L'isola delle rose
Letteratura italiana
Editore
Walter Veltroni è stato direttore dell’“Unità”, vicepresidente del Consiglio nel governo di Romano Prodi, segretario nazionale dei Democratici di sinistra, sindaco di Roma, segretario nazionale del Partito democratico e candidato premier alle elezioni politiche del 2008. Oltre ad alcuni libri sulla televisione e sul cinema, ha pubblicato per Baldini & Castoldi Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy (1993), La sfida interrotta (1994), Governare da sinistra (1997), I care (2000), per Einaudi il monologo Quando cade l’acrobata, entrano i clown (2010) e per Rizzoli La bella politica (1995), Forse Dio è malato. Diario di un viaggio africano (2000), a cui si è ispirato il regista Franco Brogi Taviani per il film omonimo, Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores, musicista (2003), da cui è stato tratto il film Piano, solo con Kim Rossi Stuart, Senza Patricio (2004), La scoperta dell’alba (2006, tradotto in 8 Paesi), La nuova stagione. Contro tutti i conservatorismi (2007) e Noi (2009).
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"L'isola e le rose" di W. Veltroni - Commento di B
Mi sono accostato alla lettura dell’ultimo romanzo di Veltroni con un duplice atteggiamento: di diffidenza, quella che normalmente nutro nei confronti dei politici o degli ex politici, e di curiosità, tipica di chi vuole valutare una nuova ‘versione’ (quella di scrittore) di un personaggio pubblico.
Devo dire che, a lettura ultimata, sono stato percorso dalla dolcezza e dalla nostalgia che pervadono un romanzo che parla di gioventù, di ideali e di progettualità. Perché “L’isola e le rose”, con la tecnica del flash back, narra la storia di un manipolo di giovani (“… al Pincio, si erano giurati di restare amici per sempre. Erano davvero felici, la vita era un libro da scrivere, tutto intorno a loro sembrava sbocciare”) che decidono di costruire una piattaforma, oltre il limite della acque territoriali, nell’Adriatico, a undici chilometri da Rimini, per accogliere una comunità di artisti, poeti e musicisti. Una comunità indipendente e autonoma, sulla base di due presupposti: “la provvisorietà della struttura, in qualsiasi momento, e la natura extraterritoriale del sito.” “Un’isola del bello, della scienza e dell’arte in mezzo all’Adriatico.”
“Tutto diceva che quell’idea bislacca, quel sogno da Peter Pan, era fattibile.”
Il romanzo è una rilettura prevalentemente sentimentale del ’68. Con tanti riferimenti alla musica del tempo, con molti richiami al cinema, soprattutto a quello di Fellini.
Le pagine parlano di speranze – ai limiti dell’utopia – e di sogni. E trasudano di rimpianti, evidentemente causati dalla retrospettiva degli anni successivi al ’68.
Le parole, e anche qualche fotografia, narrano anche del crollo dei sogni, avvenuto con un’esplosione nel mare.
Il libro di Veltroni è piacevole e – a proposito di utopie, Platone docet – forse è lì a dimostrare che la politica dovrebbe essere lasciata nelle mani dei filosofi. O degli scrittori. E della cultura in generale. O è pura utopia quella di …
… Bruno Elpis?









