E' una vita che ti aspetto E' una vita che ti aspetto

E' una vita che ti aspetto

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di Il percorso di È una vita che ti aspetto, romanzo di Fabio Volo edito da Mondadori. Francesco è quello di molti ragazzi d'oggi, che si accorgono di esistere senza vivere davvero, come se mancasse loro qualcosa, e un giorno decidono che così non va. Ha un lavoro stressante, amche se remunerativo, che fa per comprarsi cose che gli riducano lo stress. Ha storie con tipe tanto diverse tra loro. Sente il bisogno di star solo ma ha paura di essere "tagliato fuori", adora i genitori ma non è mai riuscito a comunicare con il padre, si fa le canne ma vuole smettere di fumare...

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E' una vita che ti aspetto 2010-08-30 18:12:07 Mikyss
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Mikyss Opinione inserita da Mikyss    30 Agosto, 2010
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è una vita che ti aspetto

Libro che non mi ha colpita particolarmente. Contenuti mediocri e banali.
Leggere fa sempre bene, ma non è uno dei libri che consiglio!

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E' una vita che ti aspetto 2010-05-12 14:04:21 Alexiaa
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Alexiaa Opinione inserita da Alexiaa    12 Mag, 2010
Ultimo aggiornamento: 12 Mag, 2010
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é una vita che ti aspetto...e, francamente era meg

Ho fatto fatica a finirlo tanto è risultato noioso e privo di significato.
Trama inesistente, contenuti zero...l'elenco del telefono è più interessante.
Mi dispiace, perchè avevo già letto "il giorno in più" e non mi era sembrato male...ma questo è davvero pessimo!

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E' una vita che ti aspetto 2010-02-13 10:01:32 betti
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betti Opinione inserita da betti    13 Febbraio, 2010
Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 2010
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è una vita che ti aspetto

non l'ho ancora finito ... ma vorrei averlo fatto perchè non so se avrò il coraggio ad andare avanti. non mi piace .. è noioso.
è la storia di Francesco, che vive in una generazione con pochi problemi ma che lui invece si crea ... il suo dottore gli dice che non vive. così inizia ad essere introspettivo .. alla ricerca di se stesso.
lettura semplice ma devo dire che Volo è molto profondo, forse un pò troppo.

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E' una vita che ti aspetto 2010-01-18 14:52:22 sabrinat2601
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sabrinat2601 Opinione inserita da sabrinat2601    18 Gennaio, 2010
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E' una vita che ti aspetto

Sono rimasta sorpresa nello scoprire innanzitutto che Volo fosse uno scrittore e ancora di più che fosse uno scrittore semplice ma profondo.
In questo libro riassume i pensieri di una generazione che non ha dovuto fare grosse lotte e pare quasi non abbia una singola opinione ma si aggreghi all'idea comune, quella più di moda. E' un libro che fa un po riflettere e che comunque rimane una lettua leggera da viaggio.
Ottimo sotto l'ombrellone.

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Volo e a tutti i trentenni che si stanno ponendo delle domande.
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E' una vita che ti aspetto 2010-01-01 14:20:14 callettino
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callettino Opinione inserita da callettino    01 Gennaio, 2010
Ultimo aggiornamento: 06 Gennaio, 2010
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tedio invernale (della serie: non solo Moccia)

Dicono che s’impari molto di più da un libro scritto male che da uno scritto bene. Oggi so che s’impara molto anche da un libro che non ti lascia niente. Il libro di Fabio Volo non ti lascia niente.

Allora parlerò di cosa ho imparato.

Ho imparato che si può scrivere in scioltezza, per 170 pagine, affrontare duemila discorsi, raccontare la vita di un personaggio io - narrante schizofrenico, di circa sei personaggi descritti e raccontati con flashback da questo io - narrante, dare un senso logico ai pensieri, conferire un ritmo accettabile alla propria scrittura, scrivere tutto sommato bene e senza pecche, essere più o meno ironico qui e poco brillante là, isterico lì, paranoico qua, e non lasciare assolutamente niente al lettore!
Io, per esempio, sono quel lettore.

Il libro, l’autore mi perdoni, è un coacervo di frasi fatte, di rimandi stereotipati, di frasi stantie, di una narrativa che, data la dura scorza della cultura letteraria italiana, giunta a noi gravida di eroi, non riesce nemmeno a fare il solletico al termine romanzo.
Frasi come: “Perché una donna, quando si sente amata si apre e dà tutto il suo mondo” (e quel che segue a pag. 133) rischia di farti venire un attacco di diarrea.

L’incipit presenta un personaggio io - narrante psicolabile, ipocondrico, pieno di paure e quindi incapace di affrontare la vita di tutti i giorni. Ma a un certo punto della narrazione l’autore lascia il personaggio nevrotico per assumere, in insistiti flashback, quelle dello stereotipato giovinetto carismatico tipico dei nostri giorni, che di carismatico non ha un emerito nulla. Il racconto va infatti avanti a colpi di canne fatte tra amici, di inverosimili avventure amorose fatte occasionalmente con improbabile ragazze che ci stanno a un sol colpo di sguardo, di un’amicizia col personaggio Luca puerile, in cui ogni lettore può riscontare il classico migliore amico. Infatti, il romanzo è l’occasione dove ogni lettore può riconoscersi sia per lo standardizzare col reale dei vari personaggi, sia per l’eternità delle situazione raccontate. Nulla capita ai personaggi che non sia capitato a un qualsiasi lettore nella sua vita. E questa chiamasi noia. Anche se l’ingenuo lettore si farà certo catturare, perché convinto di carpire dal romanzo le facili conquiste amorose. Ma le conquiste amorose sono tutte minchiate, perché inverosimili nelle situazioni prospettate.

Qualche nota positiva.

L’ironia (anche quelli della Mondadori se ne sono accorti, ma in quarta di copertina hanno esagerato: umorismo, suvvia!). Ma è un’ironia che si coglie a tratti, inconscia, trascurata, che l’autore dovrebbe invece riprendere per farla sua, conscia, e ricamarla in tutta la scrittura. Basti pensare alla scena amorosa con Giada, con il cane impazzito che lecca i piedi al nostre eroe, o allo stesso personaggio Luca, l’amico del cuore, qui un po’ sdolcinato, là un po’ ironico. Troppo poco. Il continuo proliferare di una scrittura di superficie, che si parla addosso e dove le frasi dicono il necessario e senza cogliere in profondità, dove non si ha un freno con i pensieri puerili e bla bla, fa dimenticare ciò che di buono comunque c’è.
Anche la scrittura, asettica, è stereotipata: frasi brevi e col punto fermo. Ma ormai non se ne può più. Per favore, riutilizziamo il punto e virgola qualche volta e infiliamoci anche la virgola o il duepunti, dove è necessario. Il ritmo ne risente: perché in sottofondo di questo lungo racconto, leggendo nella tua testa, si sente come il ticchettio del telegrafista. Sì vabbè, leggendo ce la metti tu, lettore di una certa età, la punteggiatura. Ma uno scrittore giovane, che sconosce quasi totalmente l’uso del punto e virgola, che minchia leggerà? Mistero narrativo. Hemingway utilizzava il punto e virgola e pure le frasi lunghe. A chi si imita allora?
Un ultimo indizio è ancora in quanta di copertina: “Con 'E una vita che ti aspetto' Fabio Volo si conferma capace di esplorare con un linguaggio semplice il complesso mondo interiore di tutti e di ognuno”.
Potevo capire un linguaggio chiaro, ma un linguaggio semplice tradotto in narrativa significa scrittura sempliciotta. E qui si sta affermando la stessa cosa.

Non solo Moccia, quindi: laddove la frase di Volo a pag. 10 "...E io vorrei gridare: "Sono un uomo felice, grazie!" mi catapultano nell'incipit di Federico Moccia in "Ho voglia di te": "...Voglio morire. Questo è quello che ho pensato quando sono partito".
Del resto: narrativa simile e scontatella (stesso ritmo, stessa intonazione... stessa scrittura): tipo all'asso piglia tutto. Perché li leggo, allora? Un giorno dovrò pur testimoniare lassù.

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E' una vita che ti aspetto 2009-06-23 16:58:05 bucintoro
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bucintoro Opinione inserita da bucintoro    23 Giugno, 2009
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e' una vita che ti aspetto

un libro piacevole , ben scritto, scorrevole. fa pensare e questo in un libro e' senz'altro molto positivo. bravo fabio, continua cosi'.

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volo
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E' una vita che ti aspetto 2009-05-20 08:13:49 Luca65
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Luca65 Opinione inserita da Luca65    20 Mag, 2009
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Sorprendente

Di certo, è un libro che mi ha stupito. L'ho notato di sfuggita in libreria e mi ha incuriosito. Devo ammettere che ho letto questo libro tutto d'un fiato, perché mi ha catturato con la sua ironia, la sua intelligenza e con la straordinaria capacità di avviare un'analisi introspettiva profonda. Un libro che può far riflettere sulla vita e le proprie scelte. Molto carino.

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