Gli occhiali di Heidegger Gli occhiali di Heidegger

Gli occhiali di Heidegger

Letteratura straniera

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La trama e le recensioni di Gli occhiali di Heidegger, romanzo di Thaisa Frank edito da Neri Pozza. La seconda guerra mondiale sta per finire, e con essa anche il folle sogno nazista di dominio germanico e affermazione, col ferro e il fuoco, della pura razza ariana. Manca poco alla caduta di Berlino e al tragico epilogo del regime, col suicidio del Fuehrer e di Goebbels. In un luogo segreto, tuttavia, la vita sembra seguire il suo corso normale per Elie Schachten. Figlia di cattolici polacchi, Elie ha tratti perfettamente conformi agli standard ariani e un accento tedesco impeccabile. Si trova lì perché fa parte del selezionato gruppo della Briefaktion. Ogni giorno lei e i suoi compagni ricevono montagne di lettere provenienti dalla Iranische Strasse 65 di Berlino, dove Goebbels ha deciso di convogliare tutta la “posta giudea”, lettere che vengono da Auschwitz, Buchenwald e altri lager, missive indirizzate ai parenti in cui i prigionieri mentono pietosamente magnificando le condizioni dei campi, o lettere spedite da parenti e conoscenti lontani in attesa di risposta. Elie e i suoi compagni ritoccano, riscrivono le lettere magnificando ancor più la vita nei campi e la “tranquillità” del “soggiorno”, o inventano le risposte. Elie e i suoi compagni, infatti, sono scrivani del nazismo, impiegati nell'opera di occultamento della verità da parte del regime. Un giorno però un imprevisto sconvolge la vita del gruppo della Briefaktion. Dalla Iranische Strasse 65 viene recapitata una lettera scritta dall'illustre filosofo Martin Heidegger al suo ottico ebreo, al quale il filosofo chiede un paio di occhiali nuovi perché i suoi si sono rotti. La lettera è dettagliata, piena di riferimenti a trascorsi comuni e contiene una serie di domande e numerose osservazioni. L'ottico è ad Auschwitz e il problema della Briefaktion è come rispondere al celebre filosofo senza farsi scoprire e mettere a repentaglio la vita di tutto il gruppo. Magnifico e commovente romanzo, “Gli occhiali di Heidegger” getta luce su un aspetto drammatico dell'Olocausto: le lettere dei prigionieri dei campi.

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Gli occhiali di Heidegger 2011-01-03 23:52:25 jashiner
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jashiner Opinione inserita da jashiner    04 Gennaio, 2011
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Un tantino deludente

E' proprio vero che la copertina non fa il monaco.
Il libro mi ha leggermente deluso sia a livello stilistico che a livello di contenuti.

Per quanto riguarda i contenuti, mi aspettavo un'approfondimento e un coinvolgimento maggiore per quanto riguarda la filosofia di Heidegger. Non mi aspettavo livelli universitari, ma ciò che è stato menzionato sfiora la sterile citazione -qualche frase qua e là, niente di più-

Per quanto riguarda lo stile, leggevo che l'autrice insegna Scrittura Creativa in un'università americana, ma leggendo trovo poche immagini suggestive e una storia che si siede dopo qualche pagina, riprendendosi solo verso la fine, per poi scadermi nuovamente.

Carina l'idea di fondo, ma poteva essere sviluppata in modo decisamente migliore.
Da leggere, perchè no, ma senza alcuna aspettativa.

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Gli occhiali di Heidegger 2010-12-31 11:17:59 Jan
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Jan Opinione inserita da Jan    31 Dicembre, 2010
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Un'occasione persa.

La Frank diverrà una buona scrittrice, a parer mio.
In questo momento, però, la sua carica applicativa è ancora molto acerba.
Il libro parte bene,l'antefatto heideggeriano è veramente pregevole e raffinato, ma dalla centesima pagina in poi il ritmo si spegne e si cade nei riferimenti ad altre, più alte, opere di riferimento.
La caricaturizzazione eccessiva del regime nazista, l'invenzione di colpi di teatro assolutamente incredibili e l'evitamento, per di più, della descrizione dei caratteri dei numerosi personaggi fanno, di questo testo, qualcosa di incompiuto.
Thaisa Frank non si fermarà qui,lo ripeto.
Ma deve imparare, in numerosi punti, a migliorarsi.
Da un certo punto in poi il ritmo del narrato, come è tipico dei principianti, tende a stancarsi.
Per non parlare dello strano connubio fra Storia e ... fantascienza.
Peccato.

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