Il gatto Il gatto

Il gatto

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La trama e le recensioni di Il gatto, romanzo di Georges Simenon edito da Adelphi. Da anni, ormai, Émile e Marguerite non si rivolgono più la parola, e comunicano solo attraverso laconici, ma non per questo meno crudeli, bigliettini. Del resto, niente li predisponeva a formare una coppia armoniosa: lei è magra, pallida e impettita; lui tarchiato e sanguigno; lei ha alle spalle gli splendori di una famiglia dell'alta borghesia caduta in rovina e il ricordo di un primo marito musicista; lui viene dalla banlieue operaia, e nel suo passato ci sono le balere in riva alla Senna e una moglie allegra e polposa morta troppo presto. Lei detesta l'odore del sigaro toscano e i modi rozzi dell'uomo; lui trova irritanti le leziosità della donna. L'odio ha preso corpo in un momento preciso, quando Émile si è convinto che sia stata Marguerite a uccidergli l'amatissimo gatto – e si è vendicato sul pappagallo da lei prediletto. Un odio che da allora li lega indissolubilmente ed è diventato, come ha scritto Benoît Denis, «un sentimento puro, senza ombre e senza contaminazioni», del quale non possono fare a meno, perché è per entrambi l'unica barriera contro la morte.

Georges Simenon, nato a Liegi nel 1903, morto a Losanna nel 1989, ha lasciato centonovantatré romanzi pubblicati sotto il suo nome e un numero imprecisato di romanzi e racconti pubblicati sotto pseudonimi, oltre a volumi di «dettature» e memorie. Il commissario Maigret è protagonista di 76 romanzi e 26 racconti, tutti pubblicati fra il 1931 e il 1972. Celebre in tutto il mondo, innanzitutto per le storie di Maigret, Simenon è anche, paradossalmente, un caso di «scrittore per scrittori». Da Henry Miller a Jean Pauhlan, da Faulkner a Cocteau, molti e disparati sono infatti gli autori che hanno riconosciuto in lui un maestro. Tra questi, André Gide: «Considero Simenon un grande romanziere, forse il più grande e il più autentico che la letteratura francese abbia oggi»; Walter Benjamin: «… leggo ogni nuovo romanzo di Simenon»; Louis-Ferdinand Céline: «Ci sono scrittori che ammiro moltissimo: il Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlarne tutti i giorni».

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Il gatto 2011-10-28 07:14:24 Stefp
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Stefp Opinione inserita da Stefp    28 Ottobre, 2011
Ultimo aggiornamento: 29 Ottobre, 2011
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Il gatto

Non c'è solo l'amore capace di legare due persone per sempre, indissolubilmente. Anche l'odio può arrivare a tanto. Può essere così forte da rimanere l'unica fonte di sostentamento, così familiare da averne bisogno per autoalimentarlo, così opprimente da riempire subito e chiudere i varchi lasciati dai quali potrebbe altrimenti uscire un barlume di pietà, di tenerezza, di pace. Ci vuole energia per odiare. L'odio prosciuga, invecchia e quando ti rendi conto che la vita sta passando, trascorrendo nell'odio, ti ci aggrappi di più perché è l'unica cosa che ti rimane. Georges Simenon, gran romanziere, rende tutto questo molto chiaro e lampante in un romanzo sicuramente da leggere, breve ma profondo, psicologico, che cattura, di una quiete irreale carica di tensioni.
Emile e Marguerite, entrambi vedovi, sposati in seconde nozze, non giovani, fanno un salto di qualità passando da una vita coniugale fatta di rispetto, ma di indifferenza, di profonde differenze caratteriali e sociali all'odio. Odio reciproco scatenato dalla morte per avvelenamento del gatto di lui, sempre malvisto da Marguerite, unica sospettata e dalla vendetta di Emile; l'uccisione del pappagallo di lei. Da quel giorno, i due non si sono più parlati, comunicano con bigliettini, mangiano, dormono, e fanno vita da soli pur essendo entrambi sotto lo stesso tetto.
Simenon ci propone il punto di vista di Emile e ci offre tutte le sfumature che attraversa la sua anima dall'uccisione del suo amato gatto, dallo choc alla rabbia, dalla determinazione alla vendetta al pentimento, dalla pietà al perdono, tutte però all'interno della passione più grande, quella che le racchiude tutte e le tiene sotto controllo; l'odio, che periodicamente fa sfornare un bigliettino rivolto a Marguerite a ricordarle il suo crimine con due sole semplici parole: “IL GATTO”.

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