Il treno dell'ultima notte
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Opinioni inserite: 9
il treno dell'ultima notte
Sinceramente questo libro non è riuscito a coinvolgermi in pieno, mi aspettavo molto di più nel vedere tante recensioni positive!
Non vedevo l'ora di finirlo...
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IL TRENO DELLULTIMA NOTTE
Non conoscevo Dacia Maraini,ma dopo aver letto questo libro ne leggerò altri. Parla in modo chiaro dei campi si sterminio degli ebrei, della rivolta popolare ungherese e della guerra fredda. La storia è intrecciata dalla ricerca di un ragazzo, amico d'infanzia della protagonista ...
consiglio vivamente questo libro
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Il treno dell'ultima notte
Primo libro che leggo di Dacia Maraini e credo proprio che incomincerò a leggerne di altri. Una scrittrice completa che ha saputo affrontare nel modo migliore delle tematiche tanto importanti. La storia è scorrevole e i toni vengono smorzati di volta in volta con l'inserimento di flashback che riportano agli anni dell'infanzia di Amara ed Emanuele. Gli ultimi capitoli sono da leggere tutto d'un fiato. Il finale lo immaginavo diverso, ma non posso affermare di esserne rimasta totalmente delusa. Il libro è perfetto in ogni sua parte.
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Ultimo aggiornamento: 13 Febbraio, 2012
lo consiglio
adoro i libri che trattano delle Shoah, ma questo libro non parla solo della memoria dei vivi e della ricerca spasmodica di un disperso. parla anche della rivoluzione dell'ungheria e della guerra fredda...
il finale mi ha un po spiazzata ma non lo critico.
ho amato pazzamente il personaggio di Amara.
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Consiglio.
Dacia Maraini non mi ha mai convinto, per questo da idiota non l'ho mai letta.
Grande amica della Croazia, ha una casa che frequenta di sovente a Crikvenica, la Maraini è riuscita a stupirmi con questo libro meraviglioso.
E' il primo, non sicuramente l'ultimo, che leggo di lei.
Un viaggio nel tempo guidato da un amore profondo come le radici della Mitteleuropa; la Ricerca di un nome; l'incontro con la Storia nella rivoluzione ungherese; la volatilità di un treno; la magia dell'amicizia fra spiriti liberi.
Tutto questo è "Il treno dell'ultima notte", di cui taccio la trama.
Ragazzi, io vi dico che c'è un treno che parte verso la nostra coscienza...il biglietto, però, dovete farlo voi
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Il treno dell'ultima notte
Il racconto è ambientato nel 1956, allorchè la protagonista parte da Firenze e attraversa l'Europa alla ricerca di un carissimo amico d'infanzia di religione ebraica di cui non ha avuto più notizie dalla fine della guerra. Il giovane Emanuele ed i genitori, lasciata l'Itala, vengono catturati a Vienna,città natale della madre, e da qui deportati ad Auschwitz.
Il filo conduttore di tutto il romanzo rimane la ricerca del ragazzo e ciò tiene il lettore concentrato fino all'ultima pagina, tuttavia in questo lungo percorso l'autrice ci propone una galleria di personaggi fantastici, carichi di pathos e calore umano. La ricostruzione storica dell'epoca è di tutto rispetto, precisa e vivida come guardare una fotografia, ma tale da non appesantire mai la lettura.
Nonostante i temi importanti trattati,il linguaggio semplice ed una sintassi scorrevole, lo rendono un testo alla portata di tutti.
Un bellissimo romanzo che tocca nel profondo, che scava nell'animo di coloro che hanno subito gli orrori della guerra, delle persecuzioni e della follia cieca.
Consigliato vivamente
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Il treno dell'ultima notte
Il sociologo Adorno riteneva che non fosse più possibile la poesia, dopo l'esperienza di annichilimento dell'uomo attuata dalla persecuzione ebraica nel corso nel corso della seconda guerra mondiale.
Forse il romanzo di Dacia Maraini ripropone questa domanda. L'amore di due ragazzini, un amore infantile e per questo assoluto, poetico, è sconvolto dalle vicende storiche e trova in Auschwitz il suo definitivo punto di non ritorno.
Non è possibile un "ritorno", un nuovo incontro, un riscatto, una rinascita, una qualsiasi ricomposizione.
Personalmente, trovo il tema del romanzo estremamente "duro", nel riproporre un viaggio verso il buio dell'uomo, verso quel punto di non ritorno che la storia può sancire in modo definitivo, incurante della volontà dei singoli di ristabilire un ordine, di riportare un bagliore di speranza.
E'anche un messaggio di impegno etico: si può sempre tentare, anche se la disillusione può essere una ferita altrettanto amara.
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Amara come certi destini
“Il futuro si apre davanti a lei come un fiore precoce
Che ha sentito il primo raggio di sole, ma potrebbe
Rimanere congelato sul ramo.
Perché la primavera non è ancora arrivata
E quel raggio di sole l’ha ingannata.”
Con “Il treno dell’ultima notte” Dacia Maraini ci conduce dentro il buio baratro dei totalitarismi del secolo passato, all’interno di una fossa infernale abitata da una coscienza collettiva che mortifica quel desiderio di speranza e giustizia che sta alla base di una vita definibile “umana”.
Amara Sironi, giovane giornalista, viene inviata nei paesi dell’Est per una serie di articoli da pubblicare nel giornale per cui lavora. Ma un altro motivo la spinge ad accettare questo incarico: conoscere il destino di Emanuele Orenstein, suo amico d’infanzia e suo primo e indimenticato amore. Emanuele, ricco e bello, figlio di ebrei con un ingente patrimonio, segue la famiglia e da Firenze si trasferisce a Vienna, proprio nel momento storico meno opportuno. Spogliata di ogni avere, tutta la famiglia Orenstein sarà rinchiusa nel ghetto di Lodz e da qui trasferita al terribile campo di sterminio polacco di Auschwitz-Birkenau. Di lui Amara conserva gelosamente tutte le lettere ricevute dal ghetto di Lodz ed un quaderno-diario che le è stato recapitato, non si sa da chi, subito dopo la guerra. I suoi compagni di viaggio saranno Hans, detto “l’uomo delle gazzelle” per un particolare maglione che indossa e Horvath, uno strano bibliotecario, colto e animato da una grande sete di conoscenza. Sarà un viaggio doloroso e lungo, fermato da lentezze burocratiche e che attraverserà la Polonia di Auschwitz dipanandosi da Cracovia a Vienna fino ad approdare a Budapest, dove i nostri protagonisti vivranno in prima persona l’inutile ribellione del popolo ungherese contro l’oppressione dei russi, ribellione finita in un bagno di sangue a discapito degli insorti. (1956).
Ogni personaggio incontrato apporta un pezzo di storia presente e passata, fatta di racconti intensi e dolenti, amari come il nome della protagonista che, con estremo coraggio è capace di attraversare l’orrore e di pagare un alto prezzo di sofferenza per conoscere e finalmente capire, di non poter fermare il tempo e che esso non lascia che rovine e distruzione.
Nonostante l’ampio teatro storico, il romanzo inizia e finisce in un treno, che non solo simula il passaggio da uno stato europeo all’altro, ma assumendo il significato etimologico che gli deriva dal greco ( canto dei morti), è metaforicamente e lo è stato anche realmente, un viaggio che porta dalla vita alla morte. E’ un libro, questo, che ci invita caldamente a prendere coscienza del passato se vogliamo avere consapevolezza del presente, a far sì che memoria e coscienza possano essere usati come un deterrente per il futuro. Il totalitarismo, sempre in agguato nelle classi dirigenti che detengono il potere, deve essere tenuto a bada dalla cultura che ha il compito di purificare e trasformare ogni cedimento indirizzato verso il dominio di intolleranze, di prepotenze e di prevaricazioni.
E’ un romanzo vasto e di grande sapienza letteraria, importante, complesso e bellissimo, ricco di descrizioni straordinarie che accendono tutti i sensi, costellato di Storia e di storie, dove la prosa, con vertici di armoniosità e perfezione, ci conduce ad un finale intenso in cui con crudezza si manifesta il Male che gli uomini, con le loro azioni o con il loro colpevole silenzio, possono infliggere agli altri uomini, riuscendo ad annientarne ogni dignità e a dilaniarne l’esistenza. Un libro animato da un fortissimo impegno morale e civile, che esorta a tenere in vita un certo tipo di memoria per non perdere mai la consapevolezza di un’atrocità che, anche oggi, rischia di riproporsi.
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Il treno dell'ultima notte
Dacia Maraini Il treno dell’ultima notte
“Ogni treno in fondo passa verso il regno dei trapassati”
Questo è in ordine cronologico l’ultimo libro della scrittrice, sulla copertina è riportato il dipinto“The Disasters of War”di Gottfried Helnwein e, infatti, lo sfondo della storia, in periodo di guerra fredda ( la guerra è finita da 11 anni), è il dramma degli Ebrei patito nei campi di sterminio. All’inizio del libro sono trascritte alcune righe del romanzo “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad “Mi chiesi cosa ci stessi a fare là, con un senso di panico nel cuore…mi sembrò di sentire quel grido sussurrato: Che orrore! Che orrore”!
Dacia Maraini ambienta la sua storia nel 1956, tra Firenze,Vienna, Auschwitz e a Budapest mentre scoppia la rivolta contro i sovietici e dove le rovine e gli orrori della guerra bruciano ancora, la fame e le aspirazioni di libertà sono in fieri. E’un romanzo in cui l’indicibile, le atrocità, ancora una volta ci travolgono come quando noi lettori ascoltiamo insieme ad Amara, la giovane protagonista, il racconto di Emanuele sopravvissuto ad ogni abiezione: morto più volte e risorto, ma rovinato nel fisico e nella psiche dalla inumana esperienza vissuta La trama, in breve: Amara ed Emanuele, vivono a Firenze, sono due ragazzini avvinti da un legame forte che la deportazione di Emanuele, di famiglia ricca ebrea, spezzerà per sempre. Amara andrà alla ricerca di lui, custodendo, con ossessiva cura, le sue lettere che ad un certo punto si interrompono e di cui non saprà più nulla e scoprirà la sua nuova identità; del ragazzo della sua fanciullezza non è rimasta nessuna rassomiglianza, ma un morto tra i vivi guastato in maniera indelebile dalle nefandezze viste e vissute. Emanuele, diventato Peter, è corrotto e degradato nel fisico e nell’animo, così erano resi gli Ebrei dai loro aguzzini nazisti, come loro, per togliergli la stima di loro stessi; dei sopravvissuti svuotati di sentimenti…di pensieri…dentro; l’orrore diventa il loro giudice implacabile che li annienta e li distrugge inesorabilmente: l’annichilimento totale. Il treno che dà il titolo al romanzo è quello su cui viaggia Amara attraverso l’Europa dell’est, ancora in faticosa fase di ricostruzione e in misere condizioni, alla ricerca del suo amico d’infanzia, simile al treno che trasportava gli Ebrei ignari verso il loro fatale destino e metaforicamente è quello che traghetta noi tutti verso l’ignoto, come suggerisce il libro, nella quarta di copertina. La spietatezza della guerra, le nefandezze dei nazisti, l’ottusità pervicace dei sovietici danno il senso della follia umana e dell’insensatezza di chi governa e manipola le folle. Dacia Maraini, attraverso l’odissea di Amara, ci trasporta in un periodo storico non del tutto disvelato, dove ancora ipocrisie e menzogne formano un sottile strato di opacità. I carri armati russi che invadono Budapest in rivolta e sventrano le case e sparano uccidendo migliaia e migliaia di Ungheresi; dopo il rapporto Kruscev del xx Congresso sembrava che i Russi non avrebbero fatto un’opera di repressione, un’iniziativa dispotica verso un altro paese socialista, dove tutto il popolo magiaro era sceso in piazza, con tutti gli operai che loro veneravano tanto, in testa. Dacia Maraini riesuma scheletri dall’armadio dell’ex partito comunista italiano in cui Togliatti, capo del partito, stette dalla parte del PCUS. Il comunismo, il partito unico, la dittatura del proletariato, il gran leader …il potere corrompe, ma il potere assoluto corrompe assolutamente. Tutti sogni infranti, la Grande Illusione catalizzatrice di milioni di persone, un Grande Inganno! Il romanzo si chiude con una sorta di speranza. La vita, pensa Amara, è un perverso correre verso un ignoto giocoso e irreale, nel viaggio di ritorno in Italia, in treno, dopo i fatti di Budapest, il ritrovamento di Emanuele, la sua deriva, il futuro si apre davanti a lei come un fiore precoce che ha sentito il primo raggio di sole, ma potrebbe rimanere congelato sul ramo. Perché la primavera non è ancora arrivata e quel raggio di sole l’ha ingannata. E’ uno di quei libri che dà l’opportunità al lettore di poter fare una pausa di riflessione “amara” come il nome della protagonista, ma di realizzare ancora una volta che l’esperienza dovrebbe insegnare a non ripetere gli stessi errori: non sempre il passato è nostalgico.










Opinione inserita da Jan 27 Novembre, 2010