Narrativa italiana Romanzi Bruciare tutto
 

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Bruciare tutto

Letteratura italiana

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A chi apparteniamo? A quale legge ubbidiamo? Per un prete che significa, davvero, amare Dio? Questo si chiede don Leo nelle sue giornate divise tra oratorio, mensa dei poveri (che sono sempre di più anche nella Milano del nuovo skyline da bere e da mangiare), ripetizioni ai bambini in difficoltà, messe celebrate con confratelli molto diversi da lui. Un prete è un uomo mangiato, potato come una vigna; la vita privata di un prete sono gli altri e don Leo lo sa bene, mentre cerca risposte in un dialogo con un Dio che lo spia e lo ascolta dalla sua Onnipotenza ma risponde a strappi, con frasi ambigue e talvolta dispettose. Un Dio che sembra non riuscire mai a liberarsi dall'ombra del suo Avversario. In un'epoca in cui la sottomissione a Dio è diventata un tema geopolitico, Walter Siti scrive un romanzo che stordisce e lascia nudi di fronte al dolore e alle domande sul senso profondo della fede e del tempo che viviamo. Se è vero che siamo passati dall'epoca del desiderio a quella del bisogno, questo romanzo brucia tutto perché non tralascia nessun eccesso o contraddizione: l'assenza dei padri, la bellezza di chi sa ancora sperare, l'amore per corpi troppo nuovi. Non c'è pietà ma profonda, intima pietas. Siti per la prima volta non partecipa come personaggio alla storia e lo fa con il suo libro più intenso, aperto, libero. Si può scrivere un grande romanzo su Dio senza fidarsi di lui, senza credere alla sua esistenza, e allo stesso tempo dare vita al religioso più vero e credibile dal Prete bello di Parise? Al lettore la risposta.

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Opinioni inserite: 3

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Bruciare tutto 2017-05-26 14:08:37 Antonella76
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Antonella76 Opinione inserita da Antonella76    26 Mag, 2017
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Un imbucato alla festa del Regno...



Ho volutamente iniziato questo libro senza avere letto l'attacco della Marzano e tutto il gran parlare che se ne è fatto attorno.
Volevo essere libera da condizionamenti.
Ciononostante qualcosa si era comunque insidiato nella mia mente, avevo delle aspettative ed ero pronta ad impattare in determinate situazioni (ed eventuali emozioni).
Ed invece ho trovato altro.
Tutt'altro.
Questo, per me, non è un romanzo sul tema della pedofilia (che fa la sua comparsa dopo la prima metà), su una Chiesa allo sbando e sui risvolti morali che ne conseguono, o perlomeno non è solo questo.
Ho trovato una fotografia spietata ed impietosa della nostra società, della miseria umana, della nostra pochezza di fronte ad una realtà che non siamo assolutamente capaci di affrontare.
Attorno al nostro prete protagonista (che potremmo definire pedofilo non praticante), forse alter ego dello scrittore, forse proiezione dei suoi peggiori incubi, ruotano una serie di personaggi disperati e disperanti, portatori sani del peggio del peggio che il ventre del nostro tempo sia stato in grado di partorire.
Desolazione a profusione.
E poi una dissertazione piuttosto articolata e approfondita sulla fede, sul rapporto tra Dio e Satana, su religione e perversione, sul desiderio (quello distruttivo), su azione ed intenzione, su un Cristianesimo ad alta digeribilità.     
Il personaggio di Don Leo fa da veicolo e dà voce ad una serie di dubbi etici e morali, si mette in discussione nella misura in cui non riesce a comprendere un Dio che lo condanna per i suoi pensieri, ma continua a cercarlo, concedendogli anche una sorta di serenità abusiva, che non merita.
Un sacerdote assolutamente imperfetto, che, paradossalmente, si macchia di "eccesso di morale".
Non è un libro facile, né tantomeno consolatorio.
È sicuramente un libro teologico, scritto da un ateo.
Non so neanche dire se mi sia piaciuto o meno...
Mi ha lasciata turbata, a tratti annoiata, un po' infastidita, spesso ammirata.
E forse già questo mio sentirmi combattuta fra sensazioni contrastanti è da considerarsi effetto collaterale di una lettura che ha smosso qualcosa.
E non è poco.
Eppure qualcosa non mi ha convinto, ma più che nei contenuti direi nella struttura: un continuo confondere le voci, dialoghi confusi e disordinati che si accavallano a dialoghi interiori, personaggi che spuntano dal nulla.
Ecco, la costruzione del romanzo non è stata affatto nelle mie corde, l'ho trovata slegata e disomogenea.
Ma la scrittura è alta e il finale, degno di Lucifero, mi ha lasciato letteralmente stordita, e mi ha in parte ripagata dei momenti no.
La vera colpa di Siti, forse, è stata quella di aver scritto un libro in cui è riuscito a vestire di dignità il mostro (mi viene in mente Humbert Humbert)...e di aver creato personaggi così osceni da mettere in ombra l'oscenità di chi avrebbe dovuto catalizzare tutto il nostro disprezzo.
Alla fine ti senti un po' tradita dalle tue stesse sensazioni, avverti qualcosa di scorretto...

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Bruciare tutto 2017-05-15 13:42:10 annamariabalzano43
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annamariabalzano43 Opinione inserita da annamariabalzano43    15 Mag, 2017
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La solitudine del più grande tra i peccatori


Molto discussa l’ultima opera di Walter Siti “Bruciare tutto”, per il tema indubbiamente scabroso, che affronta con impietoso realismo. Ed è proprio l’impietoso realismo che turba le coscienze e rende la lettura difficile e, in alcune pagine, persino sgradevole. Eppure, io credo fosse proprio questo l’effetto che Siti volesse raggiungere. Perché, è innegabile, che il tema della pedofilia sia oltremodo spiacevole, in quanto attiene alla perversione più odiosa che possa manifestarsi nel comportamento sessuale di un individuo. Se poi l’individuo è un rappresentante della Chiesa, la deviazione si carica, se possibile, di aspetti ancora più deprecabili. In realtà al centro di questo romanzo è la desolante solitudine spirituale e morale in cui si dibatte il personaggio di Don Leo, consapevole dell’abietta inclinazione che mina profondamente il suo equilibrio psichico. La sua consapevolezza lo avvicina e al tempo stesso lo allontana da Dio, di cui avrebbe bisogno, ma al quale si rivolge talvolta con rancore e con dolore. Il dramma di Don Leo, descritto senza indulgenza, ma con compassione, è ben lungi dall’essere un’assoluzione. L’autore non si identifica mai col personaggio, anzi ne prende le distanze, per poterne meglio analizzare e descrivere i turbamenti dell’animo. Ancor più desolante è il personaggio del giovanissimo Andrea, vittima di un vuoto affettivo lasciato da genitori egoisti e ignoranti, abbandonato a se stesso da Don Leo che vede in lui la materializzazione della sua depravazione. E’ un mondo di emarginati e reietti quello che descrive Siti, adattando il linguaggio ai personaggi, usando espressioni dialettali laddove necessarie. Fin qui il tema trattato in tutta la sua scabrosa sostanza. La polemica sorta intorno all’opera, tuttavia, mi sembra inopportuna. Premesso che è opportuno respingere qualsiasi valutazione di opportunismo commerciale nella pubblicazione di questo romanzo, non si può ignorare che l’argomento è, purtroppo, di grande attualità ed è inutile affermare che esso andrebbe dibattuto solo nelle sedi più idonee da professionisti e religiosi adeguatamente preparati. L’argomento è scabroso e spiacevole, alcune pagine del romanzo sono sconvolgenti, ciononostante l’indignazione che esse suscitano nel lettore è la giusta reazione, la più auspicabile che l’autore potesse attendersi. Il dramma umano che qui si rappresenta è duplice: esso riguarda la sfera religiosa, il rapporto con Dio e con la fede, e la sfera sessuale odiosamente deviata, fino alla più amara delle conclusioni, che non ci sia nulla in tutto ciò che meriti di essere salvato, che l’unica soluzione possibile in questo deserto spirituale sia bruciare tutto.

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Bruciare tutto 2017-04-25 13:20:55 ornella donna
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ornella donna Opinione inserita da ornella donna    25 Aprile, 2017
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Un libro "discutibile" e riprovevole.

Bruciare tutto è l’ultimo libro edito da Walter Siti. E’ un libro amarissimo, all’interno del quale troviamo, però, pagine scritte benissimo, con una prosa bellissima.
Leo è un parroco, dice Messa in un quartiere di Milano, dove accanto a persone che da tempo vi abitano c’è la nuova emigrazione che avanza. Ha trentatré anni, e con lui nella stessa parrocchia c’è Fermo, un prete che ha una relazione sessuale con la propria perpetua. Leo ha pensieri lodevoli verso il creato e anche contro se stesso; è tormentato: si chiede come un essere umano, in specis un prete, possa davvero amare Dio. E’ molto abile nelle sue omelie, che vengono seguite da una pletora diversa di persone: i nuovi immigrati, i vecchi milanesi, che sono diventati troppo cinici ed insicuri per seguire con passione la bellezza delle sue parole. Il Nostro, poi, deve sottostare ai suoi desideri più reconditi che sono assai minacciosi. Lui ama i bambini, ma non in modo casto, come “il padre di tutti”, ma proprio in quanto “oggetti”, vittime inconsapevoli del suo desiderio sessuale. Ha fantasie sconce ed impronunciabili. Non c’è bisogno di toccarli veramente i bambini, ma è indubbio che anche loro vogliono sedurre e farsi amare, l’importante è che questo desiderio rimanga nei loro giochi e che non venga esplicitato, invece, nella realtà. Leo è anche vigliacco; vorrebbe affrontare altre questioni: fare il missionario, aiutare le persone nella loro terra d’origine e quando sta per partire conosce Andrea, un quattordicenne che ha già una sua precisa visione del mondo. Andrea si innamora di Leo che vorrebbe approfittarne, ma non lo fa. Così Andrea si suicida, perché proviene da una famiglia anaffettiva, che lo tratta con disgusto, in modo che lui non può rivolgere il proprio affetto verso “nessuno”. Un finale luciferino ed atroce.
Questo libro parla, dunque, di pedofilia ed è stato oggetto vivace di discussione. In particolare Michela Marzano in una recensione apparsa su Repubblica, parla di questa caratteristica peculiare del romanzo, e di come ciò non può passare sotto silenzio perché i contenuti di un libro contano. Non si può parlare sempre bene di un romanzo se tocca temi sensibili: l’autore affronta temi riprovevoli che possono infastidire chi sulla pedofilia ha già delle opinioni consolidate, ossia che è cosa orrenda, che tocca i cuori e le nostre coscienze, e non si può dare retta ad un romanziere che riapre un discorso altrimenti chiuso. Non è una censura verso la letteratura. Ma anch’io, personalmente, ritengo che la pedofilia sia un argomento delicato, da trattare nelle sedi opportune, con dei professionisti che sappiano trattare l’argomento con tutte le cautele del caso. Non è un chiudere gli occhi davanti all’orrore, ma è prudenza, precauzione per non fare altro male. E’ certo, anche, che Walter Siti grazie a questo diverbio ha raggiunto, grazie ad un rutilante battage pubblicitario, un buon livello di vendita, mai ottenuto prima. La tensione è alle stelle e il dibattito aperto.

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Consigliato a chi ha letto...
per chi vuole approfondire l'argomento pedofilia: Ferruccio Pinotti, Olocausto bianco; oppure: Carmelo Abbate, Golgota. Viaggio segreto tra Chiesa e pedofilia; oppure E. Fittipaldi, Lussuria.
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