Narrativa straniera Romanzi Divorzio a Buda
 

Divorzio a Buda Divorzio a Buda

Divorzio a Buda

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Un triangolo amoroso tutto intessuto di passioni negate, di silenzi e di impossibili confessioni. Il romanzo che Márai scrisse pochi anni prima delle Braci e che del capolavoro a venire ha già tutta la magistrale, implacabile, bruciante esattezza.

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Divorzio a Buda 2017-06-17 11:28:52 siti
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siti Opinione inserita da siti    17 Giugno, 2017
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Se...

C’è tanta vita in questo romanzo, c’è tanta biografia fra queste righe, c’è infine tanto disincanto. Non solo quello dell’uomo, il giudice protagonista, che pragmaticamente consegna la sua esistenza al reale, al tangibile, trascurando il sogno, ma anche quello di un autore e di un grande artista che è riuscito a calare il suo dissidio interiore, strettamente correlato al suo essere ungherese ma prima ancora austroungarico per divenire poi un esule senza patria.
Quando nel ’35 scrive questo romanzo Marai , nato piccolo nobile per concessione feudale da parte di Leopoldo II, figlio di un notaio reale, maggiore di quattro figli, è già stato giornalista gravitando per studi e per affetti a Berlino e poi per lavoro a Parigi ma patendo disagi economici legati al primo dopoguerra. Tornato nella sua terra nel 1928, a ventotto anni non ha più la patria: si stabilisce a Budapest per essere paradossalmente esule in casa: la sua Košice, alta Ungheria , era al’interno di quei territori persi col Trattato di Versailles. Scrive tra il ’28 e il ’48 e si impone nella vita letteraria ungherese, vive grandi soddisfazioni fino a quando la Storia non lo schiaffeggia di nuovo e allora propende per un volontario esilio che risolve solo la caduta del muro di Berlino quando ormai lui si è già tolto la vita.
Kristof Komives, giovane giudice è alle prese con l’ennesima pratica di divorzio, il giorno dopo ancora una volta separerà il legame indissolubile sancito da Dio, tra mille dubbi stavolta amplificati dalla conoscenza dei due coniugi: lui un ex compagno di scuola, lei una fugace meteora nell’universo emotivo del giovane Kristof.
Komives rappresenta la vecchia nobiltà magiara e benché non abbia ancora quarant’anni è rinomato per la sua rettitudine, la sua moralità ma in generale per una serietà che non gli permette di cavalcare i nuovi tempi, una società nevrotica, immatura, incapace del sacrificio della vita vista come “un dovere che dobbiamo adempiere; certo un dovere gravoso e complesso , per il quale a volte è necessario sopportare sacrifici”. È la volontà che lo anima e che può aiutarlo a reggere l’insostenibile, ma la vita è davvero insostenibile o occorre solo una necessaria probità? Svolge il suo ruolo con chiaro intento pedagogico contro una civiltà motorizzata, gaudente, immorale quasi. Lui sa quale è stato il prezzo, non è forse morto suo padre che credeva alla Patria “espressione più alta del concetto di famiglia” , l’animo lacerato per la sua disgregazione e l’intermezzo comunista?
È sposato Kristof, una moglie , due figli, vive e lavora a Budapest e una notte dal passato ritorna il suo ex compagno di studi, il povero diventato medico, il giovane che ha sposato Anna e che ora da lei si sta separando. Viene durante una lunga notte a dire che domani l’udienza non avrà luogo … va via dopo un colloquio anticipatore di quel famoso rincontrarsi che sarà rappresentato in “Le braci”, vuole solo ottenere una risposta …
Bello questo romanzo che permette di avvicinare la biografia dell’autore - è necessario a questo punto leggere “Terra!...Terra!...Ricordi” - e che è permeato di storia e ancora che è capace di avvincere il lettore avviluppandolo in interrogativi le cui risposte potrebbero insinuare il dubbio, il sentimento del se e del ma, inutile e doloroso.

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Divorzio a Buda 2017-05-07 09:27:43 Elena72
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Elena72 Opinione inserita da Elena72    07 Mag, 2017
Ultimo aggiornamento: 07 Mag, 2017
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la vita non è un sogno

Talvolta vale davvero la pena di finire un libro anche quando, arrivati oltre la metà, ci stiamo ancora chiedendo dove l'autore voglia andare a parare. L'ultimo capitolo di questo romanzo è infatti una vera boccata di ossigeno, una finestra che si spalanca sul mondo alla luce del giorno e il finale riscatta pagine e pagine pervase da una sensazione di cupa claustrofobia. Per essere un'opera del 1935 (poi rivista dallo stesso autore nel 1939) "Divorzio a Buda" credo abbia ancora molto da dire al lettore contemporaneo: superato lo scoglio iniziale di numerose digressioni un po' prolisse, alcune riflessioni e molti interrogativi colpiscono ancora oggi per l'acume e la profondità. L'incomunicabilità nella coppia, la gelosia, la frustrazione della routine di ogni giorno, il senso di inadeguatezza (di ansia, anzi, di panico) che ci assale in certi periodi della vita, l'estraneità nei confronti di tutto ciò che ci circonda in una ricerca di senso in quello che stiamo facendo: queste, ma non solo, le principali tematiche trattate. Cosa conta davvero nel bilancio di un'esistenza? Un ipotetico giovanile colpo di fulmine o una concreta vita di coppia fatta, talvolta, di incomprensioni e silenzi, ma anche di figli che devono andare a scuola e di un cane che scodinzola per casa? La risposta che dà Marai con questo romanzo si incarna nelle vicende nei suoi due personaggi principali: il giudice Kristof e il medico Imre, coetanei ed amici ai tempi del liceo. Entrambi sposati ed affermati professionisti, ma anche uomini profondamente in crisi, giunti a quello stallo esistenziale in cui ci si sente soli ed incompresi e ci si interroga su cosa sia davvero importante, se esista una formula per vivere senza soffrire. Dopo una lunga notte di confronto tra i due (a chi ha letto "Le braci" non sfuggiranno molte analogie) l'autore sembra dirci che siamo noi a dover scegliere tra la luce del giorno, ovvero tenere salde le redini del nostro destino aggrappandoci ai nostri valori, alla famiglia, agli affetti più cari e al lavoro, oppure restare nel buio della notte fatta di interrogativi sterili, paralizzanti e distruttivi. La vita è fatta di concretezza, non di sogni, di ciò che abbiamo e non di ciò che avremmo potuto avere, di ciò che è, e non di ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Splendida l'immagine finale che ci apre alla vita e alla speranza: "Per strada si ode il fracasso del furgone del latte, poi gli uccelli attaccheranno con il loro cinguettio mattutino. Le case, nella luce piena del mattino, se ne stanno salde e imponenti al loro posto. La città, a quanto sembra, vivrà un'altra calda giornata d'autunno. La notte è finita; comincia il giorno." (p. 200)

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Divorzio a Buda 2016-11-24 05:15:23 68
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68 Opinione inserita da 68    24 Novembre, 2016
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Sogno e/o realtà, quale destino?


Talvolta un sogno può confondersi con un' ossessione ( d' amore ) e colorarsi d' altro, acuire paura, ansia, gelosia, fino ad una sorta di delirio, rafforzando un' ipotesi e costruendo una trama che determina ed indirizza ( senza possibilità di ritorno ) la realtà circostante.
Kristof Komives è un giudice integerrimo, marito fedele, padre di famiglia, di estrazione alto-borghese, è cresciuto con la legge, crede nella volontà, nel peso delle parole e da sempre ha tenuto a freno i propri istinti.
Ormai quarantenne respira una quotidianità fossilizzata, ingrigita da una pigrizia ordinaria, un lavoro estenuante, assilli famigliari protratti e una precaria fisicità, seguendo la tradizione ed una certa autorevolezza e sobrietà.
Vive nella città vecchia di Buda, ancorata ai propri ricordi, tra castelli ed antichi palazzi, così lontana da Pest, città moderna, peccatrice, industriale, modaiola.
Un giorno, suo malgrado, sarà chiamato a deliberare in merito ad una causa di divorzio che coinvolge il medico Imre Greiner, amico di vecchia data, e la moglie Anna Fazekas, conosciuta e frequentata sporadicamente parecchi anni prima, quando era ancora in età da marito.
La sera che precede l' udienza, in una lunga ed interminabile notte, Imre irromperà nella sua abitazione riportando un passato rimosso, confessando un presente inquietante in attesa di un futuro quanto mai vago e nefasto.
La narrazione resta sospesa in qualche oscuro luogo della memoria, in un' atmosfera divisa tra sonno e veglia, ragione e sentimento, attendendo una possibile sentenza.
La perfezione apparente di una vita costruita sull' ovvietà di certezze consolidate svanisce, sostituita da supposizioni, da uno strano senso di vergogna, dalla progressiva noncuranza verso volti famigliari irriconoscibili, dalla ripetitività di gesti consumati, abbandonandosi ad una realtà parallela, a rimpianti, a sensazioni forse vissute o solo immaginate.
Quel passato che pareva annullato, dimenticato, superato, riemerge vivido con il ricordo e le certezze di chi ci accusa di una colpa non commessa, se non in una pura dimensione onirica e di latenza.
Allora tutto potrebbe essere stato solo un sogno, o un desiderio rimosso, o una semplice speranza.
Ma i sogni sono sempre e comunque l' espressione di un desiderio ?
Ogni notte è popolata da incubi e, specchiandoci negli occhi altrui, possiamo leggervi verità sconcertanti. Forse la nostra sofferenza e lo sguardo affranto su una vita siffatta presagiva questo futuro nascondendo una possibile colpa.
Eppure continua ad esserci ed a prevalere quello che siamo, o che gli altri vedono in noi, un giudice imparziale, custode della legge e della ragione, mentre la realtà si presenta viva, cruda, asettica, inclemente.
Il momento si prolunga in un thriller, l' attesa diviene certezza, la confessione espiazione, di fatto solitudine protratta.
Alla fine, sottratta ad un soffio liberatorio, la coscienza di Kristof veleggia incupita da una mente malata, dubbiosa, ma la notte svanisce nell' alba, il sonno nella veglia e il sogno nella realtà di cui occuparsi.
Forse, in cuor suo, si fa strada l' idea di una qualche colpevolezza, in una realtà altrimenti scongiurata da regole ed equilibrio perché Imre Greiner ha evidenziato la semplice necessità di amare qualcuno negando la cosiddetta " isoritmia " coniugale ( propria ma anche di Kristof ).
La felicità e l' amore stanno nell' imperfezione di un gesto, talvolta è preferibile esprimere qualcosa senza una precisa intenzione, quasi per caso, distrattamente.
Marai ci consegna un piccolo gioiello, di introspezione, suspance, psicologia, confondendo tracce e memoria, affrescando la quotidianità di un uomo inseguito dal proprio destino, tormentato dalla voce della coscienza, da un quid che sfugge a lui stesso, prolungando l' attesa in un dialogo notturno che è confessione e ricerca, sovvertendo ruoli e personaggi, reale ed immaginario, colpevoli ed innocenti.
È una scrittura precisa, introspettiva, profonda, che dosa parole e significati, in una chiarezza e semplicità sconcertanti. La fine di questo iter mentis ci lascia sfiniti, dubbiosi su un viaggio in prevalenza ipnotico ma, per certi aspetti, tremendamente reale.
Nel frattempo una sola certezza, la notte è finita e comincia il giorno, un altro giorno.

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Divorzio a Buda 2015-02-21 15:18:23 bluenote76
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bluenote76 Opinione inserita da bluenote76    21 Febbraio, 2015
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Sempre grande Marai

Il trentottenne magistrato Kristof Komives è chiamato ad esaminare la causa di divorzio fra il giovane medico Imre Greiner e Anna Fazekas.
Il giudice ricorda di aver conosciuto entrambi anni prima: il medico è un suo coetaneo e con Anna egli ha avuto un incontro terminato con l'impressione che la donna avesse qualcosa da dirgli. Poi il magistrato, fidanzatosi prima e sposatosi poi, aveva completamente dimenticato quel lontano episodio.
In realtà la causa di divorzio non avrà luogo.
Questo romanzo, è un'anticipazione del il successivo capolavoro "Le Braci". Mi è piaciuto molto e mi ha dato ulteriori elementi per apprezzare la forza evocativa dei due grandi romanzi già letti (Le braci e La donna giusta).
Kristof, il protagonista, riflette sui costumi del suo tempo, sui valori tramandati che lui stesso osserva scrupolosamente, con convinzione, come se la vita fosse una missione, un dovere da compiere, e naturalmente nel migliore dei modi.
E', in realtà tormentato dai dubbi, e le nevrosi si somatizzano sotto forma di improvvise vertigini, che lo rendono fragile, di cui si vergogna come fosse un segno di debolezza. Kristof, nonostante tutto però non può che ammettere che la vita è più complessa e contraddittoria di quanto non la si possa incanalare nelle rassicuranti guide del diritto e del dovere.

E poi, ecco, l'irruzione nella sua vita di un ex compagno di studi, di un'amicizia più volte sul punto di nascere ma mai compiuta, e di una ragazza che una sera sembrava volesse dirgli qualcosa ma non la disse. Frammenti di vita che si cristalizzeranno, condizionando tutti loro in un triangolo amoroso dove la passione ricacciata, repressa, mai vissuta porterà ad un drammatico epilogo.

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Divorzio a Buda 2013-04-15 16:41:46 Mario Inisi
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Mario Inisi Opinione inserita da Mario Inisi    15 Aprile, 2013
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Ragione e sentimento

Questi libro inizia con un racconto un po' meno avvincente dei soliti di Marai: la storia di un giudice, della sua vita, e del suo felice matrimonio. Sappiamo, da poche righe all'inizio della storia, che il giudice dovrà presiedere la causa di divorzio di un vecchio compagno di scuola e della moglie, Anna Fazekas, di cui sembra ricordarsi a malapena. La parte migliore della storia inizia da metà libro, da quando cioè il vecchio amico irrompe in casa del giudice,( contravvenendo già solo per questo alle normali regole), dichiarando di aver ucciso la moglie e di aver bisogno di un giudice imparziale. Da lì parte il racconto dell'uomo,uno dei soliti bellissimi e sorprendenti monologhi alla Marai, nel quale tutte le certezze del lettore e del giudice si ribaltano. Alla fine non si capirà più chi è la vittima, chi il colpevole e chi il giudice in un pirandelliano ribaltamento di prospettiva. L'inizio non è dei migliori ma la seconda parte vale tutto il libro. Davvero notevole. In un certo senso vengono riproposti alcuni, ma solo alcuni, dei temi delle braci, in particolare quello del tradimento e della ineffabilità dei sentimenti. Marai spinge il suo monologo alle soglie dell'indicibile sconcertando giudice e lettore, costringendoli a guardare alla propria vita in modo diverso. Di notte l'irrazionale potrebbe irrompere in qualunque momento e devastare quanto la ragione ha costruito con ordine alla luce del sole della fede e/o del buon senso.

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Altri Marai
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Divorzio a Buda 2012-01-08 21:31:02 andrea70
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andrea70 Opinione inserita da andrea70    08 Gennaio, 2012
Ultimo aggiornamento: 08 Gennaio, 2012
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Razionalità vs. Passione

Marai scava nell'animo umano , negli interrogativi , nel conflitto interiore tra quanto ci si apetta dai personaggi e quello che è il loro desiderio , nelle questioni morali della società, con una attenzione ed una sensibilità davvero rare.
Come nel capolavoro "Le Braci" abbiamo un triangolo amoroso, in questo caso i protagonisti ne sono assolutamente inconsapevoli.
Per buona parte del romanzo Marai costruisce l'ideale della ragione, del rigore morale, delle rigide regole della vita borghese, nei panni del giudice Kristof Komives .
Ci racconta la sua scalata come fosse un'ascesa ad un trono di giudice ma anche di ultimo paladino di una certa moralità. Il giudice viene incaricato di sciogliere il vincolo matrimoniale di due persone che ha conosciuto anni prima : un vecchio compagno di studi (il dotor Greiner) ed una donna bellissima incontrata casualmente (Anna Fazekas).
Ma Kristof non dovrà mai emettere quella sentenza perchè una sera rientrando a casa trova ad attenderlo il dottor Greiner, il quale, durante un monologo serrato e travolgente gli farà una confessione sconvolgente e una domanda, la cui risposta costringerà il rigido giudice a guardare dentro di sè forse per la prima volta dopo molto tempo.
Se ne "Le Braci" i temi erano il tradimento e l'amicizia qui abbiamo la critica alla falsità della società borghese, la passione a confronto con la razionalità, i sentimenti nascosti perchè non consoni a quanto ci si aspetta da noi , la passione come un vento impetuoso che puoi ignorare per lungo tempo ma che alla fine esplode perchè non la puoi semplicemente chiudere a chiave. Meno "immediato" de "Le Braci" ma ugualmente bello.

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