La ianara La ianara

La ianara

Letteratura italiana

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La trama e le recensioni di La ianara, romanzo di Licia Giaquinto edito da Adelphi. Adelina ha un destino segnato: diventerà ianara, come sua madre, come sua nonna. Al pari di loro, potrà attraversare ogni porta, anche quella che separa la vita dalla morte. E sarà dannata. Vivrà in una capanna sui monti dell’Irpinia – una terra nel dopoguerra non ancora toccata da quel che avviene altrove, in un’Italia apparentemente remota – come una bestia selvatica; gli uomini e le donne verranno a supplicarla di aiutarli quando avranno bisogno di curarsi, di vendicarsi, o di liberarsi di un figlio non voluto – e la schiveranno come la peste se oserà avvicinarsi al paese. Per sfuggire a tale destino Adelina si incamminerà da sola per boschi e per montagne, finché non giungerà in vista di un grande e magnifico palazzo, proprietà di un Conte: vi entrerà come l’ultima delle sguattere e – sorta di funebre, allucinata Jane Eyre, schiava amorevole e possessiva fino al delitto – servirà e accudirà il padrone con assoluta, cieca fedeltà. Gli rimarrà accanto anche quando il palazzo sarà ridotto a una splendida rovina, quando più nessuno ci metterà piede per paura della maledizione che lo ha colpito dopo i tragici eventi di cui è stato teatro: il misterioso omicidio del figlio del Conte, l’orrendo suicidio della temibile Signora, la scomparsa della piccola Lisetta a cui il Conte era legato da un torbido affetto – e lei, Adelina, sarà rimasta la sola ad aggirarsi silenziosa nelle immense sale vuote. Con una lingua asciutta, potente, evocativa, Licia Giaquinto ci trascina in una trama fitta di storie e di magia, dove animali, uomini, cose si fondono e si trasformano di continuo. Così come è destinato a trasformarsi, di fronte a una minacciosa “modernità”, quel mondo arcaico che ci si squaderna davanti, e che ha anch’esso un destino segnato: quello di scomparire, per essere evocato solo da chi ancora ce lo sa raccontare.

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La ianara 2011-01-28 13:15:26 LuigiDeRosa
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LuigiDeRosa Opinione inserita da LuigiDeRosa    28 Gennaio, 2011
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Si nasc' 'a Natele, si si maschio si mannar' e si

Destinatario:
Conte Aurelio Tancredi del Sorbo,
Contrada Toppola.
Mittente: Anas

Saverio, il postino di questa contrada di un piccolo paese in Irpinia, si gira e si rigira questa lettera fra le mani e il sangue gli si gela ogni volta che pensa che dovrà portare la lettera al Conte, che dovrà bussare al portone di quel palazzo maledetto, attraversare quella proprietà maledetta...
La Ianara della Giaquinto è un romanzo sui pregiudizi e sulle miserie umane.
E' la storia di una ragazza Adelina , sguattera povera ed ignorante, cresciuta con una mamma ed una zia che per campare facevano "le ianare", grazie a decotti velenosi e pratiche mediche discutibilissime aiutavano nobili e meno nobili, soprattutto disgraziate ad abortire.
La vita da "strega" di Adelina sembra cambiare il giorno che , per caso e per pietà, viene presa a servizio del Conte Tancredi del Sorbo, notabile del luogo, uomo affascinante e ricchissimo, sposato con una nobildonna napoletana uscita di senno dopo la morte del loro unico figlio.
Adelina , grazie all'aiuto di Rosa la governante del Conte, impara in fretta a cucinare, rassettare, cucire, con l'andare del tempo la "zingarella sporca che si aggirava spaurita fra i campi" diventa una donna e le donne sognano anche l'impossibile quando si tratta di uomini: sposare il Conte.
I sogni però svaniscono all'alba, per Adelina svaniscono nel modo più crudele e sconvolgente, quando una notte scopre che il Conte si è fatto irretire da un'altra ragazzina girovaga Lisetta, una lolita che ha conquistato il Conte e l'ha trascinato nei meandri oscuri del vizio...a questo punto l'odio profondo quale può essere quello di una donna per la sua rivale si accende nel cuore di Adelina e le conseguenze saranno inconfessabili.
La narrazione scorrevole arricchita da frasi dialettali e rimandi a costumi antichi, l'uso attento del flashback e un po di suspance rendono il testo godibilissimo.

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La ianara 2010-07-13 16:31:50 Digsy86
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Digsy86 Opinione inserita da Digsy86    13 Luglio, 2010
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Davvero bello.

Ho comprato questo libro soprattutto per l'interesse verso il titolo. Avendo le stesse origini della scrittrice (nonostante son molto più piccola di lei), e sentento parlare ogni volta mia nonna della famosa Ianara qnd mi raccontava le storie del paese, qualcosa mi ha detto di leggere il romanzo. CErto, non mi aspettavo di leggere il capolavoro del secolo, ma come storia è davvero molto bella. Rievoca le leggende antiche sulla ianara, e il senso di inquietudine e di mistero è reso in tutti i suoi aspetti. Si può dire che mentre lo leggevo ero quasi "stregata". Il finale è carino, la storia sotto certi punti di vista anche molto dura.Alcuni passaggi mi hanno disgustata devo ammetterlo, ma questo ha reso la storia molto "credibile"
Piacevole alla lettura, non vi aspettate nulla di che, ma per il suo genere è davvero carino.

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