto attuale. Tomasi di Lampedusa è abilissimo a descriverci i difetti della sua terra così bella e così dannata. Dove gli abitanti, dopo venticinque secoli da conquistati hanno sviluppato una serie di meccanismi infallibile che impedisce il cambiamento. Tutto è racchiuso nella famosa frase "se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi", ma questa è una sintesi estrema.
Ciò che più mi piace di questo libro è la sua delicatezza e la sua raffinatezza d'altri tempi. D'altri tempi solo lo stile, perchè i difetti della società che ci descrive, sono gli stessi di cui ci lamentiamo oggi e che ahime, non abbiamo ancora aggiustato. Questo ci biasima, perché almeno una volta avevano stile e raffinatezza, adesso manco quello.
Voglio citare un passaggio che mi ha colpito profondamente:
"Ancora una volta il Principe si trovò di fronte ad uno degli enigmi siciliani; in questa isola segreta, dove le case sono sbarrate e i contadini dicono di ignorare la via per andare al paese nel quale vivono e che si vede lì sul colle a cinque minuti di strada, in quest'isola, malgrado il suo ostentato lusso di mistero, la riservatezza è un mito."
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Tutto cambia, per restare sempre uguale
Premetto che ci troviamo davanti a un'opera di valore assai elevato, tanto che ormai Il gattopardo è da tempo un classico della letteratura.
Il romanzo si focalizza sulla figura del principe Fabrizio Salina, aristocratico colto, scettico di fronte ai nuovi tempi (la narrazione ha come iniziale riferimento lo sbarco dei mille in Sicilia e pertanto il 1860), ma contemporaneamente consapevole della fine della società di cui è parte.
Nel suo ramo familiare figura il nipote Tancredi, prediletto perché questi rappresenta, con il suo opportunismo e la sua audacia, la nuova forza che si sprigionerà dal vecchio mondo ormai morente, per dar luogo a una società solo apparentemente nuova, poiché il mutamento sarà solo esteriore e il potere continuerà a restare ben saldo nelle mani della vecchia classe dirigente a condizione che questa si impegni in questa apparente rivoluzione per orientarla verso i propri fini.
In questo quadro il Principe Salina asseconda il nipote nei suoi giochi, senza tuttavia prendervi direttamente parte, ma solo come semplice spettatore dello sviluppo storico, con una sorta di consapevole rassegnazione che, se anche tutto e nulla cambia , per la sua classe sociale, per questa antica nobiltà sicula legata alla terra non ci sarà più futuro.
E in effetti tutta l'opera è pervasa da un opprimente senso di decadenza, che si rispecchia nella desolata campagna siciliana, negli antichi e decrepiti paesi, nei palazzi quasi abbandonati da una aristocrazia pigra e incapace di alimentare le ragioni della sua stessa esistenza. Al riguardo, giustamente famosa è la scena del ballo di Palermo, con la crudele rivelazione, per il principe Salina, della deformazione della morte sui volti allegri dei giovani che gli stanno intorno.
Ci sono pagine di stupenda bellezza, quali quelle in cui il gesuita Padre Pirrone, prelato personale della famiglia Salina, andato a trovare la sua vecchia madre, spiega a un addormentato erborista le caratteristiche dei nobili, oppure quelle della morte del principe, in una stanza d'albergo, con una descrizione del trapasso che raggiunge i vertici dell'abilità narrativa.
Benché la vicenda sia ambientata nel XIX secolo lo stile non è proprio dell'epoca, ma nemmeno del secolo successivo in cui l'opera è stata redatta; non c'è una parola di troppo, né una di meno, non è per nulla ridondante, ma nemmeno scarno, non è costruito, ma nemmeno stringato, insomma è uno stile del tutto personale e irripetibile che mai stanca, pur invitando a soffermarsi sul vero significato di tutte le frasi.
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Ultimo aggiornamento: 16 Agosto, 2011
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Un romanzo ancora attuale
Questo libro mi ha coinvolta ed entusiasmata molto. Mi sono perfettamente immedesimata nel personaggio di don Fabrizio e, forse è una cosa strana, ho trovato il romanzo molto attuale. Tutti i personaggi di questa storia sono indimenticabili, ma i miei preferiti sono don Fabrizio, Tancredi e Padre Pirrone. Il finale così significativo mi ha toccata profondamente... Leggendo questo romanzo continuavo a chiedermi cosa provasse ogununo della gente del popolo italico a vivere in una nuova Italia in pieno Risorgimento con tutte le sue guerre, disgrazie e novità... Un libro che fa riflettere molto.
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Il Gattopardo
Un Principe: Don Fabrizio "Il Gattopardo", un nipote Tancredi e la bellissima Angelica!
Un grandissimo ritratto di una famiglia siciliana all'inizio della sua decadenza, l'arrivo delle truppe Garibaldine e l'Italia unificata sotto un nuovo Re. In questo periodo è collocato questo splendido romanzo che ci racconta le gesta del Principe Salina, viene analizzato il suo modo di pensare verso il nuovo che avanza, lui rispettato, amato, temuto ed al quale si deve comunque e sempre obbedire adesso è costretto a subire la venuta di nuove persone da corteggiare ed con le quali si deve solidarizzare e confrontare. Un popolo siciliano, che è difficile da assoggettare alle nuove regole "Vengono per insegnarci le buone creanze ma non lo potranno fare, perchè noi siamo gli dèi."
Meravigliose sono le descrizioni dello scrittore dei sontuosi ambienti dei palazzi dove questi ricchi vivevano circondati da un'immensa aurea di potenza verso il resto del popolo e dove loro svolgevano la vita di tutti i giorni e nei quali davano dei grandi ricevimenti con balli splendidi, mentre all'esterno tutto stava cambiando loro continuavano a vivere secondo i loro canoni e le loro eterne convinzioni di prestigio.
Il capitolo VII dove avviene la morte del Principe è molto toccante, con grande efficacia lo scrittore ci rappresenta "la morte" con le sembianze di una bellissima donna!
Un libro da leggere sempre e comunque, consigliatissimo!
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Unità...d'Italia?
Adoro tutta l'opera del principe di Lampedusa.
Triste destino il suo, così avvelenato dalla schiacciante "concorrenza" dei grandissimi scrittori siciliani del suo tempo è passato, come si usa dire,alla storia solo per questo grande affresco storico.
Solo...mi sa di blasfemia.
Il Gattopardo è la svolta epocale di una Civiltà, di un difetto profondo come le radici della Trinacria affette dal morbo del latifondo, di un periodo risorgimentale che ancora oggi viene dibattuto e sottoposto a revisionismo.
Il principe Fabrizio prima ancora di vedere il proprio blasone sopito e schiacciato dai piemontesi farà a tempo, suo malgrado, a constatare come la borghesia riesca a trionfare sul suo polveroso e antico stemma araldico.
La morte che aleggia fino alle ultime mirabili pagine di questo capolavoro è una resa incondizionata a molto, a tutto.
Tancredi, il nipote in cui Fabrizio si rivede, è l'emblema finale e forse spettrale di un mondo al crepuscolo che lascia grande tristezza al lettore.
Per chi non l'ha ancora letto, e lo invidio, segnalo come Tomasi di Lampedusa abbia concepito l'avvento della morte in una maniera sublime, meravigliosa, superba.
Tutto questo romanzo, fortemente siculo, rasenta la perfezione.










Opinione inserita da Jan 31 Dicembre, 2010