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La bambina che salvava i libri

La bambina che salvava i libri

Letteratura straniera

Autore Markus Zusak

Editore

Casa editrice Frassinelli


La trama e le recensioni di La bambina che salvava i libri, romanzo di Markus Zusak edito da Frassinelli. Fu a nove anni che Liesel iniziò la sua brillante carriera di ladra. Certo, aveva fame e rubava mele, ma quello a cui teneva veramente erano i libri, e più che rubarli li salvava. Il primo fu quello caduto nella neve accanto alla tomba dove era stato appena seppellito il suo fratellino. Stavano andando a Molching, vicino a Monaco, dove li aspettavano i loro genitori adottivi. Il secondo, invece, lo sottrasse al fuoco di uno dei tanti roghi accesi dai nazisti. A loro piaceva bruciare tutto: case, negozi, sinagoghe, persone... Piano piano, con il tempo ne raccolse una quindicina, e quando affidò la propria storia alla carta si domandò quando esattamente la parola scritta avesse incominciato a significare non solamente qualcosa, ma tutto. Accadde forse quando vide per la prima volta la libreria della moglie del sindaco, un'intera stanza ricolma di volumi? Quando arrivò nella sua via Max Vandenburg, ex pugile ma ancora lottatore, portandosi dietro il "Mein Kampf" e infinite sofferenze? Quando iniziò a leggere per gli altri nei rifugi antiaerei? Quando s'infilò in una colonna di ebrei in marcia verso Dachau? Ma forse queste erano domande oziose, e ciò che realmente importava era la catena di pagine che univa tante persone etichettate come ebree, sovversive o ariane, e invece erano solo poveri esseri legati da spettri, silenzi e segreti.

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Come le piume di un pulcino

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9 persone su 9 hanno trovato questa recensione utile

Un libro delicato e morbido "come le piume di un pulcino" ma con la forza della Vita narrata dalla Morte.
I temi sono quelli del nazismo e del razzismo, nella cornice della seconda guerra mondiale. Ma non lasciatevi ingannare.

La trama ti avvolge come una coperta di lana, calda ma ruvida, la voce narrante ti fa vivere il sentimento della pietà, i protagonisti sono così ben delineati che ti sembra di averli accanto e di conoscerli.
La prospettiva è un punto di forza: da una parte la Morte, impersonificata in un modo completamente diverso rispetto a come ci viene insegnata ora: una Morte intesa come Angelo, l'angelo della morte, un ruolo che "è uno sporco lavoro ma qualcuno lo deve pur fare".
Altra prospettiva, quella della protagonista principale, la bambina che vive la durezza della guerra con i suoi occhi, incantati e disincantati insieme. E che in mezzo al dramma, alla fame, al freddo, alla povertà, alla morte dei suoi cari, al pericolo (anche consapevole), continua ad essere una bambina forte, che non si lascia rubare la sua infanzia. Ma che anzi dona.

Unico neo: la traduzione italiana del titolo del libro: Liesel i libri li RUBAVA, li aveva SEMPRE RUBATI, li RUBAVA PER SE', anche quando le erano stati offerti. Non li salvava. Perché un personaggio così non poteva rinunciare alle proprie passioni e alle proprie idee, anche a costo di rischiare in prima persona.

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Consigliato a chi ha letto... Il diario di Anna Frank
 

La bambina che *rubava* i libri

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Opinione inserita da Chiara
19 Luglio, 2011
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12 persone su 12 hanno trovato questa recensione utile

Questo libro mi è piaciuto molto: sia l'idea originale di avere la Morte come narratore; sia la storia, decisamente toccante; sia la prospettiva: i tedeschi vittime del regime nel loro stesso Paese. La bambina è un personaggio molto ben riuscito, a mio parere: è reale nei suoi pensieri e nelle sue reazioni, così come i personaggi che la circondano.
Contesto decisamente la scelta del traduttore e/o dell'editore di modificare il titolo, che in originale è "The Book Thief", ovvero "La Ladra Di Libri" - titolo peraltro mantenuto letteralmente in francese, tedesco e spagnolo.
Basta leggere il libro per chiedersi il perché di tale scelta, visto che la bambina i libri li ruba, non li salva affatto.
La recensione più sopra probabilmente opera un tentativo di giustificare questa traduzione errata, asserendo che "più che rubarli li salvava". Non è vero. Il primo libro viene rubato all'apprendista becchino, che lo aveva accidentalmente fatto cadere nella neve del cimitero. Il secondo libro viene rubato al rogo e, sebbene questo gesta possa effettivamente far pensare a un salvataggio, l'intenzione della bambina è di rubarlo. Per non parlare di tutti quelli che seguono, che vengono rubati con premeditazione e organizzazione.
Credo che i lettori italiani si meritino più fiducia dagli editori.

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La morte racconta...

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7 persone su 8 hanno trovato questa recensione utile

La storia di una bambina ambientata in una tragica e triste Germania nazista viene narrata da un "personaggio" insolito, la morte. Una morte "umanizzata" che prova sentimenti e a volte anche simpatie nei confronti di noi esseri umani.
Questo libro riporta anche la storia di un ebreo fuggiasco e di un’ ordinaria cittadina tedesca durante la seconda guerra mondiale.
Da questo libro mi aspettavo qualcosa di più, purtroppo non ho trovato la profondità che mi aspettavo, anche se, la lettura risulta comunque piacevole.
Il libro è carino ma non ho amato i molteplici titoli, sottotitoli e titoletti che interrompono, a mio avviso, la fluidità del racconto.

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bambina che salvava i libri

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6 persone su 6 hanno trovato questa recensione utile

E' la Morte "in persona" la voce narrante di questo libro, è lei a raccontarci la storia di Liesel, bimba tedesca con cui si trova ad avere a che fare troppo presto e in troppe occasioni... Sul nascere della Seconda Guerra Mondiale la bimba viene data in affidamento ad una coppia dopo aver perso il fratellino, e sul luogo della sua sepoltura raccoglie il primo di una serie di libri che la accompagneranno durante la crescita, l' amicizia con il vicino di casa , l' amore per il padre, la conoscenza con una persona speciale e , chiaramente, la guerra e la sua distruzione... Probabilmente mi aspettavo di + da questo romanzo, ma è comunque una lettura che consiglio per l' affetto che suscitano i protagonisti, su tutti Max, Rudy e Papà, e le pagine che descrivono la "sfilata" degli ebrei verso i campi di concentramento non sono certo le prime o le migliori, ma mettono comunque i brividi...

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