Oggi avrei preferito non incontrarmi
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Herta Müller è nata nel 1953 nel villaggio di lingua tedesca di Nitzkydorf, nel Banato rumeno, regione al confine fra Serbia, Romania e Ungheria. Dopo gli studi di Letteratura all’Università di Timişoara, trova lavoro come traduttrice in un’azienda, ma in seguito al rifiuto di diventare un’informatrice della polizia segreta è costretta a lasciarlo, e da allora sarà vessata dalle autorità rumene. Fa il suo esordio nel 1982 con la raccolta di racconti Bassure, uscita censurata in Romania. Nel 1987 è costretta a emigrare dopo aver pubblicamente criticato la dittatura rumena, e si trasferisce a Berlino, dove vive tuttora. Nel 2009 ha vinto il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: “Ha saputo descrivere il panorama dei diseredati con la forza della poesia e la franchezza della prosa”. In Italia sono stati pubblicati Bassure (Editori Riuniti 1987), Il paese delle prugne verdi (Keller 2008), Lo sguardo estraneo (Sellerio 2009) e In viaggio su una gamba sola (Marsilio 1992, 2009).
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Ultimo aggiornamento: 22 Giugno, 2011
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Oggi avrei preferito non incontrarmi
Una non precisata città rumena, ai tempi del regime di Ceausescu e una convocazione, l'ennesima, da parte della polizia politica. Per la protagonista del romanzo, una giovane donna, l'ingresso nel grigio palazzo del potere, “giovedì alle dieci in punto” che potrebbe non avere un'uscita. Un interrogatorio con un infido personaggio del regime che ha in mano il destino della sua vita. Tutto questo fa perdere il sonno, fa aggrapparsi a rituali e a piccole cose che devono portano fortuna, che dovranno far sì che l'interrogatorio vada bene e il viaggio in tram, più di un'ora, per arrivare alla convocazione, aiuta a rivivere tutta la propria vita, dai racconti del nonno sul lager che portò via la nonna, alla scoperta dell'amante del padre, una sua coetanea, al primo matrimonio fallito, al rapporto con Paul, che si divide fra lei e l'alcol, ma fatto anche di sprazzi di felicità, di amore. La sua amica Lilli, uccisa mentre tentava di attraversare illegalmente il confine con l'Ungheria. La fabbrica, con le invidie, le dilazioni, le paure.
Herta Muller, attraverso il viaggio nel tram, che simbolicamente diventa l'intera vita della protagonista, ci offre un ritratto crudo quanto efficace della dittatura di Ceausescu. Un racconto permeato di dolore. Una città, una società, un'esistenza grigie, soffocate dalla dittatura e una voglia opposta di essere comunque felici e di vivere, nel vero senso della parola. Tutto, in questo tram, dal ricordo del passato al presente, ogni personaggio e cosa è simbolo e metafora dell'oppressione. La Muller rende talmente bene il clima che si respirava nella Romania di Ceausescu che durante la lettura del libro, mi sono sembrate grigie anche queste nostre assolate giornate estive.









