I miserabili I miserabili

I miserabili

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La trama e le recensioni di I miserabili, romanzo di Victor Hugo. Meditato dall'autore fin dal 1845, I miserabili vide la luce solo nel 1862: diciassette anni impiegò infatti Hugo per scrivere e pubblicare quello che egli stesso riteneva il suo capolavoro, il punto culminante della sua già monumentale opera. Accolto freddamente dalla critica - con la sola, notevolissima eccezione di Rimbaud che ne parlò come di "un vero poema" -, il romanzo ottenne invece una strepitosa fortuna di pubblico: 3500 copie vendute in poche ore, collette popolari per acquistarlo, un vero e proprio movimento d'opinione che fece preoccupare seriamente il regime di Napoleone III, per non parlare delle innumerevoli traduzioni e riedizioni, versioni cinematografiche e teatrali, fumetti... Un successo vasto e durevole, dovuto alla straordinaria capacità di Hugo di sintetizzare la sua vocazione poetico-simbolica e quella realistico-sociale, dando così vita a un'opera in cui le vicende dei tanti, indimenticabili personaggi si intrecciano con la storia del popolo di Parigi e la rievocazione dei momenti cruciali della sua epopea, dalla battaglia di Waterloo ai moti insurrezionali del 1832.

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I miserabili 2011-07-17 09:30:05 R๏гy.o°
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R๏гy.o° Opinione inserita da R๏гy.o°    17 Luglio, 2011
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IL libro

«Questo libro è un dramma che ha l’infinito come personaggio principale. L’uomo è il secondo».

Vorrei iniziare questa recensione con qualcosa che colpisca il lettore, con qualcosa che lo incolli a questa pagina e gli faccia comprendere quanto fondamentale è il libro che ho appena finito di leggere. Ma mi sento svuotata di belle parole, come se solo Hugo fosse in grado di partorirle, e mi sento orfana di pagine che non dimenticherò, pagine che racchiudono una storia indelebile raccontata con una voce soave e sibillina. Mi sento triste per gli accaduti raccontati e per la sorte dei personaggi che in questo arco di tempo – di lettura – sono diventati miei compagni di viaggio.
Avrei voluto fare un commento lucido, analitico e critico di questo Romanzo. Avrei voluto, ma non ci riesco. Non con in testa ancora il ronzio della voce di Hugo. E non sto qui a presentarvi la sinossi, sarebbe troppo riduttivo. Perché dentro la penna dello scrittore francese c’è il mondo, ed è proprio quello – nella sua interezza – che egli è riuscito a riversare su carta. Potrei parlarvi delle piccole perle di saggezza ed eleganza descrittiva sparse nel testo; potrei citarvi quel lunghissimo elenco di vere piccole perle sull'animo ed il comportamento umano (sulla zia di Marius: "Era triste di una tristezza oscura di cui non possedeva ella stessa il segreto: c'era in tutto il suo essere lo stupore d'una vita finita che non è mai cominciata"); potrei elogiare gli ottimi dialoghi: nella “Repubblica”, Platone sosteneva che il modo mimetico della narrazione è quello che riporta i dialoghi in modo diretto, ed è un modo pericoloso, perché al lettore gli si confondono le idee e non capisce se a parlare è lo scrittore o direttamente il protagonista. Con Hugo Platone ha maledettamente ragione, sia sulla lettura che fa scomparire la presenza di terzi incomodi, ché esistono solo il lettore e i protagonisti che parlano direttamente al suo cuore. Sia sul fatto che lo scrittore sia pericoloso.

“I miserabili” uscì in due parti, e la stampa non tardò ad attaccare aspramente l'opera, che venne giudicata troppo favorevole e celebrativa dei moti rivoluzionari. E divenne un libro tanto ‘pericoloso’ quanto letto in tutto il mondo. Un libro con così tanti argomenti, politici sociali morali filosofici e psicologici, e così sapientemente mescolati, che mi stupisco della sua esistenza. Perché “I miserabili” è un’enciclopedia della vita: si legge dell’amore in tutte le sue sfumature, della morte, del coraggio, del mistero, della lealtà, dell’inganno, del rispetto, della cattiveria.. e l’elenco potrebbe non finire mai. Si leggono le posizioni moderne di Hugo rispetto alla pena di morte e alla finalità rieducativa della pena, oppure della schiavitù delle donne ridotte a prostituirsi, ad esempio, oppure ancora sui moti rivoluzionari ("Fra la logica della rivoluzione e la sua filosofia, c'è questa differenza: che la logica può condurre alla guerra, mentre la filosofia non può condurre che alla pace"); e poi ci si cala nel vivo della storia e in particolare nell'intimo di ogni personaggio, tanto da farci scordare che stiamo leggendo un libro del XIX secolo. Pagine liriche ed eccelse, con immagini intense che scuotono l’anima del lettore si alternano a capitoli interi sul gergo parigino, l’argot, o di descrizioni minuziose dei quartieri parigini o della battaglia di Waterloo. La magistrale scrittura di Hugo si rivela per quel che è: come un giallista che si rispetti, anzi addirittura meglio dei giallisti, ci dimostra che nelle sue pagine nulla è lasciato al caso, che niente è superfluo ma tutto è essenziale nelle sue parole, anche quando sembra che si dilunghi fin troppo su particolari 'inutili'. Pagine in cui non si esime nel fornirci i suoi pensieri di denuncia sociale, che possono benissimo essere riassunti nella frase “L’unico pericolo sociale è l’ignoranza”; e su quelli politici: limitare la povertà senza frenare il benessere, oppure aumentare il salario e diminuire la fatica, oppure ancora la considerazione sul lavoro, che non può essere una legge senza essere un diritto.

Nel capitolo IX del libro V si legge: 'Ci sono molte di queste virtù in basso; un giorno saranno in alto'. E’ questo il principio che sta alla base del progetto “I miserabili”. Un progetto che contempla la caduta di molti miserabili, il più importante dei quali è decisamente Jean Valjean, e la volontà di risalire in alto. Per dimostrare di essere forti d’animo e pronti a soffrire per stare bene. Perché mentre si legge, si incontra gente come i Thénardier, che sono esattamente l'incarnazione del Male che deriva dall'Ignoranza. Si leggono di discese sociali che purtroppo (conseguentemente?) vanno a coincidere con quelle morali. Grandissime pagine in cui Hugo si dimostra ben capace – con la sua solita maestria nell’uso delle parole – di descrivere “quel po’ di tutto” che “ c’è nel caos dei sentimenti e delle passioni che difendono una barricata: il coraggio, la gioventù, il punto d’onore, l’entusiasmo, l’ideale, la convinzione, la pertinacia del giocatore, e soprattutto un continuo alternarsi di speranza”. Pagine che restano dentro; dentro al cuore e nella mente di chi le legge e ne resta rapito: se "Notre-Dame" - l’adolescenza - mi aveva folgorato, con "I miserabili" - decisamente la maturità - non riesco a dare una spiegazione razionale del mio amore sempre in costante crescita per Hugo. Secondo la critica letteraria lansonista, che pone alle propria base dei concetti elaborati da Proust, il libro è semplicemente uno strumento ottico attraverso il quale al lettore è permesso di vedere se stesso. Hugo è stato il mio strumento ottico: ho letto di Valjean, Javert, vescovo di Digne, Cosette e altri ancora, ed ho letto di me stessa. Mi sono immersa nella realtà parigina di inizio ottocento e ho vissuto.
Mi si strazia il cuore ad abbandonare i protagonisti di uno dei libri più letti di sempre.

Trovatemi voi un libro migliore di questo.
Leggetelo. E’ un imperativo morale.

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I miserabili 2011-05-22 21:43:24 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    22 Mag, 2011
Ultimo aggiornamento: 22 Mag, 2011
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Capolavoro Assoluto

Di fronte ad un'opera di siffatta bellezza non mi sento adeguato a scriverne una recensione, ma rinunciare sarebbe un atto di imperdonabile vigliaccheria verso quello che reputo uno dei libri più belli di sempre. Mi sono chiesto spesso cosa distingue un bellissimo libro da un Capolavoro (con la maiuscola non a caso...) : l'immortalità dei personaggi e delle parole, che scavalcano i secoli e i costumi di epoche diverse per essere ancora attuali a 150 anni di distanza . E verrebbe da dire purtroppo leggendo la considerazione introduttiva di Hugo. Non è una lettura facile , il ritmo delle vicende non è vertiginoso e Hugo ama fare frequenti digressioni ed introduzioni che , seppure scritte da uno che la penna la sa usare come un dono divino, possono anche risultare un pò pesanti. Però... "I Miserabili" è un affresco della Francia di quell'epoca con i suoi tormenti e le sue rivoluzioni, ma non è solo storia, è soprattutto un grandissimo romanzo di denuncia sociale : lo sfruttamento dei bambini per i lavori più umili, la condizione della donna , la degradazione dell'uomo, la miseria e l'ignoranza. I Miserabili di Hugo sono esseri umani che incontriamo messi in ginocchio dal destino sul più lurido marciapiede della vita, ognuno di loro diventerà qualcuno a seconda di quello che saprà tirare fuori da se stesso : chi troverà più facile strisciare viscido come un serpente come Tenardier ; chi pur non avendo conosciuto amore lo praticherà a piene mani per tutta la vita come Jan Valjean , elevandosi oltre le miserie attribuitegli per diventare un eroe oscuro, lontano da tutti i canoni ; chi come la piccola Cosette verrà salvata dalla manzoniana Provvidenza nelle vesti di un altro essere umano (Jan Valjean appunto); chi è integerrimo ma non riesce a reggere il confronto tra la propria coscienza e la rigidità della legge come Javert. Un elenco di personaggi ritratti da Hugo in maniera sublime , fatti vivere fin nei recessi più nascosti della loro anima e dei loro turbamenti, a tratti la prosa di Hugo diventa poesia, ci sono frasi, similitudini, considerazioni, incipt che vorresti ricopiare per portarti sempre appresso tanto le senti vere e profonde. Non siamo solo quello che sembriamo ma quello che lottiamo per diventare e ogni uomo o donna dei Miserabili va in cerca di qualcosa per cui abbia un senso tutto, non tanto l'essere amati ma qualcuno da amare.
Il racconto si staglia sullo sfondo di una Francia che sta cercando di cambiare sulla pelle dei suoi governanti ma soprattutto della povera gente, Hugo ci racconta la rivoluzione, la guerra, la vita negli anfratti di Parigi ma soprattutto il cuore degli uomini, dove tutto nasce e tutto muore.
Se questo romanzo fosse pietra di paragone per decidere cosa merita di stare nelle librerie ...credo che sarebbero molto più vuote.
Semplicemente meraviglioso per come è scritto e per quello che racconta.

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I miserabili 2011-03-23 14:28:12 barch76
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barch76 Opinione inserita da barch76    23 Marzo, 2011
Ultimo aggiornamento: 23 Marzo, 2011
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Un monumento alla Francia

Sono millecinquecento pagine,fitte fitte,di drammi,trattati politici e culturali,storie romantiche,una fotografia cruda ,realistica e spettacolare di un momento,il XIX secolo,come affermò Baudelaire “Non un romanzo,ma un maestoso poema”. In quest’opera Hugo ha uno scopo,che trasuda da ogni pagina,un’utopia che cerca di comunicare attraverso l’Hugo poeta,l’Hugo professore,l’Hugo politico,che fonde in uno strumento comunicativo dirompente,e questa è la genesi del Romanzo,un messaggio universale,il succo della rivoluzione della sommossa,un sogno di eguaglianza,una battaglia alla povertà,all’odio,e alla guerra,che egli ci pone nelle maniere più estreme,senza filtri,senza rimorsi. Ne “i Miserabili”si scopre l’Hugo maturo,lo scrittore,già attivo politicamente all’epoca della stesura dell’opera ha un’idea,che l’uomo non nasce miserabile,egli è un prodotto della stessa malata,che lo crea a proprio bisogno e consumo,ma in lui c’è la chiave,il seme dell’amore,della generosità,dell’altruismo,la carità. E’ un messaggio forte,che la rivoluzione francese non si è compiuta finche essa non arriva a toccare tutti,finche non diventa rivoluzione in tutte le vite dei francesi,e degli uomini di tutte le società,che è incompleta perchè non è stata totale,e la chiave sta’ proprio nel miserabile e in esso c’è il veicolo per completarla. Monsignor Benvegnù ,Jean Valjean, Marius Pontmercy,Cosette,Gavroche,i Thenardier,sono solo alcuni dei protagonisti,e da qui si apre un mondo,ogni personaggio è una vita, un romanzo nel romanzo,ognuno di loro rappresenta uno spaccato della società,una sfumatura dell’animo umano,Hugo indaga,ricerca,approfondisce il vissuto dei suoi personaggi per giustificarli,per,attraverso di loro,spiegarci in maniera pertinente che non bisogna vedere il miserabile solo come tale,ma vederlo come il frutto di un di un’esperienza,di un ambiente ostile,nocivo,che ha bisogno di cure,ma è anche capace di prove di eroismo altissime. Non è comunque una lettura semplice,non tanto per la prosa,che risulta moderna e scorrevole,quanto per i momenti in cui il nostro caro “Hugo professore”decide di intrattenerci con interminabili trattati a volte interessanti,a volte mortalmente tediosi,come ad esempio quello della genia delle parole francesi. Il romanzo comunque risulta grandioso,non tanto per la trama di per se stessa,ma per la caratterizzazione dei personaggi,in cui si riesce a scorgere tutte le sfaccettature della società,e per la volontà ferrea e consapevole dell’autore,tramite la sua opera,di cercare di cambiare il mondo,e forse in parte c’è anche riuscito. Un monumento commovente agli aspetti più nobili dell’animo umano.

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Classici Francesi.
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I miserabili 2011-02-19 11:09:37 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    19 Febbraio, 2011
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Il romanzo francese.

Hugo non scrisse solamente un libro...ma molti libri in questo grande romanzo francese che rimane, per molti,la pietra miliare della Letteratura transalpina.
Ogni capitolo è uno spunto per un altro libro, ogni affresco è stretto nella sua storicità in maniera quasi tattile ed incisiva.
La vicenda di Jean Valjean condannato, evaso, rinato e perseguitato a vita è esemplare per comprendere uno stile, un metodo, un modo di concepire l'esistenza.
Meravigliosa la descrizione della fuga per le fogne di Parigi e l'"invenzione" della piccola grande orfana (topos classico della Letteratura francese)che ha nome Cosette...perché non è nulla.
Il tutto apprende e sorprende l'idea di redenzione che domina tutto il ciclo dei Miserabili.
Che dire della fantastica ricostruzione della battaglia di Waterloo?
Qualcuno, non molto tempo fa, ebbe a dire:"Si tratta della più alta lirica dedicata ad un evento mortifero come la guerra". Era Claudio Magris, ed io sono d'accordissimo con lui.
Sarebbe bello che molti si avvicinassero ad Hugo in punta di piedi, come si fa con chi è più grande di noi.
In questo, in questi romanzi, c'è tutto il cuore di una nazione.

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