Ubik
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Opera cardinale di Dick
Opera cardinale di Dick, è ricca dei temi classici di questo autore: i paradossi dell’esistenza, l’analisi “surrealista” della società umana, il labile e spesso inesistente confine tra realtà e illusione, la mancanza di un principio unificatore del significato delle cose (e degli stessi concetti di vita e morte).
L’irruzione del soprannaturale, gli interrogativi incalzanti e colpi di scena mettono a dura prova il lettore, che, come i personaggi del romanzo, si ritrova in una mondo né del tutto reale né completamente fantastico, in un vortice che fa perdere ogni senso dell’orientamento, lasciando aleggiare solo l’angoscia di non comprendere più cosa esista davvero o no, se siamo vivi o morti, se questo “Ubik” sia la salvezza (ma da che cosa?) oppure la fine di tutto.
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Voto 6,5!
Particolare ma un pò confusionario. Finale ambiguo.
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alienante
non so cosa dirvi posso solo proporvi di leggerlo perchè come pochi altri ha saputo anticipare molte situazioni che viviamo oggi non a caso molti sono i film tratti dai suoi romanzi e racconti
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mi spiace ma non lo capisco
Per la verità ho letto questo libro diverso tempo fa e l'ho trovato molto ma molto lontano da me nonostante le meraviglie che ho sempre sentito.
Allora ho dato una seconda possibilità e ho letto 'la svastica sul sole' pensando che magari non avevo letto ubik nel modo giusto.
Alla fine l'ho accettato: Dick non è per me. Davvero troppo onirico per i miei gusti. Magari un giorno lo rileggerò e cambierò idea ma non per il momento
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Ubik: realtà o esperienza onirica?
Scritto nel 1966, Ubik, è senza ombra di dubbio uno dei romanzi più inquietanti ed irruenti di Dick, e quello dove maggiormente riesce a confondere la realtà con l’esperienza onirica che spesso riempie le trame dei suoi romanzi.
Mi risulta difficile etichettarlo come un qualunque libro di fantascienza, e per il modo in cui ne affronta i classici temi, cercando di scomporre tutte le basi della fantascienza classica, e per la sua capacità di analizzare la società.
Fu proprio grazie a questa geniale opera che l’autore venne nominato membro onorario del College Du Pataphysique.
Come già accade in altri libri di Dick, anche in Ubik, l’argomentazione principale resta il problema della realtà. Se all’inizio della storia ci sono un protagonista, Glen Runciter, e un gruppo di persone, che vivono in una realtà ben distinta, proseguendo nella lettura, notiamo invece che, poco a poco, questa realtà tende a sgretolarsi, a destrutturizzarsi, come puntualizza l’autore stesso. Tutto nasce appunto da quell’esplosione sulla Luna. Da quel preciso istante Dick spezza la narrazione dividendola su due differenti piani della realtà, e i protagonisti si credono chiusi tra due forze invisibili che si contrastano. Questo meccanismo fa si che il lettore, sottoposto a un incessante avvicendarsi di colpi di scena, si ritrovi a combattere con dubbi ed ipotesi che si montano e si smontano in continuazione.
Se siete abituati a leggere libri che vi permettono, al loro termine, di incastrare perfettamente ogni accadimento, ogni episodio, ogni indizio, trovati nelle pagine precedenti, beh, preparatevi al peggio, perché quando chiuderete Ubik, non riuscirete ad avere la certezza che il finale sia veramente ciò che palesemente potrebbe sembrare.
Capolavoro degli anni sessanta, un libro assolutamente da non perdere, non solo per gli appassionati di genere, ma anche, e forse soprattutto, per il grande pubblico che non si è mai avvicinato alla science-fiction.









