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La trama e le recensioni di Pro patria, romanzo di Ascanio Celestini edito da Einaudi. Questa è la storia di un erbivoro. Un detenuto condannato alla reclusione fino al giorno 99 del mese 99 dell'anno 9999. «Fine pena mai», come una ghigliottina al rallentatore. Prima che cada anche la sua testa, l'erbivoro si affaccia alla finestra della Storia per scrivere un discorso: le parole dei primi eroi del Risorgimento, entrate di soppiatto tra i muri della cella, ne hanno spalancato le porte al vento con una sconvolgente carica eversiva. Nasce cosí il Discorso sulla controvertigine, un torrente di rabbia, di comicità e di poesia. Ad ascoltarlo ci sono il fantasma di Mazzini, un secondino detto «l'intoccabile» e il «Negro Matto Africano», che ha trovato un sistema infallibile per evadere. Perché nella poetica concentrica di Ascanio Celestini, nessuna storia può davvero finire.

Ascanio Celestini è una delle voci più note del teatro di narrazione in Italia. La sua scrittura nasce sempre da un lavoro di indagine condotto attraverso interviste e laboratori. Del 2000 sono gli spettacoli Radio Clandestina, sull'eccidio delle Fosse Ardeatine, e Cecafumo, sulla fiaba. Del 2002 è Fabbrica. Del 2006 Appunti per una lotta di classe. Con Fandango ha girato i documentari Senza Paura, storie e musiche di lavoratori notturni, e Parole sante, che ha dato il titolo a un omonimo disco. Per Radio 3 ha scritto e interpretato diverse trasmissioni, tra cui Bella Ciao sul tema del lavoro e della Resistenza. Con Donzelli ha pubblicato Cecafumo, Fabbrica e la ripresa televisiva di Radio Clandestina. Per Einaudi ha pubblicato i libri Storie di uno scemo di guerra («L'Arcipelago Einaudi», 2005 e «Super ET», 2009), La pecora nera («I coralli», 2006 e «Super ET», 2008), il cofanetto con DVD dello spettacolo Scemo di guerra («Stile libero/DVD», 2006), Lotta di classe («Supercoralli», 2009 e «Super ET», 2010), La pecora nera («Stile libero/DVD», 2010) e Io cammino in fila indiana («Supercoralli», 2011).

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Pro patria 2013-02-03 16:23:02 chicca
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chicca Opinione inserita da chicca    03 Febbraio, 2013
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Pro Patria

Come impallidiscono i politici dei nostri giorni di fronte ai giovani eroi del Risorgimento... Ascanio Celestini lo racconta con la solita ironia e in uno dei suoi ormai mitici monologhi, in questo caso a dire il vero sarebbe un discorso, quello di un detenuto condannato alla reclusione fino al giorno 99 del mese 99 Dell' anno 9999 che parla al fantasma di Mazzini a un detenuto chiamato " negro matto africano" e un secondino detto "intoccabile" . Un libro come sempre nel caso di Celestini, in cui si ride, ci si indigna ma soprattutto si riflette, non solo solo sul passato ma anche sul presente, soprattutto sulle condizioni delle carceri, sul sovraffollamento, sulla capacità di rieducare.

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