Il gatto
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Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 76 romanzi e 26 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».
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Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 2011
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Il gatto
Non c'è solo l'amore capace di legare due persone per sempre, indissolubilmente. Anche l'odio può arrivare a tanto. Può essere così forte da rimanere l'unica fonte di sostentamento, così familiare da averne bisogno per autoalimentarlo, così opprimente da riempire subito e chiudere i varchi lasciati dai quali potrebbe altrimenti uscire un barlume di pietà, di tenerezza, di pace. Ci vuole energia per odiare. L'odio prosciuga, invecchia e quando ti rendi conto che la vita sta passando, trascorrendo nell'odio, ti ci aggrappi di più perché è l'unica cosa che ti rimane. Georges Simenon, gran romanziere, rende tutto questo molto chiaro e lampante in un romanzo sicuramente da leggere, breve ma profondo, psicologico, che cattura, di una quiete irreale carica di tensioni.
Emile e Marguerite, entrambi vedovi, sposati in seconde nozze, non giovani, fanno un salto di qualità passando da una vita coniugale fatta di rispetto, ma di indifferenza, di profonde differenze caratteriali e sociali all'odio. Odio reciproco scatenato dalla morte per avvelenamento del gatto di lui, sempre malvisto da Marguerite, unica sospettata e dalla vendetta di Emile; l'uccisione del pappagallo di lei. Da quel giorno, i due non si sono più parlati, comunicano con bigliettini, mangiano, dormono, e fanno vita da soli pur essendo entrambi sotto lo stesso tetto.
Simenon ci propone il punto di vista di Emile e ci offre tutte le sfumature che attraversa la sua anima dall'uccisione del suo amato gatto, dallo choc alla rabbia, dalla determinazione alla vendetta al pentimento, dalla pietà al perdono, tutte però all'interno della passione più grande, quella che le racchiude tutte e le tiene sotto controllo; l'odio, che periodicamente fa sfornare un bigliettino rivolto a Marguerite a ricordarle il suo crimine con due sole semplici parole: “IL GATTO”.









