L'incantatrice di Firenze L'incantatrice di Firenze

L'incantatrice di Firenze

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La trama e le recensioni di L'incantatrice di Firenze, romanzo di Salman Rushdie edito da Mondadori. Un misterioso viaggiatore dai capelli biondi arriva a Sikri, sede della corte Mogol, e chiede udienza al sovrano Jalalluddin Muhammed Akbar, detto Akbar il Grande. Lo straniero afferma di venire da una sconosciuta, remotissima città di nome Firenze e di avere una storia tanto meravigliosa quanto veritiera da raccontare: una storia che lega i destini della misteriosa capitale d'Occidente da cui proviene a quelli della discendenza del monarca indiano. Inizia così un racconto che, unendo una pirotecnica inventiva a una minuziosissima documentazione, si snoda tra figure storiche gigantesche, una fra tutte Machiavelli, e vede tra i protagonisti l'enigmatica Qara Köz, Madama Occhi Neri, principessa destinata a sconvolgere con la sua esotica e rara bellezza la raffinata corte medicea. Quanto c'è di vero nel racconto del viaggiatore, il quale afferma di non essere altri che il figlio di Qara Köz? E se ciò che racconta è vero, che ne è stato della principessa? Non si tratterà invece di un bugiardo che, in quanto tale, merita solo la morte? Dopo il successo di Shalimar il clown, torna uno dei massimi autori angloindiani viventi con un romanzo che indaga con magistrale sapienza i mille, inesplorati legami che uniscono una delle massime stagioni storiche europee, il Rinascimento florentino, a una delle corti più splendide d'Asia, immortalata all'apice della sua fioritura.

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L'incantatrice di Firenze 2011-08-11 13:28:10 runxever
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runxever Opinione inserita da runxever    11 Agosto, 2011
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Tutto il mondo è paese

Se arrivi alla fine del libro e non ti viene spontaneo dire che ti è piaciuto, allora c’è qualcosa che non va.
E’ qualcosa che va al di là dell’opinione personale o del gusto.
Questo è un piatto cucinato con maestria, con ingredienti di prima qualità miscelati in una preparazione sopraffina. Eppure scollinata la metà, non vedi l’ora che finisca.
Procedi da una pagina all’altra sentendo quei sapori che, da soli, sono squisiti, ma che non amalgamano. E, dopo l’ultimo boccone, ti rimane la sensazione di non averlo capito. (E qui l’allegoria traballa).
Insomma, viene fuori la solita smania dei superscrittori di stupire ambientando le loro storie in contesti storici molto ben resi. Viene fuori lo sforzo quasi ossessivo dell’autore di dirci che, in fondo, tra religione e superstizione non vi è gran differenza e che, in sostanza, entrambe conducono l’umanità verso una sorta di ineluttabile follia.
Come voler significare: prendi Firenze o prendi l’Indostan, ritroverai le stesse deviazioni, le stesse anomalie.
C’è una frase, molto bella, che spero di riportare fedelmente: “Il problema degli uomini non è che siano così diversi, ma che siano così uguali”. Ecco: mentre ripenso al romanzo, mi rimane questa assoluta verità, e la sensazione che non servissero quasi quattrocento pagine per comunicarla.

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L'incantatrice di Firenze 2010-11-14 00:26:37 patty81
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patty81 Opinione inserita da patty81    14 Novembre, 2010
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C'era una volta

Un misterioso viaggiatore arriva alla corte del grande Akbar portando con sè un la storia di un segreto:chi è l'incantatrice di Firenze?Si tratta davvero della principessa Occhi Neri?E cosa c'entrano tre amici fiorentini,tra i quali spicca il torbido Machiavelli,con la storia del misterioso viaggiatore? in forma di racconto,come in una favola delle Mille e una notte,il fiorentino svela all'imperatore il mistero del presunto legame che li unirebbe,saltando da un continente all'altro, dalla Firenze rinascimentale,alla Costantinopoli dominata dai turchi.
La documentazione storica è più che curata,la trama accattivante, l'unica pecca è la scorrevolezza:i periodi troppo lunghi e la quasi assenza di paragrafi rendono difficoltoso seguire la vicenda,ma vale la pena arrivare alla fine,perché la curiosità cresce man mano con la storia.
Consiglio di leggerlo a piccole dosi,senza full immersion come facciamo in tanti:solo così potrà essere apprezzato in pieno.

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100 anni di solitudine
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