Sotto i venti di Nettuno Sotto i venti di Nettuno

Sotto i venti di Nettuno

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La trama e le recensioni di Sotto i venti di Nettuno, romanzo di Fred Vargas edito da Einuadi. Fred Vargas gioca le sue carte migliori in un romanzo di superba e classica architettura, che si snoda tra Parigi e il Québec coperto di neve. Per settimane ai primi posti delle classifiche in Francia, best-seller in Germania, questo libro ha consacrato la Vargas come la nuova regina del giallo. Una giovane donna uccisa con tre ferite di arma da taglio, una catena di omicidi tutti uguali che affiora dal passato. Sul cammino di Adamsberg, lo svagato commissario che ama zigzagare tra deduzioni che ai piú paiono del tutto incongrue, c'è il misterioso Tridente. Il commissario sa chi è l'assassino, ma anche il Tridente conosce Adamsberg. E torna, come il suo peggiore fantasma, per metterlo davanti all'unico nemico di cui avere paura: se stesso. Adamsberg stavolta è davvero nei guai.

Fred Vargas è uno pseudonimo. L'autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). È figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall'85. Dal '92 ha pubblicato quasi un libro l'anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l'anti-Patricia Cornwell. A tal proposito, ha dichiarato che «il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice». Questo non le impedisce certo di dispiegare nei suoi romanzi una straordinaria visionarietà, unita a una capacità di indagine psicologica e alla passione per meticolose ricostruzioni ambientali.

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Sotto i venti di Nettuno 2013-03-19 19:34:08 Pelizzari
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Pelizzari Opinione inserita da Pelizzari    19 Marzo, 2013
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Un morto vivente

Più la leggo e più mi piace. Quest'autrice. Più lo conosco più mi diventa simpatico. Questo commissario. E' capace di spremere la vita di tutti i giorni per ricavarne piccole follie e rapidi scorci di bellezza stralunata; è capace di regalarci parentesi di stravaganza, eccessi di non sense e bruschi salti di pensieri nonchè intuizioni geniali. In questo bel giallo, Adamsberg è vittima di un'ossessione e di frangenti che, uno dopo l'altro, si scontrano contro di lui. Diventa anche vittima e assassino e reagisce come un criminale braccato, non come uno sbirro. Originale la dualità, la suspence, i dubbi e l'umanità del personaggio. Da segnalare una straordinaria Retancourt, personaggio minore, capace di trasformare la sua energia, capace di trovate sorprendenti.

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Sotto i venti di Nettuno 2012-07-31 21:35:37 cuspide84
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cuspide84 Opinione inserita da cuspide84    31 Luglio, 2012
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LO SPALATORE DI NUVOLE NELLA TANA DI BARBABLU'

“Nel mio villaggio dei Pirenei c'era un vecchio che noi bambini chiamavamo “il nobile”. Gli adulti lo chiamavano con il suo titolo e il suo nome: il giudice Fulgence. Abitava da solo nel Maniero, una grande casa isolata circondata da alberi e da mura di cinta. Non frequentava nessuno, non parlava con nessuno, detestava i bambini e ci metteva una fifa blu. Ci riunivamo in gruppo per spiare la sua ombra quando la sera usciva nel bosco... era vecchio, molto alto, con i capelli bianchi lisci tirati all'indietro, le mani più curate che si siano mai viste al villaggio, gli abiti più eleganti che siano mai stati portati... un uomo freddo come una murena.”

In questo quarto caso il commissario Jean-Baptiste Adamsberg si ritrova ad affrontare un fantasma che riaffiora direttamente dal suo passato: un diavolo, un non-morto, un vecchio giudice che ha segnato la sua vita e quella di suo fratello, di cui non ha più notizie da parecchi anni, ovvero da quando venne accusato dell'omicidio della sua fidanzatina Lise.
Elisabeth Wind, ventidue anni, viene ritrovata tra i cespugli con tre ferite mortali all'addome; il sospetto, un ubriaco ritrovato vicino al luogo del delitto, non convince del tutto Adamsberg, proprio perchè le coincidenze con quanto avvenuto anni fa a suo fratello Raphael, sono talmente tante da fargli ritenere troppo semplice e troppo rapida la risoluzione di questo caso e da fargli temere il ritorno del misterioso Tridente, un assassino che ha alle spalle già dodici omicidi, tutti contrassegnati dallo stesso “marchio di fabbrica”: le ferite mortali inferte alle vittime con un tridente, simbolo del dio Nettuno.
A complicare le cose ci si mette un viaggio in Canada per uno stage sul dna; qui Adamsberg farà la conoscenza di numerosi personaggi, ognuno con una caratteristica particolare: il sergente Sanscartier, che adora le saponette alle mandorle, Ginette con la sua pomata miracolosa, Lalibertè con i suoi sbalzi di umore, la giovane Noëlla, francese trapiantata in Quebec per amore, lo scoiattolo Gerald sempre di guardia alla stazione di polizia.
Grazie all'aiuto morale (e culinario) di Clementine, all'acheressa Josette, al fido Danglard e alla dea polivalente Retancourt, Adamsberg riuscirà a dissipare le nebbie che si profilano all'orizzonte della sua vita, si riunirà col fratello e scoprirà chi è quel tizio che ha abbandonato Camille (la sua ex) con un bambino di pochi mesi.

Un giallo che ti convince e che ti tiene incollato alle sue pagine grazie ai dialoghi, sempre numerosi, sempre presenti e sempre stuzzicanti, a volte divertenti, a volte surreali, a volte sconclusionati; grazie alle descrizioni, precise, esaurienti e talmente belle da farti credere di essere lì su quel sentiero sul fiume Outaouais a passeggiare di notte insieme allo spalatore di sogni; e grazie ai suoi personaggi (ognuno descritto in maniera talmente minuziosa da sembrare di conoscerli da sempre), allo stesso tempo così reali e irreali, da essere lo specchio della natura umana... specchio in cui Adamsberg vedrà riflettersi il suo più grande nemico: se stesso.

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