La vedova, il santo e il segreto del pacchero estremo
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Opinioni inserite: 8
libro inconsistente
romanzetto inconsistente, se questo è da premio strega a scurati che gli danno il nobel?
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Ultimo aggiornamento: 30 Mag, 2009
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Divertimento intelligente
Ho scoperto Gaetano Cappelli. Per caso. Fa parte dei 12 selezionati per la cinquina dello Strega. Mi piace:è un autore dalla scrittura brillante, intelligente, divertente. Senza necessariamente paragonarlo a Philip Roth -come qualcuno ha fatto- resta uno scrittore italiano da tener d’occhio, anche se la scrittura è un po’ fine a se stessa e non induce a chissà quali riflessioni sull’uomo e sulla vita. Per quanto riguarda lo Strega, dubito che venga scelto. La critica italiana è ancora troppo seriosa e paludata.
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L'era del Pacchero
Il titolo, non c'entra nulla con la Wertmuller, piuttosto con un classico come walt Dysney. La struttura è dickensiana. Lo humour oraziano. Lo spirito: amaro-lucano. Fate una prova: leggetevi prima 30 pagine del pur ottimo Andrea De Carlo. Poi passate a Cappelli. Il primo vi parrà opaco, spento, ripetitivo. Siate grati a uno scrittore che non vi tortura coi suoi dilemmi esistenziali, ma vi trascina in una giostra di tipi e situazioni, strappandovi spesso un sorriso, una liberatoria risata. Mai dimenticando l'uso di una rara, quanto sana, autoironia.
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Narrativa antidolorifica
Una commedia brillante consigliata a chi non sopporta più il dolorismo catacombale della narrativa italiana della Mazzantini, di Paolo Giordano, della Tamaro o quella trombonesca dei Cotroneo, Scurati, o quella supponente dei Veronesi e Desiati. E per chi detesta tutta la narrativa noir, gialla, e legal thriller in auge. Cappelli è una consolazione contro il logorìo della vita moderna. E lo potete leggere anche in tram.
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cappelli e l'invidia degli anticappelliani
Grande Romanzo di un grande scrittore che riesce a fare vera letteratura senza impegolarsi in quella tradizione piagnona e obsoleta di certi narratori nostrani che non riescono a far altro che a sputare anonimo veleno mentre guardano i loro tediosi manoscritti,decisamente illeggibili e conditi anche da un sale ideologico stantio e stomachevole
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cappelli come no
Questo è un libro che si prefigge di far girare la testa e ritrovarla chissà dove chissà quando pieno com’è di invenzioni narrative e stilistiche in una girandola di situazioni paradossali e inverosimili che hanno molto divertito l’autore che non a caso nelle interviste dice una frase e poi ride lui sa perché noi no non avendo né la sua ironia né la sua intelligenza ma cavandocela non male con le frasi lunghe pure noi.
Tano Vedova Pelli non ne può più di esperienze dolorose e truculente come quelle narrate dal noir nostrano dunque preferisce strabiliare satireggiando l’intera società italiana specie quella culinaria, artistica e letteraria facendosi lui molte risate soprattutto da quando ha trovato un santo per amico dispostissimo a intercedere per lui presso i numi dell’editoria; il nome del santo resta misterioso ma lui non fa che ringraziarlo fra le righe lasciando velatamente intendere che se il lettore non capisce chi è il problema è suo. Del resto il lettore non può essere all’altezza dello scrittore specie se si chiama Tano Vedova Pelli altrimenti questi bei romanzi se li scriverebbe da solo, il lettore s’intende. Uno scrittore come il nostro sciorina ironia e intelligenza proprio mostrando quanto fregnoni siano i personaggi che compongono i suoi libri: se li fabbrica e se li commenta da solo, il che non è da tutti e chi vende ha sempre ragione.
Pelli affronta con verve senza precedenti i cazzi amarognoli di chi è abbastanza privilegiato da avere solo problemi superflui - anche perché la realtà dei poveracci dei disoccupati e morti ammazzati dalle mafie indigene lo annoia: è una roba giustamente dice da comunisti e di comunisti in questo paese ve n’è fin troppi specie al Corriere della Sera in cui qualcuno ha osato stroncarlo facendo le scarpe a lui e all’amico santo, dimostrando ancora una volta che l’invidia e non altro è il motore immobile della storia di sinistra. Vedova Pelli in questo romanzo fluviale dimostra che se qualcuno ha messo un motoscafo in copertina con ciò andando alla grande lui non è certo da meno con le sue mirabolanti avventure di macchine d’epoca perdute e ritrovate, cucina di chef superbi che lui si è potuto permettere e voi no, donne terrone e tettone assai mignotte che si danno all’arte contemporanea mettendo in scena le pelvi maculate da eiaculazioni un tantino precoci. Evidente l’influenza di Carlo Rossella e Antonella Clerici – ma anche Marcello Veneziani crediamo. Gli ingredienti, è il caso di dire, sono mescolati cinobalanicamente ma la classe non è acqua, visto ormai quanto è cara. Sollazzo e intrattenimento di qualità costituiscono la cifra di questo libro, assieme al prezzo di copertina, bisogna dire. Per chi ha fiato da vendere e tempo da perdere dopo che il Nasdaq ha smesso di dare notizie
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cappelli e d'orrico
l'accoppiata d'orrico-cappelli ne ha fatta un'altra aspettiamoci un tormentone invernale della coppia più esilarante della recensionistica italiana: che noia
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la vedova il santo e il pacchero estremo
La storia e' molto avvincente e appassionante , ieri sera vedevo su rai uno i vicerè e pensavo che bel film verrebbe fuori da questo libro......









