L'isola delle rose L'isola delle rose

L'isola delle rose

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di L'isola delle rose, romanzo di Walter Veltroni edito da Rizzoli. Giulio è un incorreggibile vitellone, Giacomo fa l’avvocato, Lorenzo è il figlio del proprietario del Grand Hotel, Simone era il genio della classe ed è diventato un inquieto ingegnere: quattro ragazzi di Rimini uniti da un’amicizia nata sui banchi di scuola e destinata a superare qualunque contrasto. Quando Giulio ha un’idea folle — costruire una piattaforma appena oltre il limite delle acque territoriali, dove accogliere una comunità di artisti, poeti, musicisti, amanti della bellezza — tutti si danno da fare per realizzarla: anche Elisa, dolce secchiona con lo chignon nero, anche Laura, giovane giornalista conquistata dal progetto, e una barista dalla bellezza esplosiva, Luana. Siamo alla vigilia del 1968, e niente sembra impossibile. Il nuovo romanzo di Walter Veltroni prende le mosse da un episodio vero e dimenticato per raccontare la nascita, a undici chilometri dalla costa, di un’isola artificiale che richiama turisti da tutta Europa, l’idea di una micronazione indipendente, l’Isola delle Rose (anzi, Insulo de la Rozoj, visto che la lingua ufficiale è l’esperanto), e l’invenzione di una radio libera. Parla di amori, tradimenti, debolezze, slanci, padri che muoiono e figli che riscoprono sentimenti perduti e, come nelle migliori commedie all’italiana, vitalità e allegria rivelano un fondo di tenerezza e di malinconia. È il romanzo di un’utopia contrastata dal potere e di un sogno che valeva la pena vivere.

Walter Veltroni è stato direttore dell’“Unità”, vicepresidente del Consiglio nel governo di Romano Prodi, segretario nazionale dei Democratici di sinistra, sindaco di Roma, segretario nazionale del Partito democratico e candidato premier alle elezioni politiche del 2008. Oltre ad alcuni libri sulla televisione e sul cinema, ha pubblicato per Baldini & Castoldi Il sogno spezzato. Le idee di Robert Kennedy (1993), La sfida interrotta (1994), Governare da sinistra (1997), I care (2000), per Einaudi il monologo Quando cade l’acrobata, entrano i clown (2010) e per Rizzoli La bella politica (1995), Forse Dio è malato. Diario di un viaggio africano (2000), a cui si è ispirato il regista Franco Brogi Taviani per il film omonimo, Il disco del mondo. Vita breve di Luca Flores, musicista (2003), da cui è stato tratto il film Piano, solo con Kim Rossi Stuart, Senza Patricio (2004), La scoperta dell’alba (2006, tradotto in 8 Paesi), La nuova stagione. Contro tutti i conservatorismi (2007) e Noi (2009).

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L'isola delle rose 2012-11-10 05:20:02 Bruno Elpis
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Bruno Elpis Opinione inserita da Bruno Elpis    10 Novembre, 2012
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"L'isola e le rose" di W. Veltroni - Commento di B

Mi sono accostato alla lettura dell’ultimo romanzo di Veltroni con un duplice atteggiamento: di diffidenza, quella che normalmente nutro nei confronti dei politici o degli ex politici, e di curiosità, tipica di chi vuole valutare una nuova ‘versione’ (quella di scrittore) di un personaggio pubblico.
Devo dire che, a lettura ultimata, sono stato percorso dalla dolcezza e dalla nostalgia che pervadono un romanzo che parla di gioventù, di ideali e di progettualità. Perché “L’isola e le rose”, con la tecnica del flash back, narra la storia di un manipolo di giovani (“… al Pincio, si erano giurati di restare amici per sempre. Erano davvero felici, la vita era un libro da scrivere, tutto intorno a loro sembrava sbocciare”) che decidono di costruire una piattaforma, oltre il limite della acque territoriali, nell’Adriatico, a undici chilometri da Rimini, per accogliere una comunità di artisti, poeti e musicisti. Una comunità indipendente e autonoma, sulla base di due presupposti: “la provvisorietà della struttura, in qualsiasi momento, e la natura extraterritoriale del sito.” “Un’isola del bello, della scienza e dell’arte in mezzo all’Adriatico.”
“Tutto diceva che quell’idea bislacca, quel sogno da Peter Pan, era fattibile.”
Il romanzo è una rilettura prevalentemente sentimentale del ’68. Con tanti riferimenti alla musica del tempo, con molti richiami al cinema, soprattutto a quello di Fellini.
Le pagine parlano di speranze – ai limiti dell’utopia – e di sogni. E trasudano di rimpianti, evidentemente causati dalla retrospettiva degli anni successivi al ’68.
Le parole, e anche qualche fotografia, narrano anche del crollo dei sogni, avvenuto con un’esplosione nel mare.
Il libro di Veltroni è piacevole e – a proposito di utopie, Platone docet – forse è lì a dimostrare che la politica dovrebbe essere lasciata nelle mani dei filosofi. O degli scrittori. E della cultura in generale. O è pura utopia quella di …

… Bruno Elpis?

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Marcuse. Sto scherzando. Il libro è una gradevole lettura per tutti.
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