Tropico del Capricorno Tropico del Capricorno

Tropico del Capricorno

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La presentazione e le recensioni de "Tropico del Capricorno", romanzo di Henry Miller edito da Mondadori. Pubblicato per la prima volta a Parigi nel 1939, questo romanzo fu bandito come "immorale" negli Stati Uniti e ne fu vietata la pubblicazione fino al 1961. Miller narra vicende autobiografiche nella New York degli anni venti, con particolare attenzione al periodo in cui lavorò per una compagnia telegrafica, chiamata col nome fantomatico "Cosmodemonic", in realtà uno pseudonimo per riferirsi all'esistente Western Union. Viene dipinta una società allo sbando, vista con occhio lucido e disincantato, e la narrazione è inframmezzata da episodi dell'infanzia e della giovinezza del protagonista, il tutto condito dalle numerose avventure erotiche del protagonista, ora descritte con un certo cinismo, ora con ironia, a volte sconfinando in toni visionari. Salutato come capolavoro da scrittori come Orwell e Durrell, costituisce tuttora un caso letterario interessante, vera e propria rivelazione per alcuni lettori, sconvolgente e scandaloso per altri.

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Tropico del Capricorno 2010-12-07 11:53:47 Indigowitch
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Indigowitch Opinione inserita da Indigowitch    07 Dicembre, 2010
Ultimo aggiornamento: 09 Dicembre, 2010
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Uno dei libri della mia vita

"Ero io il mio peggior nemico. Nulla c'era che volessi fare e potessi anche non fare."

"Non ho mai aiutato nessuno aspettandomi che ciò gli facesse del bene; lo aiutavo perché non ero capace di fare altrimenti".

Non inizio mai una recensione con delle citazioni, ma trovandomi di fronte a un'opera difficile da descrivere,non ho potuto fare altrimenti.Queste due frasi,e non solo, sono state per me come uno squarcio di luce nel buio.
Leggendo queste pagine sono stata travolta da una cronaca di vita impietosa, di un'esistenza allo sbando vuoi per la condizione di un'epoca (siamo quasi al crollo di Wall Street), vuoi per la natura stessa del protagonista, che non pretende di rendersi simpatico al lettore,né vuole dargli lezioni di alcun tipo.
Così come non c'è una morale, non c'è neppure un' "anti-morale".
Miller mette a disposizione una parte della sua esistenza con precisione chirurgica,senza compiacimento e senza orpelli.
Le tanto chiacchierate scene di sesso non sono mai gratuite.
Se devo essere sincera ho apprezzato anche l'ironia con la quale vengono tratteggiate.
Il sesso in Miller non è mai accoppiato al sentimento, né lui ha intenzione di farcelo credere.
Triste? Sì, ma onesto.
Spesso il sesso è fame di vita,desiderio di sfuggire per pochi istanti allo squallore di un'esistenza priva di luce, di speranza, di ideali.
Può diventare un momento visionario,ed è lì che l'oscenità presunta di Miller si dissolve in un'atmosfera onirica che, almeno per me, pochi scrittori oggi riuscirebbero a replicare.
Può essere anche metafora di malattia e di morte,perché in Miller non c'è spazio per il patinato,per la stucchevole fisicità dei nostri giorni, così avulsa dal reale.
Ma Miller non è solo "lo scrittore tacciato di oscenità".
E' anche un autore dalla notevole padronanza stilistica,con una cultura più profonda di quanto voglia far sembrare.
Quando descrive l'umanità che lo circonda, nel periodo di lavoro per la società telegrafica, tra orari di lavoro impossibili, corruzione, impiegati completamente scoppiati, gente con ogni sorta di croce che cerca di elemosinare un lavoro...
Insomma, siamo così sicuri di essere negli anni Venti?
Lo consiglio caldamente, ma solo a chi è disposto a leggere senza pregiudizi. Astenersi stomaci deboli.

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Tropico del Cancro, romanzi di Bukowski.
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